In breve
- Investo dal 2018 con un piano di accumulo in ETF, controllo i pesi ogni trimestre e ribilancio di norma una volta l’anno: la strategia è la stessa da allora, sono cambiati solo alcuni strumenti.
- Rifarei il PAC, prima e con più soldi, e leggerei ancora di più; non rifarei gli acquisti impulsivi, il regime dichiarativo, gli strappi al piano e un fondo di emergenza troppo sottile.
- La regola che vale per chiunque voglia investire a lungo termine: un sistema rigido da seguire alla lettera, con abbastanza respiro da non doverlo abbandonare. E si inizia piano.
Investire a lungo termine è una frase che si legge ovunque e che quasi nessuno spiega con la propria storia. La mia comincia male: a 18 anni ho versato 400 euro a uno schema Ponzi e li ho persi tutti. Due anni, molte letture e qualche sbaglio dopo, nel 2018, ho iniziato un piano di accumulo in ETF che non ho mai interrotto, nemmeno nel marzo 2020, quando l’S&P 500 ha perso il 34% in 33 giorni. In questo articolo racconto da dove sono partito, il metodo di oggi, le cinque cose che rifarei e le cinque che non rifarei, il momento più difficile e quello più bello, le regole che mi sono dato e cosa mi aspetto, e cosa no, dai prossimi vent’anni.
Conviene investire a lungo termine?
Sì, a tre condizioni: un orizzonte temporale di anni, un fondo di emergenza fuori dal portafoglio, un sistema scritto da seguire anche quando fa paura. Io lo faccio dal 2018 con un PAC in ETF mai interrotto, nemmeno nel marzo 2020: la crescita del capitale è arrivata dai trimestri in cui non facevo niente di speciale.
Questa è la risposta corta. Quella lunga, con gli errori dentro, è la storia che segue.
Da dove sono partito: uno schema Ponzi e pochi euro
Il mio primo «investimento» è stato un sito che prometteva guadagni investendo in pubblicità: davi i soldi, loro facevano le campagne, ti restituivano una parte. Avevo 18 anni e 400 euro, che allora erano tanti. Dopo qualche mese il sito non funzionava più e le persone dietro erano sparite. Non ho recuperato niente, e ho capito, come ho raccontato nell’articolo sulle truffe finanziarie, che non avevo la minima idea di come quei soldi avrebbero dovuto produrre un guadagno.
Da lì ho fatto quello che fanno gli autodidatti: ho letto molto e ho sbagliato di più. Nel 2018 ho aperto un piano di accumulo, con gli ETF come strumenti principali, e ho iniziato a mettere da parte circa il 10% dello stipendio, con un foglio di calcolo per tenere i conti. Non avevo un metodo, avevo un’abitudine, ed è stata l’abitudine a salvarmi negli anni in cui il metodo ancora non c’era. Il percorso per chi parte oggi l’ho messo in fila in come iniziare a investire da zero.
Come investire a lungo termine oggi: buy and hold, PAC, controllo trimestrale
Il metodo è semplice da descrivere e noioso da praticare, che è il complimento migliore per un metodo. Compro e tengo: un piano di accumulo mensile più versamenti liberi quando avanza qualcosa, su un portafoglio a prevalenza azionaria con ETF azionari globali a copertura valutaria, titoli di Stato e una quota fissa di oro fisico. Ho usato anche titoli singoli, solo quando avevo un obiettivo preciso. Ogni trimestre controllo i pesi; ribilancio di norma una volta l’anno, e nelle grandi correzioni, come nel marzo 2020, quando la regola me lo ha imposto.
La strategia, cioè l’asset allocation, è quella del 2018. Mi è capitato nel tempo di trovare prodotti migliori e di cambiare strumento di conseguenza: cambiare un mattone non è cambiare la casa. Intorno al portafoglio c’è il resto del sistema: il tasso di risparmio è salito dal 10% iniziale a circa il 30%, con il metodo «paga prima te stesso», cioè allo stipendio una parte va subito investita, una quota finisce su una carta dedicata alle spese superflue e il resto resta sul conto per le spese necessarie. Poi il fondo pensione negoziale nel comparto azionario, il regime amministrato e un fondo di emergenza di sei mesi di spese su un conto deposito svincolabile. Tutto scritto, come consiglio di fare in il piano di investimento scritto.
Le cinque cose che rifarei
- Il piano di accumulo, e ci metterei di più. È la decisione che ha fatto tutto il resto. Se tornassi indietro lo aprirei lo stesso giorno e con una rata più alta, perché i versamenti dei primi anni sono quelli che lavorano più a lungo.
- Leggere, con ancora più intensità. Graham, le lettere di Buffett, Dalio, le voci di Investopedia lette una per una: la reputo un’attività fondamentale, e ogni ora passata a leggere mi ha risparmiato un errore da pagare.
- Il fondo di emergenza prima del portafoglio. L’ho usato una volta, per una lavatrice, e l’ho ricostruito il mese dopo. È l’unico motivo per cui non ho mai dovuto vendere un ETF nel momento sbagliato.
- Pagarmi per primo. Dal 10% al 30% di risparmio non ci sono arrivato con la forza di volontà, ma spostando l’investimento all’inizio del mese, prima delle spese.
- Scrivere le regole prima di averne bisogno. Pesi, fasce di tolleranza, cosa fare in un crollo. Nel marzo 2020 non ho deciso nulla: ho eseguito.
Le cinque cose che non rifarei
- Investire senza capire. I 400 euro del Ponzi sono la lezione più economica che abbia mai comprato, ma resta una lezione che si poteva evitare con una domanda: da dove arriva il guadagno?
- Gli investimenti impulsivi su piattaforme dubbie. Negli anni in cui cercavo il metodo ho fatto acquisti di pancia, su piattaforme che non avrei dovuto nemmeno aprire. Nessuno mi ha rovinato, tutti mi hanno tolto tempo e soldi. I meccanismi mentali dietro quegli acquisti li ho descritti in i sette errori mentali di chi investe.
- Gli intermediari in regime dichiarativo. Ho compilato i quadri RW e RT, ho pagato un commercialista e ho passato serate a ricostruire operazioni. Oggi sono in regime amministrato e la scelta del regime è la prima domanda che faccio prima di aprire un conto.
- Gli strappi al piano. Sarei più rigido nel seguirlo. Le eccezioni «piccole» si sommano, e il piano funziona solo se non si discute.
- Un fondo di emergenza troppo sottile. Nel 2020 quello che avevo non sarebbe bastato se avessi perso il lavoro. Oggi copre sei mesi di spese, dimensionato sul caso peggiore e non su quello probabile, come ho spiegato in fondo di emergenza.
Il momento più difficile e quello più bello: marzo 2020
Tra febbraio e marzo 2020 l’S&P 500 ha perso il 34% in 33 giorni. Era il primo calo con il mondo chiuso in casa e con la sensazione che il lavoro potesse sparire da un giorno all’altro. La paura vera non era per il portafoglio, che seguiva il piano: era per il fondo di emergenza, che non sarebbe bastato se fossi rimasto senza stipendio. Per fortuna è andata comunque bene, ma è stato un momento difficile, e mi ha insegnato che il rischio più grande per un investitore di lungo periodo non è il mercato: è dover vendere nel momento sbagliato per motivi che con il mercato non c’entrano.
Il portafoglio, intanto, ha fatto quello che doveva. Il piano di accumulo ha continuato a comprare a prezzi bassi; l’oro era salito e le azioni erano crollate, i pesi si erano allontanati di molto più di cinque punti, e la regola diceva di spostare una parte dell’oro sulle azioni. L’ho fatto. Entro agosto 2020 l’indice era tornato ai massimi e il mio portafoglio era uscito dal crollo in tempi rapidi e in positivo: è stata una sensazione di sollievo, il momento più soddisfacente da quando investo. Non per il guadagno, ma per la conferma che il sistema regge anche quando chi lo usa ha paura. Tre modi di attraversare quelle settimane, con numeri didattici.
| Comportamento | Al minimo (marzo 2020) | Ad agosto 2020 | Risultato |
|---|---|---|---|
| Resta fermo | 6.600 € | 10.000 € | in pari |
| Vende al minimo e resta liquido | 6.600 € | 6.600 € | −3.400 € (−34%) |
| Resta e continua il PAC (200 € al mese) | 6.600 € | circa 11.450 € | circa +250 € su 11.200 versati |
La differenza tra la prima riga e la seconda non la fa la conoscenza dei mercati: la fa il fondo di emergenza, che permette di non vendere. La differenza tra la prima e la terza la fa un’abitudine che continua anche quando fa paura.
Le regole che mi sono dato per investire nel lungo periodo (e che valgono per chiunque)
Se dovessi dirle a un amico davanti a un caffè, sarebbero queste.
- Crea un sistema rigido e seguilo alla lettera: quanto versi, dove, con quali pesi, quando controlli, cosa fai se un peso esce dalla fascia. Scrivilo.
- Lascia al sistema un po’ di respiro. Un piano che ti vieta ogni spesa superflua dura tre mesi e poi salta; e un piano che ti costringe a prelevare dal portafoglio per vivere è già fallito. La carta per le spese superflue serve a questo: a non dover chiedere il permesso al piano per una cena.
- Inizia piano. Io sono partito dal 10% e sono arrivato al 30% in anni, non in un mese: la rata giusta è quella che regge anche in un anno storto, non quella che ti fa sentire bravo il primo mese.
- Non cambiare strategia troppo spesso. Cambia strumento se ne trovi uno migliore; cambia strategia solo se cambia la tua vita, non se cambia il mercato.
- Metti il fondo di emergenza fuori dal portafoglio e dimensionalo sul peggio. È la regola che nel 2020 non avevo rispettato abbastanza, ed è la prima che ho sistemato dopo.
Cosa mi aspetto dai prossimi vent’anni (e cosa no)
Mi aspetto uno scenario positivo, con la premessa che nessuno ha la sfera di cristallo, io per primo. Credo che i mercati continueranno a remunerare, su un orizzonte temporale lungo, chi ne accetta la volatilità, ma non do per scontato che l’equilibrio resti quello di oggi: non mi sorprenderebbe vedere, nel mondo, un peso minore delle società americane rispetto a quello attuale. È uno dei motivi per cui il mio azionario è globale e non scommette su un Paese, e per cui il ribilanciamento è una regola e non un’opinione.
Cosa non mi aspetto: di prevedere il prossimo crollo, di batterlo, di evitarlo. Mi aspetto invece di attraversarne altri, e che ogni volta faccia meno paura del precedente, non perché il calo sarà più piccolo ma perché il sistema sarà più rodato. La composizione cambierà con calma: l’allocazione è rimasta a prevalenza azionaria da sempre, e in futuro incrementerò gradualmente l’obbligazionario, man mano che mi avvicinerò al traguardo, che per me è l’indipendenza finanziaria (FIRE) entro i 50 anni. Il lungo termine, alla fine, è solo una sequenza di trimestri in cui non si fa niente di speciale.
Nella mia esperienza: cosa hanno cambiato gli studi e il lavoro
Ho fatto grafica pubblicitaria, poi ragioneria, e oggi sto finendo scienze bancarie e mercati finanziari; ho lavorato come consulente assicurativo e da quasi tre anni faccio il consulente finanziario in banca, iscritto all’Albo unico OCF dal novembre 2024. Niente di tutto questo ha cambiato il metodo, che è nato prima: hanno aggiunto competenze e sicurezza nel mio operato. Sicurezza vuol dire sapere perché faccio ogni cosa e riconoscere un prodotto che non serve. Al punto da mettermi a scrivere questo blog, che è la cosa che non avrei mai immaginato di fare quando ho perso quei 400 euro.
Il lavoro mi ha insegnato anche l’altra metà: che le persone non sbagliano per ignoranza, sbagliano per fretta, per paura e per fiducia mal riposta. È fatto di responsabilità, ed è gratificante aiutarle a costruire un sistema che regga, perché è esattamente ciò che ha funzionato per me.
Domande frequenti
Si può investire a lungo termine con poche decine di euro al mese?
Sì, ed è il modo giusto di iniziare. La cifra dei primi mesi conta meno dell’abitudine: io sono partito dal 10% dello stipendio e ho alzato la rata negli anni. Un PAC piccolo che continua batte un PAC grande che si interrompe al primo anno storto.
Cosa faccio se il mercato crolla subito dopo che ho iniziato?
Continui a versare: per chi accumula un crollo all’inizio è la situazione migliore possibile, perché compra a sconto ciò che terrà per decenni. L’unica condizione è avere il fondo di emergenza fuori dal portafoglio, così da non essere costretto a vendere.
Ogni quanto va controllato un portafoglio di lungo periodo?
Io controllo i pesi ogni trimestre e intervengo solo se uno si è spostato di più di cinque punti, cosa che di norma succede al massimo una volta l’anno. Guardarlo ogni giorno non aggiunge informazioni: aggiunge occasioni per fare qualcosa di sbagliato.
Investire a lungo termine vuol dire non vendere mai?
Vuol dire non vendere per paura o per notizie. Si vende per ribilanciare quando un peso è uscito dalla fascia, per sostituire uno strumento con uno migliore o quando arriva l’obiettivo per cui si era investito. Tutto il resto è timing travestito.
Dove investire a lungo termine?
In strumenti diversificati e a basso costo, coerenti con l’orizzonte temporale: per me ETF azionari globali, titoli di Stato e una quota di oro, in un portafoglio a prevalenza azionaria che non scommette su un Paese. Un’allocazione semplice da cui partire è descritta in lazy portfolio. Non in un singolo titolo, in una criptovaluta o in una piattaforma che promette rendimenti: il lungo termine amplifica gli errori di concentrazione, non li cura.
Quali sono i migliori investimenti a lungo termine?
Non esiste una risposta valida per tutti: i migliori investimenti a lungo termine sono quelli che reggono il tuo orizzonte temporale e la tua tolleranza al rischio, non quelli con il rendimento passato più alto. Per la maggior parte delle persone un PAC su ETF diversificati batte la caccia al titolo giusto; gli asset più rischiosi si dosano in una quota piccola, e nessuno di questi è «sicuro»: la sicurezza sta nel sistema, non nello strumento.
Fonti e aggiornamenti
- Benjamin Graham, «The Intelligent Investor», 1949 (ed. it. «L’investitore intelligente»); Warren Buffett, lettere agli azionisti (berkshirehathaway.com).
- Daniel Kahneman, «Pensieri lenti e veloci», 2011; Dalbar, «Quantitative Analysis of Investor Behavior»: il divario tra il rendimento dei fondi e quello degli investitori che li usano.
- Consob, «Occhio alle truffe», segnali di allarme e siti oscurati: consob.it/web/area-pubblica/occhio-alle-truffe
- OCF, albo unico dei consulenti finanziari: organismocf.it
- Banca d’Italia, «L’economia per tutti», schede su risparmio, diversificazione e rischio: economiapertutti.bancaditalia.it
- Agenzia delle Entrate, regime amministrato e dichiarativo, quadri RT e RW: agenziaentrate.gov.it
Ultimo aggiornamento: 31 ottobre 2026 · Testo di Eros Benedetti, consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF. Gli esempi hanno ipotesi semplificate a scopo didattico: leggi le avvertenze.
Eros Benedetti
Consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF (delibera n. 2616 del 27/11/2024). Scrivo guide e costruisco calcolatori per aiutarti a capire i soldi senza fretta e senza fregature.


