In breve
- Il fondo di emergenza copre da tre a sei mesi di spese necessarie, non di stipendio: sei mesi per la maggior parte delle persone, fino a dodici se il reddito è precario o in famiglia entra uno stipendio solo.
- Va tenuto separato dal conto di tutti i giorni, su uno strumento che non oscilla di prezzo e si prende in pochi giorni, come un conto deposito svincolabile: il rendimento è l’ultimo dei problemi.
- Si costruisce con un bonifico fisso ogni mese, prima di iniziare a investire; quando lo usi, lo ricostruisci il mese dopo investendo di meno.
Il fondo di emergenza è la prima cosa che costruisco con chiunque mi chieda da dove partire, prima ancora di nominare gli investimenti. Non è il capitolo più affascinante della finanza personale, ma è quello che decide se un imprevisto resta un fastidio o diventa un debito. Il mio copre sei mesi di spese e sta su un conto deposito svincolabile; l’ho usato una sola volta, per una lavatrice, e l’ho ricostruito il mese dopo. In questo articolo spiego a cosa serve davvero e a cosa no, quanti mesi di spese tenere da parte, dove metterli, come costruirlo da zero partendo dai dati ISTAT sulle spese delle famiglie, e come ricostruirlo dopo averlo usato.
Cos’è un fondo di emergenza e quanto deve essere?
Il fondo di emergenza è una riserva di denaro separata dal conto di tutti i giorni, che serve solo a pagare gli imprevisti senza vendere investimenti o chiedere prestiti. Deve coprire da tre a sei mesi di spese necessarie: sei per la maggior parte delle persone, fino a dodici se il reddito è irregolare o unico in famiglia.
Imprevisto vuol dire la caldaia a gennaio, l’auto che ti lascia a piedi, un dente, o la perdita del lavoro. Non è per le vacanze, non è per il televisore nuovo, non è per l’anticipo della casa: quelle sono spese prevedibili, e per le spese prevedibili si risparmia a parte. E non va confuso con il «fondo di riserva» che compare nei bilanci delle aziende e dei condomini: qui parliamo di soldi tuoi, messi da parte per i tuoi imprevisti.
La differenza con i «soldi fermi sul conto» la spiego così. Due persone hanno 8.000 euro sul conto corrente. La prima li ha chiamati «fondo di emergenza», li ha spostati su un conto separato e ha deciso per quali motivi si possono toccare. La seconda li ha semplicemente lì, insieme allo stipendio. A dicembre la seconda ne ha 5.000, tra un regalo, un weekend e la revisione dell’auto; quando a febbraio si rompe la caldaia, i soldi «fermi» non ci sono più. Il fondo è un estintore: sta appeso al muro, sai dov’è e non lo usi per innaffiare le piante. I soldi sul conto sono un secchio d’acqua in cucina: a forza di attingere, il giorno dell’incendio è vuoto.
La regola, quindi: il fondo ha un nome, una cifra decisa in anticipo, un posto suo e una lista corta di motivi per cui si apre.
Quanti mesi di spese: tre, sei o dodici
La misura standard è tra tre e sei mesi di spese, e la parola che conta è spese, non stipendio. Se guadagni 1.800 euro e ne spendi 1.400 per vivere, sei mesi sono 8.400 euro, non 10.800. Contano le uscite necessarie: affitto o mutuo, bollette, cibo, trasporti, assicurazioni, rate. Le cene fuori, in caso di emergenza, si possono saltare.
Il mio fondo copre sei mesi. Ci sono arrivato con una domanda sola: se perdessi il lavoro domani, quanto ci metterei a trovarne un altro? Credo che me la caverei in meno tempo, e avrei potuto fermarmi a quattro o cinque mesi. Ho preferito l’approccio cauto: un mese in più di riserva costa poco, un mese in meno, se le cose vanno male, costa caro.
Per chi ha un lavoro precario, una partita IVA con entrate irregolari o una famiglia a carico si sale, anche fino a dodici mesi: più la situazione è fragile e più grave sarebbe il danno, più mesi vanno messi a riserva.
- Tre mesi. Contratto stabile, nessuno a carico, spese contenute e un partner con un reddito suo.
- Sei mesi. La misura per la maggior parte delle persone, e la mia.
- Dodici mesi. Partita IVA, contratti a termine, unico reddito in famiglia, mutuo e figli.
Scegli il numero a mente fredda, scrivilo, e rivedilo quando cambia la vita, non quando cambia l’umore.
Dove tenere il fondo di emergenza: conto deposito e strumenti monetari
Il fondo deve rispettare tre condizioni: non oscillare di valore, essere disponibile in pochi giorni, stare lontano dalla carta con cui paghi il caffè. Il rendimento viene dopo: il giorno in cui ti serve, deve valere esattamente quello che ci hai messo.
Le opzioni ragionevoli sono tre. Una parte piccola sul conto corrente, per le urgenze immediate. Il grosso su un conto deposito svincolabile, cioè senza vincolo o con la possibilità di uscire prima perdendo solo gli interessi: è la scelta che ho fatto io, perché separa fisicamente i soldi e paga qualcosa nel frattempo. Per un fondo grande, anche strumenti monetari come BOT ed ETF monetari, che ho messo a confronto in dove parcheggiare la liquidità. Non ci vanno azioni, ETF azionari, obbligazioni lunghe, oro: non perché siano cattivi strumenti, ma perché possono valere il 30% in meno proprio nel mese in cui ti serve tutto.
Come funziona un conto deposito per il fondo di emergenza
Un conto deposito è un conto separato dal corrente su cui la banca paga un tasso annuo lordo dichiarato in anticipo, in cambio del fatto che il denaro resta lì per un certo tempo. Nella versione vincolata i soldi sono bloccati fino alla scadenza; in quella svincolabile puoi ritirarli prima, di solito perdendo gli interessi maturati. Per il fondo serve la seconda, o un deposito libero: la disponibilità in pochi giorni conta più del rendimento. I depositi sono coperti dal fondo di garanzia interbancario fino a 100.000 euro per depositante e per banca, quindi il rischio da valutare non è la banca ma i tempi di svincolo: leggili prima di aprirlo.
Due dettagli pratici. Sui conti deposito si paga l’imposta di bollo dello 0,2% l’anno (su 9.000 euro sono 18 euro) e gli interessi sono tassati al 26%. E l’inflazione, al 3,3% annuo in Italia ad agosto 2026 secondo l’ISTAT, consuma piano piano il potere d’acquisto del fondo, come ho raccontato in inflazione e risparmi: è il prezzo della tranquillità. Una volta l’anno controlla che la cifra copra ancora sei mesi di spese di oggi.
Come creare un fondo di emergenza da zero, un mese alla volta
Se parti da zero, la cifra totale spaventa. Non guardarla: guarda il versamento mensile.
- Calcola le spese necessarie di un mese: affitto o mutuo, bollette, spesa, trasporti, assicurazioni, rate. Se non le conosci, fai la media degli ultimi tre estratti conto.
- Scegli i mesi (tre, sei o dodici) e moltiplica: quello è il traguardo. Scrivilo.
- Decidi la rata: traguardo diviso 12 o 18 mesi. Se non ci sta, allunga a 24, ma non scendere sotto i 100 euro: un fondo che cresce di 20 euro al mese non arriva mai.
- Automatizza: un bonifico periodico il giorno dopo lo stipendio, verso il conto deposito. Se devi ricordartelo, non lo farai.
- Tredicesima, rimborsi e premi vanno lì finché non sei al traguardo: accorciano la strada di mesi.
Nel frattempo gli investimenti aspettano? In gran parte sì. Un compromesso ragionevole è arrivare a tre mesi di spese prima di aprire un piano di accumulo, e completare i sei mentre il PAC parte con una cifra piccola, scelta come spiego in quanto investire al mese. La mia regola personale è ancora più corta: quando il fondo mi fa sentire al sicuro, inizio a investire. Prima, no.
Quando usarlo e come ricostruirlo
Il fondo si apre per tre motivi: una spesa non prevista, non rinviabile e non coperta da altro (garanzia, assicurazione); un calo del reddito; un problema di salute. Se puoi rimandare la spesa di un mese e pagarla con lo stipendio, non è un’emergenza: è un’uscita da pianificare.
Io l’ho usato una volta sola, per la lavatrice rotta: spesa non prevista, da fare subito. Ho pagato con il fondo e il mese successivo l’ho ricostruito nel modo più semplice, investendo di meno per quel mese. Il PAC ha perso una rata, il fondo è tornato pieno e nessuno ha dovuto chiedere niente a nessuno.
Il caso opposto lo vedo spesso. Un mio cliente ha un capitale importante e lo ha investito tutto, compreso quello che avrebbe dovuto tenere da parte. Un appartamento che ha messo a reddito ha avuto un guasto all’impianto, da riparare a spese sue e in fretta. Era un brutto momento per disinvestire, e vendere avrebbe trasformato un calo sulla carta in una perdita vera: ha dovuto chiedere un prestito, pagando interessi per un guasto da poche migliaia di euro mentre un patrimonio molto più grande restava fermo negli investimenti. Un fondo di emergenza avrebbe chiuso la faccenda in un pomeriggio.
Poi c’è l’obiezione classica: «tanto ho la carta di credito», oppure «lo faccio dopo, prima investo». Rispondo così: posticipare un pagamento o indebitarsi per un imprevisto è il primo passo di un circolo vizioso da cui non si esce facilmente. La rata di questo mese si somma alle spese del prossimo, e gli interessi del credito revolving delle carte, secondo le rilevazioni della Banca d’Italia per il terzo trimestre 2026, superano in media il 16% l’anno. Il fondo costa una rinuncia oggi; il debito costa una rinuncia ogni mese.
Un esempio con i numeri: un single e una famiglia
Prendo tre profili dall’indagine ISTAT sulle spese delle famiglie (dati 2024, pubblicati a ottobre 2025): una persona sola tra i 18 e i 34 anni spende in media 1.893 euro al mese, una tra i 35 e i 64 anni 2.097, una coppia con un figlio 3.446. Sono medie nazionali e comprendono anche il superfluo: per il fondo conto solo le spese necessarie, che ipotizzo intorno all’80% del totale, arrotondando. Sei mesi di riserva, da costruire in 18 mesi, danno questi numeri.
| Profilo | Spesa media ISTAT 2024 | Spese necessarie (ipotesi) | Fondo di sei mesi | Rata per farlo in 18 mesi |
|---|---|---|---|---|
| Persona sola, 18-34 anni | 1.893 € | 1.500 € | 9.000 € | 500 € |
| Persona sola, 35-64 anni | 2.097 € | 1.700 € | 10.200 € | circa 570 € |
| Coppia con un figlio | 3.446 € | 2.800 € | 16.800 € | circa 930 € |
Cinquecento euro al mese per un single sono tanti, lo so. Per questo il fondo si costruisce a tappe: prima un mese di spese (1.500 euro, il cuscinetto che evita la carta di credito), poi tre, poi sei; con 250 euro al mese si arriva a tre mesi in un anno e mezzo. La famiglia con un figlio ha una rata più alta ma di solito due redditi. Un ultimo dato: abitazione, acqua, elettricità e gas pesano in media il 35,7% del bilancio delle famiglie italiane. È la prima voce da coprire, ed è il motivo per cui il fondo di chi paga un affitto alto è più grande di quello di chi ha una casa senza mutuo.
Nella mia esperienza: sei mesi e una lavatrice
Il mio fondo copre sei mesi di spese e sta su un conto deposito non vincolato, separato dal conto che uso tutti i giorni. Sei e non tre perché ho preferito la cautela alla precisione: so che troverei un altro lavoro in tempi ragionevoli, ma non ho voglia di scoprire quanto ragionevoli in un momento difficile. L’ho toccato una volta sola, per la lavatrice, e il mese dopo era di nuovo pieno. Quello che ho imparato non sta nel numero ma nella sensazione: da quando il fondo c’è, i cali di mercato mi lasciano tranquillo, perché so che non dovrò mai vendere per pagare una bolletta. Per questo la mia regola sta in una frase: quando il fondo mi fa sentire al sicuro, inizio a investire.
Errori da evitare
- Contare lo stipendio invece delle spese. «Sei mesi di stipendio» è un numero inutile: il fondo copre le uscite, e se il reddito sparisce sono le uscite a contare.
- Tenerlo dove oscilla. Un ETF azionario può valere il 30% in meno proprio nel mese in cui perdi il lavoro, perché le crisi arrivano insieme.
- Usarlo per le spese prevedibili. Il bollo dell’auto, i regali di Natale e le vacanze non sono emergenze: per quelle c’è il budget.
- Non ricostruirlo. Un fondo usato e non ricostituito è un fondo che non c’è: il mese dopo la spesa, la priorità è rimetterlo a posto, anche a costo di saltare una rata del PAC.
Domande frequenti
Fondo di emergenza: quanto deve essere?
Da tre a sei mesi di spese necessarie per la maggior parte delle persone; fino a dodici per chi ha un reddito irregolare o una famiglia che vive di uno stipendio solo. Si parte dalle spese, non dallo stipendio, e si costruisce a tappe: un mese, tre, sei.
Fondo di emergenza: dove tenerlo?
Su un conto deposito svincolabile o libero, separato dal conto corrente, con una piccola parte sul conto per le urgenze del giorno stesso. Per un fondo grande vanno bene anche strumenti monetari a breve scadenza. La regola è una: deve valere domani quello che vale oggi ed essere disponibile in pochi giorni.
Il fondo di emergenza va investito?
No. Il suo lavoro è essere disponibile e valere quello che ci hai messo. Un conto deposito svincolabile o uno strumento monetario a breve scadenza vanno bene; azioni, ETF azionari e obbligazioni lunghe no, perché possono essere in perdita proprio quando servono.
Posso usare la carta di credito come fondo di emergenza?
È l’obiezione che sento più spesso, e la risposta è no. La carta sposta il problema al mese dopo con gli interessi in più; se la spesa non ci stava questo mese, difficilmente ci starà il prossimo insieme alla rata.
Il fondo di emergenza va aggiornato con l’inflazione?
Sì, una volta l’anno. Se l’inflazione restasse al 3,3% di agosto 2026 per tre anni, sei mesi di spese di oggi ne coprirebbero circa cinque e mezzo. Basta ricalcolare le spese mensili e versare la differenza.
Fonti e aggiornamenti
- ISTAT, «Spese per consumi delle famiglie, anno 2024» (7 ottobre 2025): spesa media mensile per tipologia familiare e quote per capitolo di spesa: istat.it
- ISTAT, «Prezzi al consumo, agosto 2026» (16 settembre 2026): inflazione al 3,3% sull’anno: istat.it
- Banca d’Italia, tassi effettivi globali medi del primo trimestre 2026, in vigore nel terzo trimestre (credito revolving 16,21%): bancaditalia.it
- Banca d’Italia, «L’economia per tutti», schede su risparmio, conti e depositi: economiapertutti.bancaditalia.it
- Agenzia delle Entrate, imposta di bollo sui conti deposito e sui prodotti finanziari (0,2% l’anno) e tassazione degli interessi al 26%: agenziaentrate.gov.it
Ultimo aggiornamento: 1 ottobre 2026 · Testo di Eros Benedetti, consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF. Gli esempi hanno ipotesi semplificate a scopo didattico: leggi le avvertenze.
- Tag: fondo di emergenza, liquidità, risparmio
Eros Benedetti
Consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF (delibera n. 2616 del 27/11/2024). Scrivo guide e costruisco calcolatori per aiutarti a capire i soldi senza fretta e senza fregature.


