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Rischio e volatilità: capire i ribassi prima di viverli

Rischio e volatilità non sono la stessa cosa: quanto scendono davvero azioni e obbligazioni, come misurare la tua tolleranza e cosa fare nei ribassi.
Rischio e volatilità: capire i ribassi prima di viverli

In breve

  • La volatilità dice quanto un investimento può oscillare nel breve; il rischio è la probabilità concreta di perdere valore o di non arrivare all’obiettivo.
  • Le azioni mondiali hanno perso più del 30% nel 2020 e circa la metà nel 2008; nel 2022 sono scese anche le obbligazioni. Succede, e succederà ancora.
  • La tolleranza al rischio si misura prima del crollo, non durante: studia, non rischiare più di quanto puoi e segui una strategia che ti fa stare tranquillo.

Quando si parla di rischio negli investimenti, quasi tutti pensano a una cosa sola: «quanto può scendere». È una parte della risposta, ma non la più importante. Il rischio vero non è vedere il portafoglio in rosso per qualche mese; è non avere i soldi quando servono, o venderli nel momento sbagliato perché la paura ha deciso al posto nostro. Nel marzo del 2020 il mio portafoglio ha perso circa il 35% in poche settimane. Non è stato piacevole, ma sapevo già cosa avrei fatto, e l’ho fatto. Questa guida serve a questo: capire la differenza tra volatilità e rischio, sapere quanto scendono davvero azioni e obbligazioni, misurare la tua tolleranza prima del prossimo ribasso e avere un piano quando arriverà.

Rischio e volatilità non sono la stessa cosa

La volatilità è un indicatore: misura quanto il prezzo di un investimento può variare in un dato periodo, in su e in giù. Un’azione che in un anno passa da 100 a 80 e poi a 120 è volatile. Un titolo di Stato a breve scadenza che si muove tra 99 e 101 lo è poco. La volatilità si calcola, si trova nelle schede dei prodotti, si confronta.

Il rischio è un’altra cosa: è la probabilità concreta che quell’investimento perda di valore in modo durevole, o che non ti restituisca ciò che ti aspettavi quando ne avrai bisogno. Un’azione molto volatile di un’azienda solida può oscillare per anni e finire più in alto di dove era partita; un’obbligazione poco volatile di un emittente che poi fallisce può stare ferma a 100 per mesi e poi non rimborsare nulla. La prima ha alta volatilità e rischio moderato; la seconda bassa volatilità e rischio altissimo. Confondere le due cose porta a un errore classico: scambiare «non oscilla» per «è sicuro».

C’è poi un rischio silenzioso che non compare in nessun grafico: quello di non fare niente. Lasciare i risparmi fermi per vent’anni non ha volatilità, ma ha un rischio certo, l’inflazione, che ne riduce il potere d’acquisto anno dopo anno. Ne parlerò in un articolo dedicato; qui basta ricordare che «zero oscillazioni» non significa «zero rischio».

Quanto scendono davvero azioni e obbligazioni

Per non farsi sorprendere bisogna conoscere la storia. I numeri qui sotto sono ordini di grandezza, arrotondati, riferiti agli indici azionari mondiali dei Paesi sviluppati e agli indici obbligazionari governativi dell’area euro; le cifre esatte variano con la valuta e con l’indice scelto, ma la lezione non cambia.

EpisodioAzioni mondiali (dal massimo al minimo)Obbligazioni governative euroTempo per recuperare (azioni)
Bolla tecnologica, 2000-2003circa -50%in rialzocirca 6-7 anni
Crisi finanziaria, 2007-2009circa -55%in rialzocirca 5-6 anni
Pandemia, febbraio-marzo 2020circa -34% in cinque settimanequasi fermecirca 6 mesi
Rialzo dei tassi, 2022circa -20%circa -15/-20%, con le scadenze lunghe oltre -25%circa 1-2 anni
Ordini di grandezza da indici MSCI World e indici obbligazionari governativi euro, in valuta locale. Il passato non indica il futuro: serve solo a sapere cosa è già successo.

Due cose saltano all’occhio. La prima: un ribasso del 30-50% sulle azioni non è un evento eccezionale, è arrivato tre volte in vent’anni. Chi investe in azioni deve metterlo in conto come una tassa periodica sulla pazienza. La seconda: le obbligazioni di solito attutiscono, ma non sempre. Il 2022 ha ricordato a molti risparmiatori che anche un portafoglio «prudente» pieno di titoli di Stato può perdere il 15% quando i tassi salgono in fretta. Conosco più di una persona che aveva messo quasi tutto in BTP a lunga scadenza, convinta di aver scelto la sicurezza, e si è ritrovata con un rendimento misero e una perdita in conto capitale. Non erano titoli sbagliati: erano aspettative sbagliate.

Il rischio che conta: non arrivare all’obiettivo

La domanda giusta non è «quanto può scendere?» ma «cosa succede se scende proprio quando mi servono i soldi?». Un ribasso del 35% su un capitale che userai tra vent’anni è un fastidio; lo stesso ribasso sui soldi dell’anticipo per la casa che devi versare tra sei mesi è un disastro. È per questo che l’orizzonte temporale decide quanto rischio puoi permetterti: il tempo è l’unico strumento che trasforma una perdita temporanea in una parentesi.

Il rischio diventa permanente in due modi. Quando l’investimento non recupera mai, come una singola azienda che fallisce o un titolo senza sottostante reale. Oppure quando siamo noi a renderlo permanente, vendendo sul minimo. Il primo caso si evita diversificando e verificando cosa si compra; il secondo si evita solo con la preparazione, perché nel momento del panico nessuna spiegazione razionale funziona più.

Come misurare la tua tolleranza, prima del crollo

Quando ti rivolgi a un intermediario, la normativa europea (MiFID) impone un questionario sulla tua situazione finanziaria, sulle conoscenze, sugli obiettivi e sulla capacità di sopportare le perdite. Molti lo compilano in fretta come fosse una scocciatura. È un errore: è lo strumento più serio che esista per rispondere alla domanda che conta, cioè quanto puoi permetterti di perdere. Se non hai un intermediario davanti, puoi comunque farti le stesse domande, che riguardano tre cose diverse.

  • Capacità. Quanto puoi perdere senza che la tua vita cambi: dipende da reddito, stabilità del lavoro, spese fisse, debiti, fondo di emergenza. È un fatto, non un’opinione.
  • Volontà. Quanto riesci a sopportare psicologicamente. Se un -20% ti toglie il sonno, la tua quota azionaria è troppo alta, qualunque cosa dica un grafico.
  • Necessità. Quanto rischio ti serve davvero per raggiungere l’obiettivo. Chi ha già abbastanza non ha bisogno di correre; chi parte tardi per la pensione non può permettersi di stare fermo.

L’esercizio che consiglio è lo stesso che ho descritto nella guida per chi inizia: prendi la cifra che investirai e immaginala dimezzata sull’estratto conto. Osserva la reazione, non il ragionamento. Quella reazione è la tua tolleranza.

Un esempio con i numeri: tre portafogli, due tempeste

Prendiamo 10.000 euro divisi in tre modi diversi e vediamo cosa succede in due scenari ispirati al passato: un crollo azionario con obbligazioni ferme (come nel 2020) e un anno in cui scende tutto (come nel 2022). Ipotesi semplificate, senza costi né tasse.

PortafoglioAzioni -35%, obbligazioni 0%Azioni -20%, obbligazioni -15%
100% azioni6.500 € (-35%)8.000 € (-20%)
60% azioni, 40% obbligazioni7.900 € (-21%)8.200 € (-18%)
30% azioni, 70% obbligazioni9.050 € (-9,5%)8.350 € (-16,5%)
Valori arrotondati. Nel secondo scenario il portafoglio «prudente» perde quasi quanto quello aggressivo: la diversificazione tra azioni e obbligazioni aiuta spesso, non sempre.

C’è un secondo conto che vale la pena fare, perché è controintuitivo: la percentuale che serve per tornare in pari dopo una perdita è sempre più grande della perdita stessa.

Perdita subitaRialzo necessario per recuperare
-10%+11%
-20%+25%
-35%+54%
-50%+100%

Questa tabella è il vero argomento a favore della prudenza: non «guadagnare di più», ma evitare le perdite da cui è matematicamente difficile risalire. È anche il motivo per cui una delle regole più citate di Warren Buffett suona così banale, «regola numero uno: non perdere soldi», ed è invece così difficile da rispettare.

Vendere nel panico: il costo vero

Nella mia esperienza: marzo 2020 e la vendita di un amico

Il ribasso più forte che ho vissuto è stato quello della pandemia: circa -35% sul mio portafoglio in poche settimane. Non ho venduto niente. Ho fatto l’unica cosa che avevo deciso in anticipo, cioè ribilanciare: l’oro in quel momento era salito e pesava più del previsto, così ne ho spostata una parte sulle azioni, che erano scese. Non perché sapessi che sarebbero risalite, ma perché il piano diceva così. Sei mesi dopo il portafoglio era tornato in pari e la parte spostata aveva fatto la differenza.

Un amico, nello stesso periodo, in preda al panico ha venduto un ETF azionario sul minimo. La perdita era diventata reale. Abbiamo però limitato il danno sfruttando un dettaglio fiscale che quasi nessuno conosce: vendendo in perdita si realizza una minusvalenza, che si può usare per abbattere le tasse su guadagni futuri, entro quattro anni. Con un’avvertenza importante, tutta italiana: le minusvalenze rientrano nei «redditi diversi», mentre i guadagni degli ETF e dei fondi sono «redditi di capitale», e le due categorie non si compensano tra loro. La sua perdita sull’ETF non poteva quindi essere recuperata con i guadagni di un altro ETF, ma solo con plusvalenze da azioni singole, ETC, certificati o strumenti simili. Un cerotto, non una cura: la cura sarebbe stata non vendere.

La regola per dormire la notte

Se dovessi riassumere tutto in una frase, sarebbe questa: studia, non rischiare più di quanto puoi e segui una strategia che ti fa stare tranquillo. In pratica significa cinque cose.

  1. Tieni un fondo di emergenza fuori dal portafoglio. È ciò che ti evita di vendere per un imprevisto.
  2. Decidi la quota di azioni in base alla tolleranza, non al rendimento sperato. La quota giusta è quella che regge un -35% senza che tu cambi idea.
  3. Scrivi cosa farai nel prossimo ribasso. Continuare il piano di accumulo, ribilanciare, non toccare niente: qualunque cosa, ma scritta prima.
  4. Guarda il portafoglio poco. Chi controlla ogni giorno vede il doppio dei ribassi e la metà della crescita; una revisione trimestrale basta.
  5. Non scambiare «fermo» per «sicuro». Anche l’inerzia ha un prezzo, e lo paghi in silenzio.

Domande frequenti

Esiste un investimento senza rischio?

No. Anche i titoli di Stato più solidi hanno un rischio di tasso, e la liquidità ferma ha il rischio inflazione. Esistono investimenti con rischi diversi, non investimenti senza rischi: il lavoro consiste nello scegliere quelli che puoi sopportare.

Un portafoglio che oscilla poco è sempre migliore?

Dipende dall’obiettivo. Per un capitale che serve tra due anni, sì. Per la pensione tra trent’anni, un portafoglio troppo tranquillo rischia di non crescere abbastanza: la bassa volatilità di oggi diventa il rischio di domani.

Ho già venduto in perdita: cosa posso fare?

Verifica se la perdita ha generato una minusvalenza fiscale e con quali guadagni futuri puoi compensarla, ricordando che i guadagni di ETF e fondi non valgono. Poi, soprattutto, decidi oggi la regola per il prossimo ribasso, così da non ripetere la stessa scelta.

Ogni quanto devo controllare quanto rischio sto correndo?

Una volta l’anno, o quando cambia qualcosa di importante nella tua vita: un figlio, un mutuo, un nuovo lavoro. La tolleranza al rischio non è fissa; il portafoglio deve seguirla, non il contrario.

Fonti e aggiornamenti

  • Consob, educazione finanziaria: rischio, rendimento e questionario di profilatura MiFID: consob.it/web/investor-education
  • MSCI, schede e serie storiche dell’indice MSCI World: msci.com
  • Banca d’Italia, «L’economia per tutti», schede su rischio e diversificazione: economiapertutti.bancaditalia.it
  • Agenzia delle Entrate, tassazione dei redditi di natura finanziaria (redditi di capitale e redditi diversi): agenziaentrate.gov.it
  • Benjamin Graham, L’investitore intelligente, capitolo 8: il «signor Mercato» e le oscillazioni di prezzo.

Ultimo aggiornamento: 11 settembre 2026 · Testo di Eros Benedetti, consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF. I dati storici sono ordini di grandezza e gli esempi hanno ipotesi semplificate: leggi le avvertenze.

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Immagine di Eros Benedetti

Eros Benedetti

Consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF (delibera n. 2616 del 27/11/2024). Scrivo guide e costruisco calcolatori per aiutarti a capire i soldi senza fretta e senza fregature.

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