In breve
- I CFD (contratti per differenza) sono strumenti derivati: con un intermediario scambi la differenza tra il prezzo di apertura e quello di chiusura di un’azione, un indice o una valuta, senza possederla, di solito con leva.
- Secondo CONSOB ed ESMA il 74-89 % dei conti dei clienti al dettaglio perde denaro con i CFD: per questo esistono limiti di leva (30:1 sulle coppie di valute principali, 5:1 sulle azioni, 2:1 sulle criptovalute), la chiusura automatica al 50 % del margine e la protezione dal saldo negativo.
- La mia posizione: usarli senza leva e con costi bassi può avere un senso limitato, per esempio per ribilanciare con cifre libere; restano però derivati con costi overnight e rischio di controparte, e la leva è il caso da evitare.
CFD: cosa sono, lo chiede chi ha visto una pubblicità con la scritta piccola «il 74-89 % dei conti al dettaglio perde denaro» e si è domandato perché un prodotto con quell’avvertenza sia legale. Li conosco da dentro: ho usato CFD senza leva su ETF come strumento di investimento passivo, per ribilanciare con le cifre che volevo, e ho visto un caro amico farsi male con uno schema di trading a leva copiato da un influencer. In questo articolo spiego cosa sono i CFD e come funzionano, dove si nascondono i costi tra leva, margine e spread, cosa dicono i dati di CONSOB ed ESMA sui rischi, un esempio con e senza leva, e cosa cambia rispetto a un ETF o a un’azione.
Cosa sono i CFD e come funzionano?
I CFD (contract for difference, contratti per differenza) sono strumenti derivati: un contratto con un intermediario in cui si scambia la differenza tra il prezzo di apertura e quello di chiusura di un’attività sottostante, come un’azione, un indice o una valuta, senza possederla. Si opera a margine, cioè con leva, e l’intermediario che fa il prezzo è anche la controparte.
Il meccanismo è semplice. Apri una posizione «lunga» se pensi che il prezzo dell’attività sottostante (in gergo, l’asset) salga o «corta» se pensi che scenda; quando la chiudi, incassi o paghi la differenza tra i due prezzi moltiplicata per la quantità: profitto se il prezzo si è mosso dalla tua parte, perdita altrimenti. Per aprirla versi solo una frazione del valore, il margine: con il 20 % controlli un’esposizione cinque volte più grande del capitale. Il resto è, di fatto, un prestito dell’intermediario, e come ogni prestito si paga.
La CONSOB, nel suo focus di educazione finanziaria, li definisce «prodotti derivati» il cui valore dipende dall’andamento di un’altra attività, «estremamente rischiosi» e per questo «non adatti alla maggior parte degli investitori»; ricorda anche che con l’effetto leva «il risultato dell’operazione (perdita o guadagno) può essere ben superiore all’importo versato come margine iniziale». Tre conseguenze pratiche: non sei proprietario di nulla, quindi niente dividendi diretti (solo rettifiche in conto) e niente diritti da azionista; il prezzo lo fa l’intermediario, che sta dall’altra parte del contratto; la posizione non ha scadenza, ma tenerla aperta costa ogni giorno.
Leva, margine e spread: dove si nascondono i costi
La leva finanziaria è un moltiplicatore dei guadagni, e anche delle perdite: più è alta, più è possibile guadagnare o farsi male. Con 1.000 euro di margine e leva 5:1 muovi 5.000 euro di sottostante; un movimento del 2 % del prezzo vale il 10 % del tuo capitale, in entrambe le direzioni. Il margine è il deposito che l’intermediario trattiene a garanzia; se le perdite lo consumano, ti chiede altro denaro o chiude la posizione.
I costi sono tre. Lo spread denaro-lettera, la differenza tra il prezzo a cui compri e quello a cui vendi nello stesso istante: è il costo principale e si paga a ogni apertura. Il costo di finanziamento «overnight» (o swap) sulle posizioni tenute aperte da un giorno all’altro, calcolato sull’intero valore nozionale: con un’ipotesi del 3-5 % l’anno, su 5.000 euro di esposizione sono 150-250 euro, il 15-25 % di un margine da 1.000 euro. Le eventuali commissioni. Per questo i CFD nascono per il breve periodo.
Dal 1° agosto 2019 in Italia valgono le limitazioni permanenti della CONSOB (delibera 20976 del 2019), che hanno reso stabili le misure ESMA del 2018. Per i clienti al dettaglio il margine iniziale minimo è del 3,33 % (leva 30:1) sulle coppie di valute principali, 5 % (20:1) su indici principali, oro e altre coppie di valute, 10 % (10:1) su altri indici e materie prime, 20 % (5:1) su azioni e altri sottostanti, 50 % (2:1) sulle criptovalute. In più: chiusura automatica quando il margine scende al 50 % di quello richiesto, protezione dal saldo negativo (non puoi perdere più di quanto hai sul conto), divieto di bonus e incentivi, avvertenza standard sulla quota di conti in perdita. Le opzioni binarie sono vietate del tutto ai clienti al dettaglio.
I CFD sono rischiosi?
Sì, e non è un’opinione: sono tra i pochi prodotti per cui il regolatore impone di scrivere quanti clienti perdono. L’analisi dell’ESMA del 2018 sui dati delle autorità nazionali ha trovato che il 74-89 % dei conti al dettaglio perde denaro con i CFD, con perdite medie tra 1.600 e 29.000 euro per cliente a seconda del paese. I dati italiani citati nella delibera CONSOB sono simili: nel 2014-2015 il 78 % dei clienti in perdita, con una perdita media di 2.800 euro; nel 2016 l’83 %, con una perdita media di 7.000 euro. Dopo i limiti di leva le perdite dei clienti al dettaglio si sono ridotte di circa il 46 %: la leva era il problema.
Il motivo è strutturale. Con la leva la volatilità normale di un mercato, che su un’azione o un indice si assorbe aspettando, diventa una chiusura forzata: quello che chiamo «rumore» in rischio e volatilità qui azzera il margine. Ogni operazione parte in perdita dello spread e ogni notte paga il finanziamento: per stare in pari serve avere ragione spesso, e in fretta. Nel febbraio 2026 l’ESMA ha chiarito che anche i «perpetual futures» rientrano nel perimetro di queste misure.
Un esempio con i numeri: la stessa operazione con e senza leva
Ipotesi didattiche: hai 1.000 euro e un’azione che in un mese sale o scende del 10 %. Confronto tre modi: comprare l’azione (o un CFD senza leva, margine del 100 %), un CFD sulla stessa azione con la leva massima per i clienti al dettaglio (5:1) e, per gli ordini di grandezza, un CFD su una coppia di valute con leva 30:1, dove basta un movimento dell’1,7 %. Spread e commissioni esclusi.
| Scenario | Esposizione con 1.000 € | Movimento del sottostante | Risultato in euro | Risultato sul capitale |
|---|---|---|---|---|
| Azione, senza leva | 1.000 € | +10 % / −10 % | +100 € / −100 € | +10 % / −10 % |
| CFD sull’azione, leva 5:1 | 5.000 € | +10 % / −10 % | +500 € / −500 € | +50 % / −50 % (chiusura automatica scattata) |
| CFD su valuta, leva 30:1 | 30.000 € | +1,7 % / −1,7 % | +510 € / −510 € | +51 % / −51 % (chiusura automatica scattata) |
| CFD a leva 5:1 tenuto un anno | 5.000 € | costo overnight 3-5 % del nozionale | −150 € / −250 € | −15 % / −25 % anche a prezzo fermo |
Due cose da notare. Con leva 5:1 il calo del 10 % non lo vedi nemmeno arrivare: la regola del 50 % chiude la posizione d’ufficio quando la perdita raggiunge 500 euro, e il rimbalzo del mese dopo lo guardi da fuori. Con leva 30:1 basta un movimento dell’1,7 %, possibile in una giornata agitata sulle valute, per dimezzare il margine; del 3,3 % per azzerarlo. L’ultima riga è quella che nessuno calcola: tenere la posizione per un anno costa il 15-25 % del capitale anche a prezzo fermo. Chi compra l’azione, invece, aspetta, incassa i dividendi e non paga il tempo che passa.
CFD, ETF e azioni: cosa cambia per chi investe
Un ETF è un fondo che possiede davvero i titoli dell’indice, senza leva e senza scadenza, con un costo annuo (TER) e una tassazione del 26 % sui guadagni; l’ho spiegato in cosa sono gli ETF. Un’azione è una quota di proprietà di un’impresa, con dividendi e diritti. Un CFD è un contratto bilaterale con l’intermediario: niente proprietà, costi giornalieri, leva e rischio di controparte. Anche il fisco è diverso: i risultati dei CFD sono «redditi diversi», tassati al 26 %, e le minusvalenze si compensano con altri redditi diversi entro il quarto anno successivo; se l’intermediario è estero e non fa da sostituto d’imposta, la dichiarazione tocca a te.
Due obiezioni meritano una risposta. «C’è chi ci vive»: vero, ma sono pochi, l’eccezione statistica di una popolazione in cui otto conti su dieci perdono; molti trader che «ci vivono» vivono in realtà di corsi, segnali a pagamento e copy trading, cioè dei soldi di chi prova a imitarli. «Con lo stop loss il rischio è controllato»: lo stop limita la perdita della singola operazione, non cambia la matematica di spread e overnight, e nei momenti di panico il prezzo può saltare oltre il livello impostato; con la leva, poi, scatta sul rumore quotidiano, e una serie di piccole perdite «controllate» è comunque una perdita. Gli errori mentali dietro queste convinzioni li ho raccolti in i sette errori di chi investe.
Regola che viene prima di tutte: i CFD ai clienti italiani possono offrirli solo intermediari autorizzati in Italia o in regime di passaporto europeo, e la verifica si fa nei registri della CONSOB. Leva sopra i limiti, bonus di benvenuto, «guru» che promettono rendimenti e chat che ti spingono a ricaricare il conto sono i segnali di allarme che descrivo in truffe finanziarie: come riconoscerle: lì il problema non è il CFD, è che non stai facendo trading con nessuno.
Nella mia esperienza: CFD senza leva su ETF, e un amico che ha provato
Sì, li ho usati. Non per fare trading: ho investito con CFD senza leva su ETF, come strumento passivo, perché mi permettevano di comprare e ribilanciare il portafoglio con le cifre esatte che volevo, senza ragionare in quote intere. È un uso che considero legittimo per un piccolo risparmiatore: niente leva e commissioni basse. Lo dico però con prudenza: anche senza leva restano derivati, con un costo di finanziamento che il contratto può calcolare sul nozionale, e con un intermediario come controparte al posto della proprietà dei titoli. Il caso da evitare è proprio la leva.
Tempo fa, oggi un po’ meno, si vedevano influencer millantare guadagni con schemi elaborati di trading o di copy trading che sfruttavano l’effetto leva. Un caro amico ha provato uno di questi schemi e, come gli avevo anticipato, si è fatto male; per fortuna con poco. La lezione è quella del mio primo investimento, finito in uno schema Ponzi: quando sembra troppo bello per essere vero, probabilmente lo è.
Errori da evitare
- Usare la leva «perché tanto c’è la protezione». La protezione dal saldo negativo evita il debito, non la perdita del conto: con leva 5:1 basta un calo del 10 %.
- Tenere posizioni a leva per mesi. Il costo overnight sul nozionale trasforma un’attesa in una perdita certa, anche a prezzo fermo.
- Copiare un influencer. Il copy trading a leva sposta il rischio su di te e, spesso, le commissioni su di lui; i risultati mostrati sono selezionati.
- Aprire un conto senza controllare l’autorizzazione. Se l’intermediario non è nei registri CONSOB, le tutele non esistono.
- Confondere un CFD con l’investimento. Un CFD su un ETF non è un ETF: non possiedi i titoli, paghi il tempo che passa e dipendi dalla solidità della controparte.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra un ETF e un CFD?
L’ETF è un fondo che possiede i titoli, senza leva né scadenza, con un costo annuo e tassazione al 26 % come reddito di capitale. Il CFD è un derivato bilaterale con l’intermediario: replica solo la differenza di prezzo, di norma con leva, paga costi giornalieri e comporta rischio di controparte; i suoi risultati sono redditi diversi.
È possibile fare trading con 100 euro?
Tecnicamente sì: con 100 euro di margine e leva 5:1 controlli 500 euro di azioni, con 30:1 fino a 3.000 euro di valute. Ma spread, overnight e chiusura automatica pesano in proporzione, e il conto si azzera con un movimento normale. Con 100 euro ha più senso una quota di ETF in un piano di accumulo.
Cosa sono i CFD azioni e come funzionano?
Sono CFD che hanno come sottostante una singola azione: scambi con l’intermediario la differenza tra prezzo di apertura e di chiusura, con un margine minimo del 20 % (leva massima 5:1) per i clienti al dettaglio. Non diventi azionista: niente diritti di voto, e i dividendi arrivano solo come rettifiche in conto.
È possibile diventare ricchi facendo trading?
Per la stragrande maggioranza no: i dati di ESMA e CONSOB dicono che il 74-89 % dei conti al dettaglio perde denaro, con perdite medie di migliaia di euro. Chi mostra risultati eccezionali spesso vende corsi o segnali. La strada noiosa, un piano di accumulo diversificato tenuto per decenni, non fa diventare ricchi in fretta, ma ha dalla sua i dati storici.
Cos’è il trading online, come funziona e quali rischi ha?
È la compravendita di strumenti finanziari tramite la piattaforma di un intermediario. Comprare un ETF in un piano di accumulo è trading online; comprare CFD a leva più volte al giorno anche. Cambiano strumento, orizzonte e costi: il primo è investimento, il secondo è speculazione con le statistiche contro.
Se ho 1000$ sul mio conto e faccio trading con una leva di 10:1, qual è la dimensione massima della posizione?
10.000 dollari di valore nozionale: il margine richiesto è il 10 %, cioè tutto il tuo conto. In Europa la leva 10:1 vale solo per materie prime e indici minori; sulle azioni il massimo è 5:1 (5.000 dollari). Con tutto il conto impegnato come margine, il primo movimento contrario del 5 % fa scattare la chiusura automatica.
Fonti e aggiornamenti
- CONSOB, delibera n. 20976 del 20 giugno 2019: limitazioni permanenti ai CFD per i clienti al dettaglio e dati italiani sulle perdite: consob.it
- CONSOB, «Focus CFD» (educazione finanziaria): definizione e rischi dei contratti per differenza: consob.it
- ESMA, misure di intervento su CFD e opzioni binarie (1° giugno 2018): limiti di leva e divieto delle opzioni binarie: esma.europa.eu
- ESMA, «Product Intervention Analysis» (2018): quota di conti al dettaglio in perdita e perdite medie per paese: esma.europa.eu
- ESMA, dichiarazione pubblica del 24 febbraio 2026 sui derivati nel perimetro delle misure sui CFD (perpetual futures): esma.europa.eu
- CONSOB, «Occhio alle truffe»: siti abusivi oscurati, avvisi e registri degli intermediari autorizzati: consob.it
Ultimo aggiornamento: 6 novembre 2026 · Testo di Eros Benedetti, consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF. Gli esempi hanno ipotesi semplificate a scopo didattico: leggi le avvertenze.
- Tag: cfd, rischio, trading online
Eros Benedetti
Consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF (delibera n. 2616 del 27/11/2024). Scrivo guide e costruisco calcolatori per aiutarti a capire i soldi senza fretta e senza fregature.


