In breve
- Gli ETF tematici comprano le società di un’idea (intelligenza artificiale, energia pulita, robotica) invece di tutto il mercato: nascono quasi sempre quando il tema è già di moda, e i prezzi lo sanno già.
- I dati: in 15 anni solo il 9% dei fondi tematici è sopravvissuto e ha battuto l’azionario globale, il 55% è stato chiuso (Morningstar); gli ETF specializzati perdono circa il 30% aggiustato per il rischio nei primi cinque anni dal lancio (Ben-David e altri).
- Possono avere un senso come piccola fetta «satellite» di un portafoglio già diversificato, con una regola scritta prima: se andasse male, il piano non deve cambiare.
Gli ETF tematici sono il modo più elegante per fare una scommessa chiamandola investimento. Con un ETF tematico compri il futuro che ti convince, l’intelligenza artificiale, l’energia pulita, la robotica, senza dover scegliere le singole aziende: sembra il meglio dei due mondi. Io un settoriale l’ho comprato, sul tecnologico, in un momento di correzione, ed è andata bene; proprio per questo diffido di chi racconta queste operazioni come una regola, perché i dati dicono che di solito finiscono male. In questo articolo spiego cosa sono gli ETF tematici e settoriali e perché piacciono tanto, perché «il tema è giusto» non significa «l’investimento rende», il problema del tempismo e cosa dicono gli studi, i costi e le sovrapposizioni con l’indice mondiale, quando possono avere un senso e con quale peso, con un esempio che confronta un tema caldo e l’indice mondiale.
Cosa sono gli ETF tematici e settoriali?
Sono ETF che comprano solo le società di un settore (tecnologia, sanità, energia) o di un’idea trasversale (intelligenza artificiale, acqua, difesa) invece di tutto il mercato. Sono strumenti regolamentati come gli altri ETF, ma concentrati, più cari e lanciati quasi sempre quando il tema è già di moda: per questo, in media, rendono meno dell’indice mondiale.
Un ETF sull’indice mondiale compra, in proporzione al loro valore, le grandi società quotate di tutti i settori e di tutti i paesi sviluppati. Un ETF settoriale ne prende una fetta definita dalla classificazione ufficiale dei settori: informatica e tecnologia, sanità, energia, finanza. Un ETF tematico va oltre: costruisce un indice su misura attorno a un’idea trasversale, per esempio l’intelligenza artificiale, l’acqua, l’invecchiamento della popolazione o i criteri sociali e ambientali, e ci mette dentro le società che, secondo le regole di chi lo ha disegnato, ci guadagneranno. Sono strumenti legittimi, quotati e trasparenti come gli altri ETF: fondi UCITS regolati dalle norme europee, che replicano indici costruiti da fornitori come MSCI o STOXX. Il problema non è cosa sono, ma come vengono usati.
Piacciono per tre ragioni molto umane. La prima: raccontano una storia, e una storia si ricorda meglio di un indice. La seconda: danno l’impressione di aver capito qualcosa del mondo e di poterla trasformare in soldi, senza il lavoro di analizzare bilanci. La terza: fanno sentire in anticipo. Nessuno si emoziona comprando «tutto il mercato»; molti si emozionano comprando «il futuro». È proprio questa emozione che i numeri, come vedremo, fanno pagare.
«Il tema è giusto» non significa «l’investimento rende»
Prendi il tema più giusto della storia recente: internet. Nel 2000 chiunque avesse detto «internet cambierà il mondo» aveva ragione, e in modo più radicale di quanto immaginasse. Eppure chi ha comprato l’indice tecnologico americano sul picco del marzo 2000 ha rivisto quel livello solo nel 2015: quindici anni per tornare a zero, con un tema perfettamente azzeccato. Perché? Perché il prezzo non paga «il tema è vero», paga «il tema è più vero di quanto il mercato già pensa». Nel 2000 il mercato pensava già tutto, e anche di più. Intanto molte delle società che dovevano vincere sono sparite, e le vincitrici vere sono arrivate anni dopo, spesso con nomi che nel 2000 non esistevano.
Un amico mi ha dato la versione moderna della stessa lezione, a rovescio. Agli inizi dell’intelligenza artificiale ha comprato azioni Nvidia, perché sosteneva che sarebbe stata forse l’unica azienda a «vendere pale» in una corsa all’oro. Ha avuto molta ragione. Ma l’ha avuta a dispetto di un rischio considerevole: aveva puntato su un’azienda sola, in un settore dove i vincitori cambiano in fretta, e sarebbe bastato un concorrente, una regolamentazione, un ciclo negativo per trasformare l’intuizione giusta in una perdita. Il risultato è stato ottimo; il processo era una scommessa. Confondere le due cose è l’errore più caro che si possa fare, perché ti convince di avere un metodo.
Il tempismo e i dati: arrivano quando il tema è già caro
Il ciclo di vita di un ETF tematico è quasi sempre lo stesso. Un tema comincia a rendere, i giornali ne parlano, la domanda cresce, l’industria lancia il prodotto per soddisfarla, e il prodotto arriva quando le società del tema sono già salite e già care. Uno studio pubblicato nel 2023 sulla Review of Financial Studies (Ben-David, Franzoni, Kim e Moussawi) lo misura: gli ETF «specializzati», tematici e settoriali, perdono in media circa il 30% aggiustato per il rischio nei primi cinque anni dal lancio, circa 4 punti l’anno, proprio perché nascono quando i titoli del tema sono sopravvalutati, e con una volatilità più alta. Non è sfortuna: è il modello di business.
Morningstar, nel suo rapporto sui fondi tematici globali del 2025, guarda il lungo periodo: nei 15 anni fino a metà 2024 solo il 9% dei fondi tematici è sopravvissuto e ha battuto l’azionario globale; il 55% è stato chiuso. A tre anni ne batte il mercato il 9%, a un anno il 22%. E c’è un secondo strato di danno, quello del tempismo di chi compra: nei cinque anni a giugno 2023 i fondi tematici hanno reso in media il 7,3% l’anno, ma l’investitore medio che li ha usati ha ottenuto solo il 2,4%, perché è entrato dopo il rialzo e uscito dopo il ribasso. Quasi cinque punti l’anno persi non dal prodotto, ma dal comportamento. Il tema attira i soldi quando è caldo, e i soldi arrivano tardi per definizione.
Concentrazione, costi e sovrapposizioni con l’indice mondiale
Un ETF tematico ha dentro poche decine di società, spesso piccole e spesso dello stesso paese, legate alla stessa idea: se l’idea si raffredda, scendono tutte insieme. È il contrario della diversificazione di cui parlo in diversificazione: cos’è davvero: lì il punto è possedere cose che non si muovono all’unisono, qui il punto è possedere cose che si muovono all’unisono, perché è quello che stai comprando.
Poi ci sono i costi. Il costo annuo di un ETF tematico è in genere parecchie volte quello di un ETF sull’indice mondiale. Ipotizziamo 0,5% contro 0,2%: su 10.000 euro che rendessero il 6% lordo l’anno per vent’anni, la differenza è di circa 1.700 euro. Non è quello che ti rovina, ma è un pedaggio pagato per una concentrazione che, in media, non ha reso. E c’è la sovrapposizione: le grandi società tecnologiche americane che riempiono un ETF sul settore tecnologico o sull’intelligenza artificiale sono già in cima all’indice mondiale, come racconto in cosa c’è dentro gli indici che tutti comprano. Comprare il tema significa spesso raddoppiare il peso di ciò che possiedi già di più, pagandolo di più.
ETF sull’intelligenza artificiale: il caso di scuola di oggi
Gli ETF sull’intelligenza artificiale sono l’esempio perfetto di tutto quello che ho scritto finora. Dentro ci trovi le stesse grandi società dell’informatica e dei semiconduttori che occupano già le prime posizioni dell’indice mondiale, più una coda di aziende piccole e care, scelte perché nel nome compare la parola giusta. Il risultato è un doppione concentrato del pezzo più caro del portafoglio, con un costo annuo più alto e una volatilità maggiore. Se «conviene»? La risposta è quella dell’internet del 2000: il tema è vero, il prezzo lo sa già, e i vincitori di domani probabilmente non sono ancora quotati.
Quando possono avere un senso (e con quale peso)
Dico come faccio io, senza vestirlo da metodo. I settoriali li uso «a sentimento», cioè in base a quello che mi aspetto dal mercato: se un settore è in correzione e non vedo presupposti di crisi vera, posso valutare di entrarci con una parte del capitale. È una scelta discrezionale, ogni caso è diverso, e funziona per me solo per due ragioni: la fetta è piccola, e il resto del portafoglio non dipende da come va. Se togli una delle due condizioni, la stessa operazione diventa una scommessa sul portafoglio intero.
Tradotto in regole per chi legge: un tematico ha senso solo come «satellite» di un nucleo già diversificato, fatto di ETF azionari globali e obbligazionari; mai come nucleo. Il peso lo decide una domanda: se questa fetta dimezzasse domani, cambierebbe qualcosa nei miei piani? Se la risposta è sì, è troppo grande. Poi serve una regola scritta prima di comprare: quanto, per quanto tempo, cosa mi farebbe vendere, e la promessa di non aggiungere soldi «perché sta andando bene»: il versamento di ogni mese va al nucleo, non al satellite. Chi non riesce a scriverla, di solito, non sta investendo in un tema: sta inseguendo una moda, che è l’argomento di un articolo in uscita tra qualche giorno.
Un esempio con i numeri: tema caldo contro indice mondiale
Ipotizziamo 10.000 euro per cinque anni, senza costi e tasse per semplicità. L’indice mondiale rende un 6% l’anno costante (ipotesi didattica, non una previsione). Per il tema caldo immagino due strade possibili, entrambe con l’andamento a strappi tipico di questi strumenti: quella che delude, con un buon primo anno e poi un crollo del 40%, e quella che funziona, con due anni forti e una correzione.
| Fine anno | Indice mondiale (+6% l’anno) | Tema che delude | Tema che funziona |
|---|---|---|---|
| 1 | 10.600 € | 11.500 € (+15%) | 12.000 € (+20%) |
| 2 | circa 11.240 € | 6.900 € (−40%) | 15.000 € (+25%) |
| 3 | circa 11.910 € | circa 7.250 € (+5%) | 13.500 € (−10%) |
| 4 | circa 12.620 € | circa 8.690 € (+20%) | circa 15.530 € (+15%) |
| 5 | circa 13.380 € | circa 9.560 € (+10%) | circa 17.080 € (+10%) |
Le due colonne di destra sono entrambe plausibili, ed è questo il punto: il tema che funziona fa +71% e batte l’indice di parecchio, quello che delude chiude a −4% dopo cinque anni in cui l’indice ha fatto +34%. Prima di comprare non sai quale ti toccherà; gli studi ti dicono solo che la colonna centrale è molto più frequente di quella di destra, e che chi compra dopo il primo anno buono, come fa la maggioranza, parte dal punto peggiore. Se poi il tema che funziona lo hai comprato con una fetta piccola, il suo +71% pesa poco sul totale; se lo hai comprato con una fetta grande, sei stato fortunato. Meglio saperlo.
Nella mia esperienza: il settoriale che è andato bene
L’unico strumento di questo tipo che ho comprato è stato un ETF settoriale sul tecnologico, in un momento particolare: il settore era andato in correzione e volevo approfittarne, perché non vedevo presupposti di una crisi vera in quel comparto. È andata bene. Ma lo racconto con una cautela precisa: è andata bene una volta, con una fetta piccola, dentro un portafoglio che per il resto non è cambiato di una virgola. Se avessi ragionato allo stesso modo con metà del capitale, oggi non sarei qui a scrivere che è stata una buona idea, sarei qui a raccontare una lezione.
Quando mi chiedono «ma l’intelligenza artificiale è il futuro, no?», rispondo che sì, è diventata un compagno irrinunciabile per quasi tutto, me compreso. Ma non facciamoci incantare troppo: se è vero che l’IA è un grande aiutante, è anche vero che va subordinata a un controllo umano costante, e lo stesso vale per i soldi che ci mettiamo sopra. Che un tema sia il futuro non dice nulla sul prezzo a cui lo stai comprando, né su quali aziende ci guadagneranno davvero.
Errori da evitare
- Comprare il tema dopo l’anno in cui tutti ne parlano. È il momento in cui il prezzo incorpora già la storia. Il gap di quasi cinque punti l’anno tra fondo e investitore nasce qui.
- Scambiare una previsione sul mondo per una previsione sui prezzi. Internet nel 2000 era la previsione giusta; comprarla sul picco è costato quindici anni.
- Fare del tematico il nucleo del portafoglio. Poche società, stesso settore, stessa sorte. Il nucleo è l’indice mondiale; il tema, se c’è, è un satellite.
- Collezionare temi. Cinque ETF tematici non fanno diversificazione: fanno cinque scommesse, spesso sulle stesse società, con cinque costi.
- Aggiungere soldi perché «sta andando bene». È l’opposto del ribilanciamento, e trasforma una fetta piccola in una grande proprio quando è più cara.
Domande frequenti
Gli ETF tematici rendono di più di un ETF sull’indice mondiale?
In media no. Nei 15 anni fino a metà 2024 solo il 9% dei fondi tematici globali è sopravvissuto e ha battuto l’azionario globale (Morningstar). Alcuni fanno molto meglio, molti vengono chiusi; il problema è che non si sa prima quali.
Quali sono i migliori ETF tematici?
Gli elenchi dei «migliori» guardano i rendimenti passati, e nei tematici il primo di un anno è spesso l’ultimo dei tre successivi, perché il tema si è già scaldato. Se proprio vuoi sceglierne uno, guarda il costo annuo, il numero di società, la sovrapposizione con l’indice mondiale che hai già e da quanti anni esiste; e tienilo come satellite.
Quanto del portafoglio si può mettere in ETF tematici?
Una fetta tale che, se dimezzasse, non cambierebbe nulla nei tuoi piani. Il numero preciso dipende da te; il criterio no. E va deciso prima di comprare, insieme alla regola su quando vendere.
Che differenza c’è tra ETF settoriali e tematici?
Il settoriale segue una classificazione standard dei settori (tecnologia, sanità, energia) ed è di solito più ampio e più stabile. Il tematico segue un’idea costruita da chi lo emette, spesso più stretta, più recente e più costosa. Il rischio di tempismo vale per entrambi, ma cresce con la novità del tema.
ETF tematici su acqua, difesa o energia pulita: hanno senso?
Sono temi veri, e proprio per questo sono già cari quando l’ETF arriva sul mercato, di solito dopo un anno di titoli sui giornali. Valgono le regole di qualsiasi tematico: fetta piccola, regola scritta prima, nessun versamento aggiuntivo «perché sta andando bene». Nessun tema merita un’eccezione.
L’intelligenza artificiale è il futuro: non conviene investirci?
Ci stai già investendo: le grandi società che la sviluppano sono in cima all’indice mondiale. Un ETF dedicato aggiunge concentrazione e costi a un’esposizione che hai già, e la aggiunge quando il tema è caro. Che l’IA sia il futuro non dice nulla sul prezzo a cui la compri.
Fonti e aggiornamenti
- Morningstar, «Global Thematic Fund Landscape 2025» (sopravvivenza e rendimenti dei fondi tematici a 1, 3 e 15 anni; gap tra rendimento del fondo e dell’investitore): morningstar.com
- Ben-David I., Franzoni F., Kim B., Moussawi R. (2023), «Competition for Attention in the ETF Space», Review of Financial Studies 36(3): academic.oup.com
- Robert Shiller, «Irrational Exuberance» (2000, ed. it. «Euforia irrazionale»): come i temi diventano bolle.
- Consob, educazione finanziaria, «Gli strumenti finanziari» e finanza comportamentale: consob.it/web/investor-education
- Banca d’Italia, «L’economia per tutti», schede sulla diversificazione e sul rischio: economiapertutti.bancaditalia.it
Ultimo aggiornamento: 16 ottobre 2026 · Testo di Eros Benedetti, consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF. Gli esempi hanno ipotesi semplificate a scopo didattico: leggi le avvertenze.
Eros Benedetti
Consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF (delibera n. 2616 del 27/11/2024). Scrivo guide e costruisco calcolatori per aiutarti a capire i soldi senza fretta e senza fregature.


