In breve
- Una minusvalenza è una perdita realizzata vendendo sotto il prezzo di carico. Vale come credito fiscale: riduce le imposte sui guadagni futuri «compensabili», entro il quarto anno successivo a quello della vendita.
- Compensabili sono solo i redditi diversi: guadagni su azioni, obbligazioni, ETC, certificati, derivati, valute. Mai le cedole, i dividendi e i guadagni di ETF e fondi: 2.000 euro di perdita su un’azione non riducono la tassa su 3.000 euro di guadagno di un ETF.
- Lo zainetto vale il 26% del suo importo, non il 100%: si usa con investimenti che avresti fatto comunque, non comprando rischio per recuperare una tassa. La riforma che unirà le due categorie non è ancora operativa.
Minusvalenze e compensazione sono il capitolo del fisco italiano in cui quasi tutti sbagliano, e non per distrazione: perché la regola è illogica, e il cervello si rifiuta di crederci. Chi vende un ETF in perdita e poi un altro in guadagno scopre che le due cose non si parlano, e che la perdita resta in un «zainetto» che può svuotarsi senza mai servire. A me è capitato nel tempo di avere minusvalenze, e le ho recuperate; un mio amico, che aveva venduto il suo ETF sul minimo del 2020, ha fatto lo stesso per una strada diversa. In questo articolo spiego cos’è una minusvalenza e quando nasce, cosa si compensa e cosa no, il paradosso degli ETF, come funziona lo zainetto dei quattro anni, come si recuperano davvero con gli strumenti giusti, e un esempio con i numeri: 2.000 euro di perdita su un’azione e 3.000 di guadagno su un ETF.
Cosa sono le minusvalenze?
Sono le perdite realizzate vendendo uno strumento finanziario sotto il prezzo di acquisto. Per il fisco valgono come un credito: si sottraggono ai guadagni «compensabili», cioè i redditi diversi di azioni, obbligazioni, ETC e certificati, realizzati entro il quarto anno successivo, e riducono il 26% dovuto. Non compensano mai cedole, dividendi e guadagni di ETF e fondi.
Una minusvalenza nasce quando vendi uno strumento finanziario a un prezzo più basso di quello a cui l’hai comprato. Un’azione comprata a 10.000 euro e venduta a 8.000 genera una minusvalenza di 2.000 euro. In contabilità la parola indica qualunque perdita di valore; qui parliamo di quella fiscale, e la parola chiave è «vendi»: finché il titolo resta in portafoglio, la perdita è sulla carta e per il fisco non esiste, esattamente come non esiste il guadagno non realizzato. Nasce anche quando un’obbligazione o un certificato rimborsa meno di quanto lo avevi pagato. Non nasce mai da una cedola o da un dividendo mancato: quelle sono entrate che non ci sono state, non perdite.
Per il fisco una minusvalenza è un credito: non ti restituisce nulla, ma riduce la base su cui pagherai il 26% sui guadagni futuri, il capital gain, se sono del tipo giusto. Capire quale sia il tipo giusto è tutto. Le imposte di base le ho descritte in tasse sugli investimenti; quello che segue è il pezzo mancante.
Compensazione delle minusvalenze: cosa si compensa e cosa no
Il fisco divide i redditi finanziari in due tasche. Nei redditi di capitale stanno cedole, dividendi, interessi e, per una scelta del legislatore italiano, i guadagni di fondi ed ETF. Nei redditi diversi stanno i guadagni da compravendita di azioni, obbligazioni, ETC ed ETN, certificati, derivati e valute; e tutte le minusvalenze, da qualunque strumento provengano. La regola della compensazione è una sola: una minusvalenza si sottrae solo ai guadagni della sua stessa tasca, i redditi diversi.
Tabella di compensazione delle minusvalenze
| Guadagno realizzato su | Tipo di reddito | Compensa le minusvalenze? |
|---|---|---|
| Azioni singole (prezzo di vendita più alto del carico) | Reddito diverso | Sì |
| Obbligazioni e titoli di Stato, guadagno da prezzo | Reddito diverso | Sì (i titoli di Stato al 48,08% dell’importo) |
| ETC ed ETN (oro, materie prime) | Reddito diverso | Sì |
| Certificati, compresi i premi periodici | Reddito diverso | Sì |
| Derivati e valute | Reddito diverso | Sì |
| ETF e fondi, guadagno | Reddito di capitale | No |
| Cedole, dividendi, interessi di conti e depositi | Reddito di capitale | No |
| ETF e fondi, perdita | Reddito diverso | Genera la minusvalenza (si compensa solo con le righe «Sì») |
Il valore del credito è del 26% dell’importo: 2.000 euro di minusvalenza valgono 520 euro di tasse in meno, non 2.000 euro. Sui titoli di Stato, tassati al 12,5%, anche la perdita conta in proporzione ridotta. Tenere a mente il 26% è la prima difesa contro le decisioni sbagliate.
Minusvalenze e ETF: il paradosso italiano
Ecco la regola che nessuno vuole credere: il guadagno di un ETF è un reddito di capitale, la sua perdita è un reddito diverso. Lo stesso strumento cambia tasca a seconda del segno. Un esempio con due risparmiatori identici. Il primo vende un’azione in perdita di 2.000 euro e, lo stesso anno, un ETF in guadagno di 3.000: paga 780 euro di imposta sull’ETF, e i 2.000 di perdita restano nello zainetto in attesa. Il secondo vende lo stesso ETF in perdita di 2.000 euro e la stessa azione in guadagno di 3.000: la perdita dell’ETF è compensabile, il guadagno dell’azione anche, paga il 26% su 1.000 euro, cioè 260. Stessi strumenti, stessi importi, 520 euro di differenza, solo perché la perdita e il guadagno hanno cambiato posto.
Per chi investe solo in ETF, e sono la maggioranza dei lettori di questo blog, la conseguenza è brutale: ogni minusvalenza realizzata su un ETF è, in pratica, irrecuperabile, perché il portafoglio non produrrà mai un guadagno della tasca giusta. La legge delega fiscale del 2023 prevede una categoria unica di «redditi finanziari» con compensazione piena, che chiuderebbe il paradosso; ma i decreti attuativi non sono stati emanati entro il termine del 29 agosto 2026, e alla data di pubblicazione la riforma non è operativa. Finché non lo sarà, valgono le regole di questo articolo, e non conviene contare su una promessa.
Lo «zainetto fiscale»: quattro anni e poi scade
Le minusvalenze non compensate subito (nei rendiconti: minusvalenze accantonate o pregresse) finiscono in un contenitore che tutti chiamano zainetto. Restano lì e si usano contro i guadagni compensabili realizzati entro il quarto anno successivo a quello della perdita: una minusvalenza del 2026 si può usare fino al 31 dicembre 2030, poi sparisce. In regime amministrato lo zainetto lo tiene l’intermediario, che a ogni guadagno compensabile applica automaticamente le perdite, in genere partendo dalle più vecchie, e lo riporta nel rendiconto fiscale del deposito: vale la pena leggerlo almeno una volta l’anno. In regime dichiarativo lo zainetto lo tieni tu, nel quadro RT, e la scadenza la devi ricordare tu.
Due dettagli pratici. Ogni deposito ha il suo zainetto: una perdita realizzata presso un intermediario non riduce le imposte su un guadagno realizzato presso un altro. E se chiudi un deposito con minusvalenze ancora vive, chiedi all’intermediario la certificazione delle minusvalenze: è il documento che permette di portarle altrove, entro la stessa scadenza. Di come funzionano i due regimi ho scritto in regime amministrato o dichiarativo.
Recupero delle minusvalenze: strumenti, tempi, regime amministrato
Se hai uno zainetto pieno, i guadagni che lo svuotano arrivano solo da strumenti della tasca giusta. Questi sono quelli che si usano davvero, con rischi che non spariscono perché c’è una tassa da recuperare.
- Azioni singole. È la strada del mio amico del 2020: dopo aver venduto l’ETF sul minimo, con una minusvalenza pesante, ha costruito un paniere ben diversificato di azioni singole e ha recuperato le perdite con i guadagni realizzati su quelle. Funziona perché è un portafoglio vero, non una scommessa, con i rischi e il lavoro che le azioni singole comportano.
- Certificati. I loro proventi, compresi i premi periodici condizionati, sono redditi diversi: con lo zainetto capiente, una cedola arriva senza imposta. È lo strumento che ho usato io, ai tempi. Sono però prodotti strutturati, con un emittente, una barriera e condizioni da leggere riga per riga: si compra la struttura, non la cedola.
- ETC ed ETN. Gli strumenti quotati su materie prime, per esempio sull’oro, sono giuridicamente titoli di debito e non fondi: i loro guadagni compensano. Chi ha una quota di oro in portafoglio tramite un ETC ha, senza saperlo, un recuperatore di minusvalenze.
- Obbligazioni sotto la pari. Il guadagno tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita o di rimborso è un reddito diverso; le cedole no.
Recupero delle minusvalenze con i BTP: un esempio
Un BTP comprato a 95 e rimborsato a 100 genera 5 euro ogni 100 di reddito diverso, che compensa. Il dettaglio che gli esempi in rete spesso saltano: i titoli di Stato sono tassati al 12,5%, cioè al 26% su una base imponibile del 48,08%, e anche la compensazione conta solo per il 48,08% del guadagno. Per azzerare 2.000 euro di minusvalenze servono circa 4.160 euro di plusvalenza su BTP, contro 2.000 su un’azione. Funziona, ma pochi punti sotto la pari non fanno miracoli.
Sui tempi, la regola è di non forzare. Se lo zainetto sta per scadere e hai in portafoglio un’azione o un ETC in guadagno che avresti comunque intenzione di ridurre, venderlo entro la scadenza fa incassare quel guadagno senza imposta; è una scelta legittima, da valutare con il commercialista se le cifre sono importanti. Vendere in perdita solo per creare minusvalenze e ricomprare subito, invece, è un rinvio: abbassi il prezzo di carico e la plusvalenza futura sarà più alta di quanto hai «risparmiato». Quando vendere, e quando no, è un tema più ampio del fisco: ne ho scritto in quando vendere un investimento.
Esempio di compensazione: 2.000 euro di perdita, 3.000 di guadagno
Ipotesi didattiche: nel 2026 vendi un’azione in perdita di 2.000 euro, che entra nello zainetto e resta valida fino al 31 dicembre 2030. Vediamo cosa succede a seconda di dove arriva il guadagno di 3.000 euro, in regime amministrato, senza commissioni.
| Scenario | Guadagno realizzato | Minusvalenza usata | Imposta pagata | Zainetto residuo |
|---|---|---|---|---|
| 3.000 € su un ETF nel 2026 | 3.000 € (reddito di capitale) | 0 € | 780 € | 2.000 € fino a fine 2030 |
| 3.000 € su un’azione, un ETC o un certificato nel 2026 | 3.000 € (reddito diverso) | 2.000 € | 260 € | 0 € |
| 1.500 € su un’azione nel 2028, poi nulla | 1.500 € (reddito diverso) | 1.500 € | 0 € | 500 €, che scadono a fine 2030 |
| Solo ETF fino al 2030 | 3.000 € (reddito di capitale) | 0 € | 780 € | 2.000 € persi: 520 € di credito svaniti |
La differenza tra la prima e la seconda riga è di 520 euro, cioè il 26% della minusvalenza: è tutto ciò che lo zainetto può valere. L’ultima riga è la più comune tra chi investe solo in ETF, e non è una tragedia: 520 euro in quattro anni non giustificano di stravolgere un portafoglio. È un motivo in più per non vendere gli ETF nei ribassi, come ho scritto a proposito di rischio e volatilità: la perdita non solo è reale, è anche fiscalmente quasi inutile.
Nella mia esperienza: certificati con cedola, e l’amico del 2020
Mi è capitato nel tempo di avere minusvalenze, e le ho recuperate con certificati con cedola, ai tempi: i premi periodici, essendo redditi diversi, arrivavano senza imposta finché lo zainetto non si è svuotato. Lo racconto come esperienza, non come ricetta: erano strumenti che avevo studiato e accettavo per quello che sono, e il recupero fiscale era una conseguenza, non il motivo.
L’amico che aveva venduto l’ETF sul minimo del 2020, di cui ho già parlato, ha chiuso la storia in un altro modo: si è orientato a generare guadagni compensabili investendo in un paniere ben diversificato di azioni singole, e negli anni successivi le plusvalenze realizzate su quelle hanno assorbito la minusvalenza. Ha funzionato perché aveva un piano e la pazienza di seguirlo, non perché avesse trovato un trucco. Se dovessi riassumere i due casi in una frase: le minusvalenze si recuperano con investimenti che hanno senso da soli.
Errori da evitare
- Aspettare di recuperarle con un ETF. Non succederà mai, in nessun caso: il guadagno di un ETF non tocca lo zainetto.
- Comprare rischio per recuperare il 26%. Un certificato o un’azione presi solo per «usare» le minusvalenze mettono a rischio il 100% del capitale per un credito che vale il 26% della perdita.
- Lasciarle scadere senza saperlo. Il rendiconto fiscale del deposito riporta importi e anni: guardarlo a dicembre costa cinque minuti.
- Vendere in perdita per creare minusvalenze e ricomprare. È un rinvio, non un risparmio, e se i guadagni compensabili non arrivano entro quattro anni è un rinvio inutile.
- Chiudere un deposito senza la certificazione. Le minusvalenze non seguono i titoli da sole: senza il documento dell’intermediario che lasci, restano indietro.
Domande frequenti
Minusvalenze: come recuperarle?
Realizzando guadagni della tasca giusta entro il quarto anno: azioni singole, ETC, certificati, obbligazioni e BTP sotto la pari. Con ETF e fondi non si recuperano mai: chi investe solo in ETF aggiunge uno di questi strumenti, se ha senso da solo, o accetta che il credito scada.
Quanto durano le minusvalenze?
Si usano entro il quarto anno successivo a quello in cui sono state realizzate: una perdita del 2026 vale fino al 31 dicembre 2030. Dopo, sparisce senza possibilità di recupero.
Cosa sono le minusvalenze bancarie?
Sono le stesse minusvalenze viste dal rendiconto della banca: in regime amministrato l’intermediario le registra nello zainetto del deposito, le compensa in automatico e ne segna la scadenza anno per anno. Non è una categoria fiscale diversa: è il posto dove le vedi.
Le minusvalenze si recuperano con il 730?
No. In regime amministrato fa tutto l’intermediario, senza dichiarazione. In regime dichiarativo vanno nel quadro RT del modello Redditi, non nel 730, e si riportano fino al quarto anno. Non sono deducibili dal reddito da lavoro: compensano solo i redditi diversi.
Le cedole dei certificati compensano le minusvalenze?
Sì: i proventi dei certificati, compresi i premi periodici condizionati, sono redditi diversi e assorbono lo zainetto. Le cedole delle obbligazioni e i dividendi delle azioni, invece, no. Il certificato resta uno strumento complesso, da capire prima di comprarlo.
La riforma che unifica i redditi finanziari è già in vigore?
No. La legge delega del 2023 la prevede, con compensazione piena tra tutti i redditi finanziari, ma i decreti attuativi non sono arrivati entro il 29 agosto 2026. Alla data di pubblicazione valgono le regole descritte qui; se arriverà, aggiornerò l’articolo.
Fonti e aggiornamenti
- Agenzia delle Entrate, redditi diversi di natura finanziaria, compensazione delle minusvalenze e regime del risparmio amministrato: agenziaentrate.gov.it
- Agenzia delle Entrate, modello Redditi Persone fisiche 2026 (quadro RT per plusvalenze e minusvalenze in regime dichiarativo): agenziaentrate.gov.it
- Legge 9 agosto 2023, n. 111 (delega per la riforma fiscale): categoria unica dei redditi finanziari con compensazione piena, decreti attuativi non emanati entro il 29 agosto 2026.
- Banca d’Italia, «L’economia per tutti», schede su strumenti finanziari e fisco del risparmio: economiapertutti.bancaditalia.it
- Consob, educazione finanziaria per gli investitori (certificati, ETC, strumenti complessi): consob.it
Ultimo aggiornamento: 30 ottobre 2026 · Testo di Eros Benedetti, consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF. Aliquote, limiti e regole sono quelli in vigore alla data di pubblicazione; gli esempi sono didattici: leggi le avvertenze.
- Tag: capital gain, fisco, minusvalenze
Eros Benedetti
Consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF (delibera n. 2616 del 27/11/2024). Scrivo guide e costruisco calcolatori per aiutarti a capire i soldi senza fretta e senza fregature.


