In breve
- Con un’azione scommetti su un’azienda; con un ETF compri un mercato. Il rischio della singola azienda è quello che il mercato non ti paga per correre.
- Le singole azioni hanno senso solo per chi conosce a fondo bilancio, concorrenza, mercato e management, e ha tempo per seguirli.
- Se vuoi provarci lo stesso: al massimo il 3% del portafoglio per ogni azione. Così anche un fallimento totale non ti cambia la vita.
Azioni o ETF: è la domanda che divide più di tutte chi inizia a investire, e di solito viene posta male, come se fosse una scelta tra due squadre. Non lo è. Un’azione e un ETF sono strumenti con lavori diversi, rischi diversi e, soprattutto, richieste diverse verso chi li compra. Io ho tenuto per qualche anno una piccola parte del portafoglio in azioni singole e oggi non ci investo più, non perché sia andata male ma perché ho capito quanto lavoro serve per farlo bene. In questo articolo spiego cosa cambia davvero tra i due, cos’è il rischio specifico, chi può permettersi le singole azioni, e qual è il «recinto» che consiglio a chi vuole provare comunque.
Cosa cambia tra comprare un’azione e un ETF
Comprando un’azione diventi socio di un’azienda: partecipi ai suoi utili, sotto forma di dividendi e di crescita del prezzo, e alle sue disgrazie. Il risultato dipende da quella azienda: dai suoi prodotti, dai suoi concorrenti, dal suo bilancio, dalle decisioni di chi la guida, dalle mode del mercato in cui opera. Comprando un ETF azionario, come ho spiegato in cosa sono gli ETF, compri in un colpo solo centinaia o migliaia di aziende: il risultato dipende dall’andamento medio di tutte, e nessuna singola storia può rovinarti.
Ci sono altre differenze pratiche. L’ETF ha un costo di gestione annuo, piccolo ma presente; l’azione no. L’azione può pagare dividendi che devi gestire e tassare uno a uno; l’ETF li raccoglie e, se ad accumulazione, li reinveste. Ma la differenza vera è un’altra: il tempo. Un ETF su un indice ampio si compra e si tiene; un’azione si compra, si segue, si rivaluta a ogni trimestrale, si vende quando la tesi non regge più. Chi non ha voglia di fare questo lavoro non sta scegliendo tra azioni ed ETF: sta scegliendo tra investire e sperare.
Rischio specifico e rischio di mercato
Immagina di avere un ristorante in una città. Il tuo incasso dipende da due cose: da come va l’economia della città, se la gente esce a cena o resta a casa, e da come va il tuo ristorante, se il cuoco è bravo, se apre un concorrente di fronte, se ti arriva un’ispezione. La prima parte è il rischio di mercato: colpisce tutti i ristoranti insieme, non lo puoi evitare, e infatti chi investe viene ripagato nel tempo per sopportarlo. La seconda è il rischio specifico: riguarda solo te. Se possiedi un solo ristorante te lo prendi tutto; se ne possiedi una quota di cento, in cento città diverse, gli incidenti dei singoli si compensano e ti resta solo l’andamento generale.
Il punto scomodo è questo: il rischio specifico non viene ripagato. Il mercato non ti dà un rendimento extra per esserti concentrato su un’azienda sola, perché quel rischio avresti potuto eliminarlo gratis diversificando, come ho spiegato in diversificazione. Te lo prendi e basta, sperando che la tua analisi sia migliore di quella di tutti gli altri. Un risparmiatore che conosco aveva concentrato una parte importante dei propri risparmi su un grande gruppo di telecomunicazioni, un nome che sembrava eterno: quando il titolo è crollato non è stato il mercato a punirlo, è stata quella singola storia. Nello stesso periodo un ETF azionario globale ha continuato a fare il suo.
Chi può permettersi le singole azioni
Dovrebbe comprare azioni singole chi conosce alla perfezione l’azienda e il mercato su cui sta investendo. Non è una frase fatta: significa aver letto il bilancio e saperlo interpretare, conoscere la concorrenza e capire perché quell’azienda dovrebbe batterla, sapere in che fase è il mercato in cui opera, aver capito la visione di chi la guida e, non da ultimo, avere un’idea di quanto vale il titolo rispetto a quello che si paga. Si investe in una singola azione quando si ha una certezza interna sulla solidità di quella scelta, costruita con lo studio, non con un titolo di giornale.
C’è poi un dato che consiglio di tenere a mente prima di sentirsi più bravi della media. Uno studio molto citato sui titoli americani dal 1926 in poi ha mostrato che la maggioranza delle azioni, prese singolarmente, nel corso della loro vita ha reso meno di un titolo di Stato a breve, e che tutta la ricchezza creata dal mercato è concentrata in una piccola minoranza di aziende. Chi compra il mercato intero è sicuro di avere in portafoglio quelle poche; chi ne sceglie cinque deve sperare di averle azzeccate.
Il recinto: regole per chi vuole provare comunque
Se dopo tutto questo vuoi comunque provare, e lo capisco, perché studiare un’azienda è un modo eccellente per imparare come funziona il mondo, fallo dentro un recinto. Le regole che consiglio sono cinque.
- Al massimo il 3% del portafoglio per ogni singola azione, o meglio ancora meno se puoi. Così anche il fallimento totale di un titolo non costa troppo all’insieme, che per il principio di diversificazione potrebbe comunque chiudere in guadagno, pur rendendo meno del mercato.
- Il nucleo del portafoglio resta diversificato. Le azioni singole sono un satellite intorno a un centro fatto di strumenti ampi, non il centro.
- Scrivi la tesi prima di comprare. Perché questa azienda, cosa deve succedere perché guadagni, cosa ti farebbe cambiare idea. Se non sai riempire tre righe, non comprare.
- Rivaluta a ogni bilancio, non a ogni notizia. Il prezzo si muove ogni giorno; la tesi cambia ogni trimestre, al massimo.
- Accetta in anticipo di fare peggio del mercato. È l’esito statisticamente più probabile. Se non lo accetti, il recinto non reggerà al primo anno storto.
Un esempio con i numeri: quanto costa sbagliare
Prendiamo un portafoglio da 20.000 euro e vediamo cosa succede al totale se una singola azione va a zero, si dimezza o raddoppia, a seconda di quanto pesa. Il resto del portafoglio, per semplicità, resta fermo.
| Peso della singola azione | Se va a zero | Se si dimezza | Se raddoppia |
|---|---|---|---|
| 3% (600 €) | -3% | -1,5% | +3% |
| 10% (2.000 €) | -10% | -5% | +10% |
| 30% (6.000 €) | -30% | -15% | +30% |
| 100% (20.000 €) | -100% | -50% | +100% |
La riga del 3% è il recinto: puoi sbagliare completamente un’analisi e il portafoglio se ne accorge appena. Le righe sotto sono il motivo per cui le storie di chi ha «puntato tutto» finiscono raramente bene, e quando finiscono bene le senti raccontare al bar, mentre quelle finite male restano in silenzio. Ricorda anche, dall’articolo su rischio e volatilità, che dopo un -50% serve un +100% per tornare in pari: la simmetria della tabella è solo apparente.
Nella mia esperienza: le ho avute, e ho smesso
Per qualche anno una piccola parte del mio portafoglio è stata in azioni singole. Non è andata male, e proprio per questo la lezione è stata più chiara: per tenere quelle posizioni con criterio dovevo leggere bilanci, seguire trimestrali, rivedere le tesi, e il tempo che ci mettevo non era ripagato da un risultato migliore di quello del mercato. Oggi non ci investo più, e lo dico da persona che di investimenti si occupa ogni giorno: lo stock picking fai-da-te è da evitare se non si ha molta passione e molta esperienza.
Conosco però anche il caso opposto, e lo racconto perché è istruttivo. Un conoscente ha comprato le azioni di un grande produttore asiatico di elettronica dopo averle analizzate a fondo, con una piccola parte del suo portafoglio. La sua tesi era precisa: il lancio di una nuova generazione di smartphone pieghevoli, unito alla qualità che il marchio aveva costruito negli anni, avrebbe portato quote di mercato in più rispetto agli anni precedenti. Ha portato a casa un buon profitto. Ma è stato un caso di studio molto approfondito, con una tesi scritta, una quota contenuta e una scadenza per verificarla: tutto il contrario di «ho sentito che sale». La differenza tra i due modi di comprare un’azione è tutta lì.
Le tre domande da farsi prima di comprare un’azione
Se il recinto ti convince e vuoi provare, queste sono le tre domande a cui rispondere per iscritto prima di ogni acquisto. Non sostituiscono un’analisi vera, ma bastano a fermare gli acquisti fatti per sentito dire. Perché questa azienda guadagnerà di più tra cinque anni? Non «perché il titolo salirà», ma perché gli utili cresceranno: un prodotto, un mercato, un vantaggio sui concorrenti che riesci a spiegare in due frasi. Quanto sto pagando quegli utili? Il rapporto tra prezzo e utili, confrontato con quello dei concorrenti e con la storia dell’azienda, dice se stai comprando un buon business a un prezzo ragionevole o una bella storia a qualsiasi prezzo. Cosa mi farebbe vendere? Un calo degli utili per due trimestri, un cambio del management, un concorrente che rompe il vantaggio: scriverlo prima evita di deciderlo dopo, quando il prezzo scende e la tentazione è raccontarsi che «tornerà».
Se a una delle tre domande non sai rispondere, la risposta è già presa: quell’azienda la compri comunque, dentro un ETF, insieme ad altre mille, senza doverla capire. È il vantaggio più sottovalutato dello strumento: ti permette di possedere ciò che non hai il tempo di studiare. Le azioni singole sono per ciò che hai studiato davvero, come nel caso del mio conoscente e dei suoi smartphone pieghevoli, e anche allora con il 3% e una tesi scritta.
Errori da evitare
- Comprare un’azienda perché la conosci come cliente. Usare i suoi prodotti non è conoscerne il bilancio.
- Concentrarsi su uno o due titoli «sicuri». Nessun titolo è sicuro; anche i giganti crollano, e la storia italiana ne è piena.
- Comprare azioni italiane perché sono «vicine». È il rischio specifico più il rischio Paese, nello stesso pacchetto.
- Vendere al primo guadagno e tenere le perdite. È l’istinto più comune e più costoso: si tagliano i fiori e si annaffiano le erbacce.
- Confrontarsi con chi racconta solo i successi. Le storie dei guadagni rapidi hanno sempre un sopravvissuto come narratore.
Domande frequenti
Le azioni singole rendono più degli ETF?
Alcune sì, la maggior parte no, e non si sa in anticipo quali. Un ETF rende quanto il mercato, meno un piccolo costo; un portafoglio di azioni singole rende quanto le tue scelte, che statisticamente fanno peggio del mercato più spesso di quanto facciano meglio.
Posso avere sia azioni sia ETF?
Sì, ed è la struttura più sensata per chi vuole provare: un nucleo diversificato di ETF e un satellite di azioni singole entro il recinto del 3% per titolo. Il nucleo fa il lavoro, il satellite insegna.
Quante azioni servono per essere diversificati senza ETF?
Gli studi classici parlano di 20-30 titoli di settori e Paesi diversi per ridurre gran parte del rischio specifico. Seguirne trenta con il metodo descritto sopra è un lavoro a tempo pieno: è il motivo per cui esistono gli ETF.
Le azioni che pagano dividendi sono più sicure?
No. Il dividendo esce dal prezzo dell’azione, non è un regalo, e un’azienda in difficoltà può tagliarlo da un giorno all’altro. Dei dividendi, e di quando una strategia basata su di essi ha senso, parlerò in un articolo dedicato.
Fonti e aggiornamenti
- Hendrik Bessembinder, «Do Stocks Outperform Treasury Bills?», Journal of Financial Economics, 2018: lo studio sulla concentrazione della ricchezza creata dal mercato in poche aziende.
- Consob, educazione finanziaria, sezione sulle azioni e sul rischio specifico: consob.it/web/investor-education
- Borsa Italiana, guide sul mercato azionario e sulla lettura dei bilanci: borsaitaliana.it
- Benjamin Graham, L’investitore intelligente, capitoli 14 e 15: la selezione dei titoli per l’investitore difensivo e per quello intraprendente.
- Investopedia, voce «Unsystematic Risk»: investopedia.com
Ultimo aggiornamento: 16 settembre 2026 · Testo di Eros Benedetti, consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF. Gli esempi hanno ipotesi semplificate a scopo didattico: leggi le avvertenze.
- Tag: azioni, diversificazione, etf
Eros Benedetti
Consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF (delibera n. 2616 del 27/11/2024). Scrivo guide e costruisco calcolatori per aiutarti a capire i soldi senza fretta e senza fregature.


