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Asset allocation: come dividere azioni e obbligazioni in base a età e obiettivi

Asset allocation spiegata bene: perché conta più dei prodotti, come decidere la quota di azioni e obbligazioni, tre profili a confronto e l’errore italiano.
Asset allocation: come dividere azioni e obbligazioni in base a età e obiettivi

In breve

  • L’asset allocation è la divisione del patrimonio tra azioni, obbligazioni, liquidità e altri beni: spiega la gran parte di come si comporterà il portafoglio, molto più della scelta dei singoli prodotti.
  • La quota di azioni non la decide una formula: la decide la tua tolleranza al rischio, e poi l’orizzonte. Con l’età, di solito, crescono le obbligazioni.
  • L’errore più comune in Italia: troppi titoli di Stato e troppe case, spesso nemmeno messe a reddito. Anche quelle fanno parte dell’allocazione.

L’asset allocation è la decisione più importante che prende un investitore, ed è quasi sempre quella a cui dedica meno tempo. Si discute per settimane di quale strumento comprare e per cinque minuti di quanto metterci, in che proporzione rispetto al resto, con quale orizzonte. Eppure è proprio la proporzione tra azioni, obbligazioni, liquidità e altri beni a decidere quanto il portafoglio salirà negli anni buoni e, soprattutto, quanto scenderà in quelli cattivi. In questo articolo spiego cos’è l’asset allocation e perché pesa così tanto, come si decide la quota azionaria, come cambia con l’età, e metto a confronto tre profili con i numeri. Ti racconto anche come sto costruendo la mia, verso un traguardo preciso.

Cos’è l’asset allocation e perché conta più dei prodotti

Asset allocation significa ripartizione del patrimonio tra le classi di attività: azioni, obbligazioni, liquidità e, per chi le ha, oro, materie prime, immobili. Si esprime in percentuali, «60% azioni e 40% obbligazioni» per esempio, e viene prima di qualsiasi scelta di prodotto: prima decidi quanto vuoi in azioni, poi con cosa comprarle.

Perché conta così tanto? Uno studio classico degli anni Ottanta sui grandi fondi pensione americani ha stimato che la ripartizione tra classi di attività spiegava circa il 90% delle oscillazioni dei rendimenti nel tempo; la scelta dei singoli titoli e il tentativo di azzeccare i momenti giusti spiegavano il resto. Il dato è stato discusso e rifinito per decenni, ma la sostanza regge: due portafogli con la stessa allocazione e prodotti diversi si comportano in modo simile; due portafogli con gli stessi prodotti e allocazioni diverse si comportano in modo completamente diverso. Un 90/10 e un 30/70, entrambi fatti con ottimi ETF, non hanno niente in comune nel 2008.

Le variabili: prima la tolleranza, poi tutto il resto

Molte guide propongono formule per calcolare la quota di azioni a partire dall’età. Il mio punto di vista è più semplice e più scomodo: la quota azionaria la decide la persona, attraverso la propria tolleranza al rischio. Non un algoritmo, non un consulente, non un articolo. Le formule possono dare un punto di partenza, ma se il risultato è una quota che ti fa vendere al primo -25%, è la quota sbagliata, per definizione.

La tolleranza va misurata come ho descritto in rischio e volatilità: capacità economica di perdere, volontà psicologica di sopportare, necessità di rischio per arrivare all’obiettivo. Poi entrano le altre variabili, che correggono il punto di partenza.

  • Orizzonte. Più è lontano il momento in cui userai i soldi, più azioni puoi permetterti, perché hai tempo per assorbire i ribassi.
  • Reddito e stabilità del lavoro. Chi ha un reddito sicuro può tenere più rischio nel portafoglio; chi vive di lavori discontinui ha già abbastanza incertezza nella vita.
  • Patrimonio complessivo. Chi ha già molto non ha bisogno di correre; chi parte tardi non può permettersi di stare fermo.
  • Obiettivi con una data. Un portafoglio può avere più «scomparti»: quello per la pensione con più azioni, quello per la casa tra cinque anni con quasi nessuna.

Il sentiero: più obbligazioni con l’età

C’è una regola di buon senso che vale per quasi tutti: man mano che ci si avvicina al momento in cui i soldi serviranno, il portafoglio dovrebbe diventare più tranquillo. Il motivo è un rischio preciso, quello della sequenza dei rendimenti. Un -40% a trent’anni è una parentesi: continui a versare, il tempo lavora, il ribasso diventa un’occasione. Lo stesso -40% l’anno prima della pensione, quando smetti di versare e inizi a prelevare, è una ferita che non si rimargina, perché prelevi da un capitale dimezzato e non hai più tempo per aspettare.

Il sentiero non deve essere meccanico, e non deve iniziare troppo presto: spostare tutto in obbligazioni a cinquant’anni, con altri trent’anni davanti, significa rinunciare a molta crescita per proteggersi da un rischio ancora lontano. Ma la direzione è chiara, e va scritta oggi, non decisa il giorno del primo crollo.

Tre profili a confronto

La tabella mostra tre allocazioni didattiche per tre età, coerenti con il sentiero appena descritto. Non sono raccomandazioni: sono esempi di come l’allocazione cambia con l’orizzonte, da adattare alla tolleranza di ciascuno. Il fondo di emergenza resta fuori, in liquidità, in tutti e tre i casi. La voce «altro» può essere oro o altri beni reali, per chi li vuole.

ProfiloAzioniObbligazioniAltro (oro, beni reali)Orizzonte
25 anni, pensione lontana80%10%10%oltre 35 anni
45 anni, a metà strada55%35%10%circa 20 anni
60 anni, pensione vicina35%55%10%meno di 10 anni
In pensione25%70%5%fase di prelievo
Esempi didattici. Le percentuali reali dipendono dalla tolleranza al rischio di ciascuno, non dall’età in sé.

Un esempio con i numeri: la stessa tempesta, tre barche

Applichiamo ai tre profili due anni ispirati al passato e un’ipotesi di rendimento medio di lungo periodo. Nel primo scenario, simile al 2008, le azioni perdono il 40%, le obbligazioni guadagnano l’8% e l’oro il 5%. Nel secondo, simile al 2022, azioni -20%, obbligazioni -15%, oro +6%. Nel terzo, ipotesi di lungo periodo con azioni al 6% annuo, obbligazioni al 2,5% e oro al 3%. Ipotesi didattiche, non previsioni.

ProfiloAnno tipo 2008Anno tipo 2022Rendimento medio atteso (ipotesi)
25 anni (80/10/10)-30,7%-16,9%5,4% l’anno
45 anni (55/35/10)-18,7%-15,7%4,5% l’anno
60 anni (35/55/10)-9,1%-14,7%3,8% l’anno
Nel 2008 l’allocazione ha fatto tutta la differenza; nel 2022, con obbligazioni in caduta, l’ha fatta molto meno. Il prezzo della tranquillità si vede nell’ultima colonna.

Due lezioni. La prima: la profondità della caduta la decide l’allocazione, non il prodotto. Il venticinquenne perde tre volte il sessantenne nello scenario 2008, e ha il tempo per permetterselo. La seconda: il 2022 ricorda che le obbligazioni non sono un airbag garantito, come ho spiegato in diversificazione; ecco perché, nella tabella, c’è anche una piccola quota di beni diversi da azioni e obbligazioni.

Oro, casa e liquidità: dove stanno

Un errore frequente è pensare all’asset allocation solo per i «titoli» e dimenticare tutto il resto. Io includo nel conto anche gli altri beni, oltre ai titoli, e ne monitoro il valore di mercato periodicamente: l’oro, che sia fisico o tramite strumenti quotati, e gli immobili, a partire dalla casa in cui si vive. Non per venderli, ma per sapere qual è la vera ripartizione del patrimonio. Per moltissime famiglie italiane la casa vale più di metà di tutto ciò che possiedono: chi ha una casa da 250.000 euro e 50.000 euro di ETF azionari non ha un portafoglio «tutto azionario», ha un patrimonio per l’83% immobiliare. Cambia tutto, a partire da quanto rischio può permettersi sulla parte finanziaria.

La liquidità, infine, ha due ruoli e due posti. Il fondo di emergenza sta fuori dall’allocazione: è un’assicurazione, non un investimento, e va dimensionato come ho scritto in dove parcheggiare la liquidità. Una eventuale quota di liquidità dentro il portafoglio, invece, è una scelta di allocazione come le altre: serve a comprare quando il resto scende.

L’errore italiano: troppi BTP e troppe case

Se dovessi indicare l’errore di allocazione che vedo più spesso, non avrei dubbi: troppi titoli di Stato italiani e troppi immobili, spesso nemmeno messi a reddito. I due errori hanno la stessa radice, la fiducia in ciò che si conosce, e lo stesso difetto: concentrano il patrimonio, il lavoro e la vita nello stesso Paese. Un portafoglio fatto di BTP a lunga scadenza sembra prudente finché i tassi non salgono; poi, come è successo a più di una persona che conosco, scopre insieme un rendimento misero e una perdita in conto capitale, per aver scambiato un’obbligazione lunga per un deposito. E una seconda casa vuota non è un investimento: è un costo, tra tasse, manutenzione e capitale immobilizzato, che rende zero e si vende con fatica.

Nella mia esperienza: verso il 70% di obbligazioni

La mia allocazione cambia in un modo solo: con l’avanzare dell’età aumento il peso delle obbligazioni riducendo in proporzione quello degli altri asset. Ho un traguardo preciso, far coincidere il pensionamento con un portafoglio obbligazionario al 70%, e un sentiero per arrivarci, fatto di piccoli aggiustamenti e non di grandi svolte. Non è la ricetta giusta per tutti: è quella coerente con la mia tolleranza e con il mio orizzonte. Conto anche ciò che non è un titolo, oro compreso, e ne aggiorno il valore periodicamente, perché un’allocazione che ignora metà del patrimonio non è un’allocazione, è un’illusione ben ordinata.

Errori da evitare

  • Decidere l’allocazione in base al rendimento sperato. Si decide in base a quanto puoi perdere, il rendimento viene di conseguenza.
  • Cambiarla a ogni notizia. L’allocazione si rivede una volta l’anno o quando cambia la vita, non quando cambia il telegiornale.
  • Ignorare casa e oro. Fanno parte del patrimonio; se non li conti, la parte finanziaria è più concentrata di quanto pensi.
  • Diventare prudenti troppo presto o troppo tardi. Il sentiero verso le obbligazioni va percorso, non saltato.
  • Confondere BTP e liquidità. Un titolo lungo oscilla; la liquidità no. Servono a cose diverse.

Domande frequenti

Esiste una percentuale di azioni giusta per la mia età?

No: esiste quella coerente con la tua tolleranza e il tuo orizzonte. L’età aiuta a stimare l’orizzonte, ma due quarantenni con lo stesso stipendio possono avere allocazioni molto diverse, e avere ragione entrambi.

Ogni quanto va rivista l’asset allocation?

Una volta l’anno, per verificare che sia ancora quella decisa e riportarla in linea se i mercati l’hanno spostata; e ogni volta che cambia qualcosa di importante nella vita. Di come rimetterla in ordine parlerò nell’articolo sul ribilanciamento.

La casa in cui vivo conta nell’allocazione?

Sì, almeno per sapere com’è fatto davvero il patrimonio. Non la venderai per ribilanciare, ma sapere che pesa il 70% del totale cambia il modo in cui guardi il restante 30%.

Un portafoglio 100% azioni ha senso?

Per chi è molto giovane, ha un reddito stabile, un fondo di emergenza solido e ha già dimostrato a sé stesso di reggere un -35% senza vendere, può averlo. Per tutti gli altri, la tabella dei tre profili spiega perché una quota di altro rende il viaggio sopportabile.

Fonti e aggiornamenti

  • Gary Brinson, Randolph Hood e Gilbert Beebower, «Determinants of Portfolio Performance», Financial Analysts Journal, 1986: lo studio sul peso dell’allocazione nelle oscillazioni dei rendimenti.
  • Banca d’Italia, indagine sui bilanci delle famiglie italiane e statistiche sulla ricchezza delle famiglie (peso degli immobili): bancaditalia.it
  • Consob, educazione finanziaria, «Asset allocation e pianificazione»: consob.it/web/investor-education
  • Ray Dalio, Principles e i testi sul portafoglio «All Weather»: l’idea di costruire l’allocazione per reggere scenari economici diversi.
  • Investopedia, voce «Asset Allocation»: investopedia.com

Ultimo aggiornamento: 17 settembre 2026 · Testo di Eros Benedetti, consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF. Le allocazioni sono esempi didattici, non raccomandazioni personalizzate: leggi le avvertenze.

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Immagine di Eros Benedetti

Eros Benedetti

Consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF (delibera n. 2616 del 27/11/2024). Scrivo guide e costruisco calcolatori per aiutarti a capire i soldi senza fretta e senza fregature.

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