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Quanto investire ogni mese: un metodo per decidere la cifra giusta

Quanto investire al mese? Un metodo in quattro passi, un esempio con uno stipendio di 1.800 euro, quando non investire e un foglio di calcolo gratuito.
Quanto investire ogni mese: un metodo per decidere la cifra giusta

In breve

  • La cifra giusta non è una percentuale magica: è quello che resta dopo aver misurato le spese, meno un cuscinetto per gli imprevisti.
  • Prima il fondo di emergenza, poi gli investimenti. Se hai una grossa spesa entro cinque anni, quei soldi non vanno investiti.
  • Automatizza il versamento il giorno dello stipendio e dimenticatene: la costanza vale più dell’importo.

«Quanto investire al mese?» è la domanda che ricevo più spesso, e quasi sempre chi la fa si aspetta una percentuale: il 10%, il 20%, «quello che avanza». Il problema è che «quello che avanza», per la maggior parte delle persone, è zero, non perché guadagnino poco ma perché nessuno ha mai misurato dove finiscono i soldi. La cifra giusta esiste, ma non è uguale per tutti e non si trova con una regola: si trova con un budget. In questo articolo ti spiego il metodo che uso io, in quattro passi, con un esempio concreto su uno stipendio di 1.800 euro, e ti lascio un foglio di calcolo gratuito per fare i tuoi conti senza registrarti da nessuna parte.

Prima la cifra, poi lo strumento

Molti partono dal prodotto: «qual è l’ETF migliore?», «meglio il fondo pensione o il conto deposito?». È l’ordine sbagliato. Lo strumento decide come cresceranno i tuoi soldi; la cifra e la costanza decidono se cresceranno. Un piano perfetto da 300 euro al mese che salti dopo quattro mesi vale meno di un piano mediocre da 100 euro che porti avanti per vent’anni. Per questo il primo lavoro non è finanziario, è contabile: capire quanto entra, quanto esce e quanto puoi mettere da parte senza soffrire.

La parola chiave è «senza soffrire». Una cifra troppo alta produce due effetti prevedibili: nei mesi difficili la salti, e dopo un po’ di salti abbandoni tutto con la sensazione di aver fallito. Una cifra sostenibile, invece, diventa un’abitudine che non richiede forza di volontà. Ed è sull’abitudine che si costruisce un patrimonio, non sugli slanci.

Il metodo in quattro passi

1. Misura le spese, non stimarle

Prendi gli estratti conto degli ultimi tre mesi e classifica ogni uscita in tre gruppi: spese fisse (affitto o mutuo, bollette, assicurazioni, abbonamenti, rate), spese variabili (alimentari, ristoranti, salute, abbigliamento, tempo libero) e spese occasionali, quelle che arrivano una o due volte l’anno e che ci si dimentica sempre: bollo, manutenzione dell’auto, vacanze, tasse. Le occasionali vanno divise per dodici e aggiunte al budget mensile, altrimenti ogni gennaio sembra una tragedia. Puoi usare il foglio di calcolo del budget mensile che ho preparato: compili le celle, i totali si calcolano da soli, nessuna registrazione.

2. Costruisci (o verifica) il fondo di emergenza

Tre mesi di spese come minimo, su un conto separato e sempre disponibile; sei se il reddito è incerto. Finché il fondo non c’è, tutto quello che riesci a mettere da parte va lì. Non è tempo perso: è la condizione che rende possibile investire senza dover vendere al primo imprevisto.

3. Decidi la cifra da investire

Entrate meno spese ti dà quello che resta. Da quel numero togli un cuscinetto, diciamo il 10%, per i mesi in cui qualcosa costa più del previsto; quello che rimane, arrotondato per difetto, è la tua cifra. Se ti sembra poca, va bene lo stesso: è quella vera. Se ti sembra tanta, abbassala: meglio alzarla tra sei mesi che abbandonarla tra tre. Come riferimento, la maggior parte delle persone che investono con regolarità sta tra il 10% e il 20% delle entrate, ma è un riferimento, non una regola.

4. Automatizza il giorno dello stipendio e dimenticatene

Il passo che fa la differenza. Imposta un bonifico o un piano di accumulo automatico con addebito uno o due giorni dopo l’arrivo dello stipendio. I soldi escono prima che tu possa spenderli, e a fine mese non devi decidere niente. Chi si «paga per ultimo», investendo quello che avanza, in genere non investe mai; chi si paga per primo lo fa senza accorgersene.

Quando è giusto non investire

Ci sono situazioni in cui la risposta corretta a «quanto investire al mese» è zero, e chi te lo dice ti sta facendo un favore.

  • Non hai il fondo di emergenza. Investire senza cuscinetto significa che il primo guasto ti obbliga a vendere, magari in perdita. Prima il fondo, poi il resto.
  • Hai una spesa importante entro cinque anni. L’anticipo per la casa, un’auto, un matrimonio, un trasloco. Su orizzonti così corti le oscillazioni dei mercati sono un rischio che non hai il tempo di assorbire: quei soldi stanno meglio in strumenti di liquidità, anche se rendono poco.
  • Hai debiti cari. Un prestito al 9% o una carta revolving si «battono» solo estinguendoli: è un rendimento certo che nessun investimento garantisce.

Il caso della spesa a breve merita una precisazione: tenere liquidità è la scelta giusta se l’acquisto è reale e ha una data. Se invece è una scusa, «prima o poi compro casa», e intanto passano gli anni con i soldi fermi, la scelta più consapevole è ammetterlo e investire.

Un esempio con i numeri: stipendio da 1.800 euro

Prendiamo una persona sola, in affitto, con uno stipendio netto di 1.800 euro al mese. Numeri plausibili per una città media italiana, da adattare al tuo caso.

VoceImporto mensile
Affitto620 €
Bollette, internet, telefono140 €
Spesa alimentare300 €
Trasporti90 €
Assicurazioni e abbonamenti70 €
Tempo libero, ristoranti, abbigliamento220 €
Spese occasionali (annuali ÷ 12)100 €
Totale spese1.540 €
Quanto resta260 €
Cuscinetto per gli imprevisti (10%)26 €
Cifra da mettere da parte230 € (circa il 13% delle entrate)

Quei 230 euro hanno due fasi. Il fondo di emergenza per questa persona vale tre mesi di spese, cioè circa 4.600 euro: partendo da zero, con 230 euro al mese, ci vogliono venti mesi. Fase uno, quindi: tutto al fondo, fino a raggiungerlo. Fase due: gli stessi 230 euro passano agli investimenti. Se nel frattempo lo stipendio cresce, la cifra si aggiorna; la regola resta la stessa.

Cosa producono 230 euro al mese? Con un rendimento ipotetico del 5% annuo, costante e al lordo di tasse, dopo trent’anni il montante sfiora i 191.000 euro a fronte di 82.800 versati. Con il 4%, cioè un punto in meno per costi o mercati meno generosi, si scende a circa 160.000. Sono ipotesi di scuola, non promesse; servono a vedere l’ordine di grandezza e il peso del tempo. Puoi rifare i conti con i tuoi numeri nel calcolatore di interesse composto.

Far crescere la cifra senza sentirlo

La cifra trovata con il budget non è per sempre: è per adesso. Il modo meno doloroso per farla crescere è agganciarla agli aumenti, con una regola decisa prima. La mia versione è questa: ogni volta che lo stipendio sale, metà dell’aumento va al versamento automatico, l’altra metà alla vita. Non ti accorgi della differenza, perché non hai mai avuto quei soldi in tasca, e in pochi anni la cifra investita raddoppia senza un solo mese di sacrificio. Una seconda regola, più semplice, è l’aumento annuale fisso: una volta l’anno, quando rifai il budget, alzi la rata del 5% o del 10%, che su 230 euro sono 12-23 euro al mese, una cifra che nessun bilancio familiare sente.

I numeri, con l’esempio dello stipendio da 1.800 euro: partendo da 230 euro e alzando la rata del 7% l’anno, dopo dieci anni si versano circa 450 euro al mese, quasi il doppio, e il capitale accumulato a trent’anni sale di circa un terzo rispetto a chi lascia la rata ferma. Ipotesi didattiche, con tutti i limiti del caso. Ma la lezione vale più dei numeri: la cifra iniziale conta meno della regola che la fa crescere, e la regola migliore è quella che decide al posto tuo, prima che l’aumento arrivi.

Cosa fare nei mesi in cui non ce la fai

Succederà: un dentista, una riparazione, un mese di spese fuori scala. La regola è semplice e in due tempi. Primo: l’imprevisto lo paga il fondo di emergenza, non la carta di credito e non la vendita degli investimenti. Secondo: la rata del piano di accumulo si salta, senza sensi di colpa, finché il fondo di emergenza non è tornato al livello di partenza. Ripristinato il fondo, si riparte. Un piano di accumulo è fatto per essere sospeso e ripreso; quello che non deve mai succedere è indebitarsi per continuare a investire.

Nella mia esperienza: il bonifico che non vedo

Il mio metodo è esattamente quello descritto qui sopra, e non perché sia elegante ma perché è l’unico che ha funzionato con me. Ho definito un budget preciso dopo aver analizzato per un po’ le mie spese quotidiane e mensili, ho scelto una cifra che non mi pesava e ho impostato un versamento automatico che parte quando arriva lo stipendio. Poi me ne sono dimenticato: è la parte più importante. A quel versamento fisso aggiungo, quando capita, dei versamenti liberi, ma la base non dipende dal mio umore. Sul fondo di emergenza sono cambiato nel tempo: tengo fermo lo stretto necessario per vivere tre mesi senza alcun reddito, ma in alcune fasi ho avuto cuscinetti anche di un anno. Non è una contraddizione: la cifra giusta di liquidità segue la vita, non una tabella.

«Con 100 euro al mese non serve a niente»

A chi me lo dice rispondo sempre la stessa cosa: approfondisci il meccanismo dell’interesse composto, poi ne riparliamo. Cento euro al mese per trent’anni sono 36.000 euro versati; con un rendimento del 5% diventano circa 83.000, e la differenza non l’hai messa tu, l’ha messa il tempo. La tabella completa, con 50, 100 e 200 euro, la trovi nella guida per chi inizia a investire. Il punto non è la cifra: è cominciare abbastanza presto perché il tempo abbia modo di lavorare.

Errori da evitare

  • Decidere la cifra «a sensazione». Senza misurare le spese, la cifra è sempre troppo alta o troppo bassa.
  • Dimenticare le spese occasionali. Bollo, vacanze e tasse esistono anche se non arrivano ogni mese.
  • Investire i soldi della casa. Se l’acquisto è entro cinque anni, i mercati non sono il posto giusto.
  • Investire quello che avanza a fine mese. Non avanza mai. Il versamento va fatto all’inizio.
  • Vendere per pagare un imprevisto. A questo serve il fondo di emergenza: usalo.

Domande frequenti

Quale percentuale dello stipendio dovrei investire?

Non esiste una percentuale valida per tutti. Chi investe con regolarità sta di solito tra il 10% e il 20% delle entrate, ma la cifra corretta è quella che esce dal tuo budget dopo spese e cuscinetto, e che riesci a mantenere anche nei mesi difficili.

Meglio investire o estinguere prima il mutuo?

Dipende dal tasso del mutuo e dalla tua tolleranza. Un mutuo a tasso basso può convivere con un piano di investimento; un prestito caro va estinto prima, perché il suo costo è certo e nessun investimento lo è. Per i conti sulla rata puoi usare il calcolatore mutuo.

Tredicesima e bonus: li investo tutti?

Prima verifica che il fondo di emergenza sia al livello giusto e che non ci siano spese occasionali in arrivo. Il resto può diventare un versamento libero, in aggiunta al piano automatico: è il modo più indolore per accelerare.

Ogni quanto devo rivedere la cifra?

Una volta l’anno, o quando cambia qualcosa di grosso: un aumento, un figlio, un trasloco, un nuovo affitto. Rifai il budget con i numeri aggiornati e aggiorna il versamento automatico. Cinque minuti, una volta l’anno.

Fonti e aggiornamenti

Ultimo aggiornamento: 13 settembre 2026 · Testo di Eros Benedetti, consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF. Gli esempi hanno ipotesi semplificate a scopo didattico: leggi le avvertenze.

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Immagine di Eros Benedetti

Eros Benedetti

Consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF (delibera n. 2616 del 27/11/2024). Scrivo guide e costruisco calcolatori per aiutarti a capire i soldi senza fretta e senza fregature.

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