In breve
- La differenza tra TAN e TAEG sta nelle spese: il TAN è il tasso d’interesse annuo puro, il TAEG è il costo totale del credito espresso come tasso, cioè interessi più istruttoria, imposte, incasso rata e polizze obbligatorie. Per confrontare due finanziamenti conta il TAEG.
- Stesso prestito di 10.000 euro in cinque anni, stesso TAN del 7 %: cambiando le spese il TAEG passa dall’8,95 % al 10,6 %; un TAN del 6,5 % carico di costi arriva al 12,6 % ed è l’offerta più cara.
- La regola che do sempre: prima di firmare informati sul costo totale del credito, scritto nel modulo SECCI, e confronta il TAEG con i tassi medi della sua categoria rilevati dalla Banca d’Italia.
La differenza tra TAN e TAEG è la prima cosa che spiego quando qualcuno mi mette davanti un preventivo di finanziamento e mi chiede se è caro. Succede spesso, per un prestito, una cucina a rate o un mutuo, e la domanda è sempre la stessa: «è accettabile per i nostri tempi?». Il TAEG è la vera espressione del costo di un finanziamento; il TAN da solo dice poco, e ho visto più di una volta un TAN più basso nascondere il prestito più caro. In questo articolo spiego cosa sono TAN e TAEG e cosa c’è dentro, faccio un esempio con i numeri su un prestito personale, dico quando un TAEG è buono rispetto ai tassi medi di mercato e dove inganna di più.
Qual è la differenza tra TAN e TAEG?
Il TAN (tasso annuo nominale) è il tasso d’interesse annuo puro del finanziamento, senza spese né commissioni: serve a calcolare la rata. Il TAEG (tasso annuo effettivo globale) è il costo totale del credito in percentuale annua: comprende il TAN più istruttoria, imposte, incasso rata e polizze obbligatorie. Per confrontare due offerte si guarda il TAEG.
La Banca d’Italia, nella guida sul credito ai consumatori, lo dice con una frase che uso spesso: il TAN è il tasso «puro», non comprende spese o commissioni, quindi «un prestito con TAN pari a zero potrebbe avere un TAEG molto maggiore di zero». Il TAEG comprende tutti i costi ed è lo strumento principale di trasparenza del credito ai consumatori: per legge va scritto in pubblicità, documenti e contratto con la stessa evidenza degli altri numeri. E i due tassi non si sommano: il TAEG contiene già il TAN.
Cosa c’è dentro il TAEG e cosa resta fuori
Il TAEG è definito dall’articolo 121 del Testo unico bancario: è il costo totale del credito per il consumatore, in percentuale annua dell’importo totale del credito; costo totale vuol dire interessi, commissioni, imposte e tutte le altre spese dovute per il contratto, escluse le spese notarili. Nel dettaglio, dentro ci sono queste voci.
- Il TAN. Gli interessi calcolati sul capitale prestato.
- Le commissioni. Istruttoria, incasso o gestione della rata, comunicazioni periodiche, provvigioni degli intermediari del credito.
- Le imposte. Per esempio l’imposta sostitutiva dello 0,25 % o l’imposta di bollo.
- I servizi accessori obbligatori. Le polizze richieste per ottenere il credito o quelle condizioni, se il costo è quantificabile.
Restano fuori penali e interessi di mora, cioè quello che paghi solo se sbagli; le spese pagate a parte all’acquisto, come il trasporto o il ritiro dell’usato; le spese notarili del mutuo; le polizze facoltative. Quest’ultimo punto è il più delicato: se una polizza «consigliata» è in realtà la condizione per avere quel tasso, allora è obbligatoria e nel TAEG ci deve stare.
Che cos’è il TAEG di un prestito a tasso zero?
L’esempio più chiaro lo fa la stessa guida: 5.000 euro in 36 rate da 141,9 euro, TAN 0 %, nessun interesse, ma 300 euro di istruttoria e 3 euro al mese di gestione pratica. Il TAEG è del 5,6 %. Il tasso zero esiste solo se il TAEG è zero: il TAEG non è «teoria», è la somma di voci precise del contratto tradotta in un solo numero.
Un esempio con i numeri: stesso TAN, TAEG diversi
Prendo un prestito personale di 10.000 euro in 60 mesi con TAN del 7 %: ipotesi didattiche, non offerte reali. La rata è di 198,01 euro, gli interessi complessivi 1.880,72 euro. Già così, senza spese, il TAEG è del 7,23 % e non del 7 %, perché le rate sono mensili e il TAEG è un tasso annuo composto. Aggiungo le spese in tre versioni: due offerte con lo stesso TAN e costi diversi, una terza con TAN del 6,5 % ma istruttoria più alta, polizza obbligatoria e incasso rata più caro.
| Voce | Offerta A (TAN 7 %) | Offerta B (TAN 7 %) | Offerta C (TAN 6,5 %) |
|---|---|---|---|
| Rata mensile | 198,01 € | 198,01 € | 195,66 € |
| Interessi in 60 mesi | 1.880,72 € | 1.880,72 € | 1.739,69 € |
| Istruttoria | 250 € | 500 € | 600 € |
| Incasso rata (60 mesi) | 2 € al mese, 120 € | 4 € al mese, 240 € | 3,50 € al mese, 210 € |
| Polizza obbligatoria | 0 € | 0 € | 400 € |
| Costo totale del credito | 2.275,72 € | 2.645,72 € | 2.974,69 € |
| TAEG | circa 8,95 % | circa 10,6 % | circa 12,6 % |
I numeri dicono tre cose. A parità di TAN, 250 euro di istruttoria e 2 euro al mese di incasso rata in più spostano il TAEG dall’8,95 % al 10,6 % e il costo totale di 370 euro. L’offerta C ha il TAN e la rata più bassi, ma è la più cara: 2.974,69 euro di costo totale, quasi 700 più della A, e un TAEG del 12,6 %. E mentre A e B stanno sotto il tasso medio del credito personale del quarto trimestre 2026, il 12,08 %, la C lo supera: chi avesse scelto guardando il TAN avrebbe preso l’unica offerta sopra la media di mercato.
Come si fa il calcolo del TAEG partendo dal TAN
Il calcolo del TAEG non si fa a mano, ma la logica è semplice. Si prende quello che ricevi davvero: nell’offerta A 10.000 euro meno 250 di istruttoria e 25 di imposta, cioè 9.725 euro. Si prende quello che paghi davvero: 60 rate da 200,01 euro, incasso compreso. Il TAEG è il tasso annuo composto che rende equivalenti le due somme nel tempo: più spese vuol dire ricevere meno o pagare di più, e il tasso sale anche se il TAN resta fermo. Il conto lo fa la banca ed è nel modulo SECCI; il controllo alla tua portata è il costo totale del credito in euro: rata per numero di rate, più spese iniziali, meno capitale ricevuto.
Quando un TAEG è buono?
Non ho una soglia personale: un TAEG è buono o cattivo rispetto alla sua categoria di credito, nello stesso periodo, a parità di durata e importo. Il riferimento pubblico si chiama TEGM, tasso effettivo globale medio: la Banca d’Italia lo rileva ogni trimestre sui contratti accesi e il Ministero dell’Economia lo pubblica insieme al tasso soglia oltre il quale scatta l’usura (media aumentata di un quarto più quattro punti, con un tetto di otto punti). Per il trimestre da ottobre a dicembre 2026 i tassi medi sono questi.
- Mutui. 4,52 % a tasso fisso (soglia d’usura 9,65 %) e 4,34 % a tasso variabile.
- Prestiti. Credito personale 12,08 % (soglia 19,10 %); credito finalizzato 11,30 %.
- Cessione del quinto. 14,23 % fino a 15.000 euro e 9,88 % oltre.
- Carte. Credito revolving 16,50 % (soglia 24,50 %); finanziamenti con carte di credito 12,15 %.
La lettura: un TAEG sotto il tasso medio della sua categoria è in linea con il mercato; sopra la media è caro, anche se legale; sopra la soglia è usura. Un dettaglio tecnico: il TEGM esclude imposte e tasse, quindi è un indicatore «analogo» al TAEG, ma nell’esempio la differenza vale circa un decimo di punto. I tassi medi cambiano ogni tre mesi: quelli qui sopra valgono fino al 31 dicembre 2026, poi vanno riletti sul sito del Ministero.
Mutuo, prestito, carta: dove il TAEG inganna di più
Sul mutuo TAN e TAEG sono vicini in percentuale, ma pochi decimi pesano migliaia di euro: dentro il TAEG ci sono istruttoria, perizia, imposta sostitutiva e la polizza incendio richiesta dalla banca; fuori restano notaio e polizze facoltative. Per un mutuo di 150.000 euro in 25 anni, tre decimi di punto in più, partendo da un TAN del 3,5 %, valgono circa 24 euro al mese e più di 7.000 euro in tutto (ipotesi didattica). La banca deve consegnarti il PIES, il prospetto informativo europeo standardizzato, e l’offerta la vincola per almeno sette giorni di riflessione: usali. Se stai scegliendo il tipo di tasso ne ho scritto in mutuo a tasso fisso o variabile; per provare rata e interessi c’è il calcolatore del mutuo.
Sul prestito personale e su quello finalizzato la differenza la fanno istruttoria, incasso rata e polizze, come nell’esempio; il TAN «basso» o «zero» è lo specchietto più usato, perché in pubblicità colpisce più del TAEG scritto accanto. Se ti mostrano un TAN, cerca il TAEG nella stessa riga: per legge deve esserci.
Sulle carte revolving la rata minima è piccola e sembra innocua, ma il tasso medio del credito revolving è del 16,50 %: un saldo che rotola di mese in mese costa più di qualunque prestito personale. Se hai un debito così, prima si chiude e poi si investe, come ho spiegato in quale debito estinguere prima. La cessione del quinto, infine, ha un TAEG che include per legge le polizze obbligatorie e va confrontata con il suo tasso medio, non con quello del prestito personale: ne parlo in un articolo dedicato.
La regola, prima di firmare qualunque contratto, è una sola: informati sul costo totale del credito. Chiedi il modulo SECCI, le «Informazioni europee di base sul credito ai consumatori», che va consegnato gratis prima della firma e contiene TAEG, costi inclusi ed esclusi ed esempio rappresentativo; confronta i SECCI di più intermediari a parità di importo, durata e numero di rate; controlla che le polizze facoltative siano davvero tali (puoi portarne una tua equivalente, che l’intermediario deve accettare). E ricorda le uscite di sicurezza: recesso entro 14 giorni dalla firma e rimborso anticipato in ogni momento, con riduzione dei costi per la durata residua e indennizzo massimo dell’1 %.
Nella mia esperienza: il TAN più basso era il più caro
Mi è capitato di vedere un TAN più basso rivelarsi il credito più caro: due preventivi, uno con il TAN più basso, ma con spese legate al finanziamento molto più alte, tra istruttoria, incasso rata e polizze. Messi in fila i costi totali, l’offerta con il TAN più alto costava meno.
L’errore che vedo più spesso, però, è guardare esclusivamente se la rata è sopportabile, ignorando il tasso. Quando mi chiedono di analizzare un preventivo, e succede spesso, faccio due cose soltanto: cerco TAEG e costo totale del credito nel SECCI e li confronto con i tassi medi della categoria. Non sono conti da consulente: sono conti da cliente.
Errori da evitare
- Guardare solo la rata. Una rata sopportabile su una durata lunga può nascondere un TAEG alto: il costo del credito si legge in euro, non al mese.
- Fidarsi del tasso zero. Un TAN dello 0 % con istruttoria e gestione pratica può valere, nell’esempio della Banca d’Italia, un TAEG del 5,6 %: il tasso zero vero è un TAEG zero.
- Allungare la durata per pagare meno. Sui 10.000 euro al 7 % dell’esempio, passare da 60 a 84 mesi abbassa la rata da 198 a 151 euro ma alza gli interessi da 1.881 a 2.678 euro.
- Firmare senza il SECCI. Senza il modulo con TAEG e costo totale del credito non sai cosa stai firmando.
Domande frequenti
Il TAN e il TAEG si sommano?
No. Il TAEG comprende già il TAN: è il tasso d’interesse più l’effetto delle spese obbligatorie, espresso come un unico tasso annuo. Se un prestito ha TAN 7 % e TAEG 9 %, costa il 9 % l’anno, non il 16 %: i due punti di differenza sono istruttoria, imposte, incasso rata e polizze tradotti in tasso.
Un TAEG del 12% è considerato alto?
Dipende dalla categoria. Per un prestito personale il 12 % è in linea con il tasso medio del quarto trimestre 2026 (12,08 %) e sotto la soglia di usura (19,10 %): non è basso, ma è nella media. Per un mutuo sarebbe altissimo, perché lì la media è intorno al 4,5 %; per una carta revolving, con una media del 16,50 %, sarebbe contenuto.
Cosa è più importante, TAN o TAEG?
Il TAEG, quando confronti due offerte: è l’unico numero che contiene tutti i costi obbligatori. Il TAN serve a calcolare la rata e a vedere quanta parte del costo è fatta di interessi. Se il TAEG è vicino al TAN le spese sono poche; se è lontano, sono tante e vale la pena chiedere quali.
Mi chiedono di analizzare un preventivo di finanziamento: è caro?
È la domanda che mi fanno più spesso e il metodo è sempre lo stesso: prendo il SECCI, leggo TAEG e costo totale del credito e li confronto con il tasso medio della categoria, a parità di durata e importo. Sotto la media: accettabile. Sopra la media: caro, e suggerisco di rifare il preventivo altrove o di togliere le polizze facoltative. Sopra la soglia: non si firma.
Come fare per abbassare la rata di un finanziamento?
Le strade sono tre: allungare la durata, che riduce la rata ma aumenta gli interessi totali; rimborsare in anticipo una parte del capitale, un diritto che riduce i costi per la durata residua; per un mutuo, la surroga, gratuita per legge. Prima di allungare fai il conto del costo totale del credito: una rata più bassa può costare di più.
Fonti e aggiornamenti
- Banca d’Italia, guida «Il credito ai consumatori in parole semplici» (febbraio 2026): TAN, TAEG, voci incluse, esempio del tasso zero: bancaditalia.it
- Banca d’Italia, «Il SECCI e il PIES»: economiapertutti.bancaditalia.it
- Normattiva, Testo unico bancario, art. 121 (TAEG e costo totale del credito): normattiva.it
- MEF, «Usura: determinati i tassi soglia per il trimestre ottobre-dicembre 2026»: dt.mef.gov.it
- Normattiva, legge 108/1996, art. 2 (regola del tasso soglia): normattiva.it
- Normattiva, Testo unico bancario, art. 125-sexies (rimborso anticipato): normattiva.it
Ultimo aggiornamento: 1 novembre 2026 · Testo di Eros Benedetti, consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF. Aliquote, limiti e regole sono quelli in vigore alla data di pubblicazione; gli esempi sono didattici: leggi le avvertenze.
- Tag: mutuo, prestiti, tan e taeg
Eros Benedetti
Consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF (delibera n. 2616 del 27/11/2024). Scrivo guide e costruisco calcolatori per aiutarti a capire i soldi senza fretta e senza fregature.


