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Oro in portafoglio: serve davvero e quanto metterne

Investire in oro ha senso? Cosa fa l’oro in un portafoglio, il mito del bene sicuro, fisico o ETC con il fisco italiano, quanto metterne e un esempio.
Oro in portafoglio: serve davvero e quanto metterne

In breve

  • L’oro non produce reddito: vale quanto la sua scarsità e la paura del momento. È poco correlato con azioni e obbligazioni, ed è questo il suo lavoro in un portafoglio.
  • «Bene sicuro» è una falsa convinzione: ha perso il 70% tra il 1980 e il 1999 e quasi metà tra il 2011 e il 2015. Protegge dall’inflazione solo su orizzonti lunghissimi.
  • Non esiste una percentuale giusta; nel mio portafoglio pesa circa il 10%, tra ETC e fisico. Ogni forma ha costi e regole fiscali diverse, da conoscere prima.

Investire in oro divide gli investitori in due tifoserie: chi lo considera l’unico bene «vero» e chi lo liquida come una reliquia che non produce niente. Io ne possiedo, sia tramite strumenti quotati sia fisico, per circa un decimo del portafoglio, e non appartengo a nessuna delle due. In questo articolo spiego cosa fa davvero l’oro in un portafoglio e cosa non fa, perché l’idea del bene sicuro è una falsa convinzione, cosa dicono i dati sull’inflazione, come si compra, con i pro, i contro e il fisco di ogni forma, quanto ha senso metterne e cosa succede, con i numeri, in due decenni in cui l’oro ha fatto l’esatto contrario.

Cosa fa l’oro in un portafoglio (e cosa non fa)

L’oro è diverso da tutto il resto per un motivo semplice: non produce niente. Un’azione paga utili, un’obbligazione paga cedole, un immobile paga un affitto; un lingotto sta in cassaforte. Il suo prezzo dipende da quanto le persone sono disposte a pagarlo, e questo dipende da tre cose: la scarsità, perché se ne estrae poco e non se ne crea; la domanda reale, gioielleria e industria; e la paura, perché nei momenti di crisi, di inflazione o di sfiducia nelle valute la gente lo compra. È un bene rifugio nel senso letterale: ci si rifugia quando il resto fa paura.

In un portafoglio il suo lavoro non è rendere: è muoversi in modo diverso dagli altri. L’oro è ben decorrelato dalle classi di attività standard, e spesso sale proprio quando le azioni scendono: nel 2008, nel 2020, nel 2022. Come ho spiegato in diversificazione, un asset che si muove in controtempo rende il viaggio meno accidentato e offre qualcosa da vendere nei crolli per comprare ciò che è sceso. Questo fa l’oro. Non fa crescere il patrimonio nel lungo periodo come le azioni, e non paga le bollette come le obbligazioni.

«Lo compro perché è sicuro»: il mito

A chi vuole comprare oro «perché è sicuro» rispondo che non è per niente sicuro: è un bene soggetto a variazioni anche grandi di valore, e l’oro visto come bene sicuro è una falsa convinzione. I numeri sono più eloquenti di me. Nel gennaio 1980, in piena crisi inflazionistica, l’oro toccò un massimo di circa 850 dollari l’oncia; vent’anni dopo, nel 1999, valeva circa 250: un -70% nominale, molto di più al netto dell’inflazione, e per rivedere quegli 850 dollari bisognò aspettare il 2008. Ventotto anni. Più di recente, dal massimo del 2011 al minimo del 2015, ha perso circa il 45%. Un bene che può dimezzarsi e restare sott’acqua per una generazione può essere utile, ma non è sicuro nel senso in cui lo intende chi lo compra per dormire tranquillo.

Oro e inflazione: il mito e i dati

Che l’oro protegga dall’inflazione è un’osservazione valida, con una condizione: l’orizzonte deve essere lunghissimo, e nel mezzo bisogna sopportare la volatilità. Su un secolo l’oro ha conservato il potere d’acquisto, e ha protetto chi lo deteneva nelle grandi crisi valutarie. Su un decennio può fare qualsiasi cosa. Negli anni Ottanta e Novanta l’inflazione c’era e l’oro scendeva; nel 2022, con i prezzi in Europa all’8%, l’oro in dollari chiuse l’anno quasi invariato, e salì in euro solo grazie al cambio. Chi lo aveva comprato a gennaio 2022 «contro l’inflazione» ha protetto poco; chi lo teneva da vent’anni, molto. Come ho scritto in inflazione e risparmi, la protezione più affidabile nel lungo periodo resta un asset che produce reddito; l’oro è un complemento, non un sostituto.

Fisico, ETC, ETF: pro, contro e fisco

Oro fisico: monete e lingotti

Pro: lo possiedi davvero, senza intermediari e senza rischio di controparte; l’oro da investimento (lingotti e monete riconosciute) è esente da IVA in tutta l’Unione europea. Contro: il divario tra prezzo di acquisto e di vendita, che per le monete può superare il 5%, i costi di custodia e assicurazione, il rischio di furto e di contraffazione, la difficoltà di vendere piccole quantità al prezzo giusto. Fisco: la plusvalenza alla vendita è tassata al 26% come reddito diverso, e serve conservare la documentazione del prezzo di acquisto; dal 2024, in mancanza di documentazione, l’imposta si calcola sull’intero corrispettivo della vendita, non più su una quota. La fattura del compro-oro, insomma, vale quanto il lingotto.

ETC sull’oro

Gli ETC (Exchange Traded Commodities) sono titoli quotati in borsa il cui valore segue il prezzo dell’oro; quelli «fisici» sono garantiti da lingotti custoditi in caveau. Pro: si comprano e vendono come un ETF, con costi annui bassi, spread minimi e nessun problema di custodia. Contro: sono formalmente titoli di debito dell’emittente, non quote di un fondo, e il costo annuo erode lentamente. Fisco: 26% sulle plusvalenze, ma come «redditi diversi», il che significa che, a differenza degli ETF, i guadagni degli ETC possono compensare minusvalenze pregresse, dettaglio non da poco per chi ha vendite in perdita alle spalle. Imposta di bollo dello 0,2% come per tutti i titoli.

ETF sull’oro: perché in Europa non esistono

Le regole europee sui fondi armonizzati non consentono a un ETF di investire in una sola materia prima: per questo in Europa l’oro quotato passa dagli ETC, mentre negli Stati Uniti esistono veri ETF sull’oro non accessibili al piccolo investitore europeo. Se qualcuno ti propone un «ETF oro», è un ETC o un fondo che investe in società minerarie, che è un’altra cosa: azioni di aziende, con i rischi delle azioni.

Quanto oro ha senso

Non esiste, secondo me, una percentuale corretta: è soggettiva, e va messa a confronto con gli altri asset per ottenere il rendimento atteso e la volatilità che si desiderano. Chi costruisce il portafoglio con il metodo di asset allocation parte dagli obiettivi e prova diverse combinazioni: con più oro il portafoglio oscilla meno nelle crisi e cresce meno nei decenni buoni; con meno oro, il contrario. La letteratura sui portafogli diversificati si muove in genere tra il 5% e il 10%, il modello All Weather usa il 7,5%, io tengo circa il 10%. Sotto il 5% l’effetto è impercettibile; sopra il 15-20% l’oro smette di essere un diversificatore e diventa una scommessa sulla paura.

Un esempio con i numeri: due decenni opposti

Prendiamo 100.000 euro divisi 90% azioni mondiali e 10% oro, senza ribilanciare, in due decenni che l’oro ha vissuto in modo opposto. Nel decennio 2000-2009 le azioni mondiali chiusero più o meno dove erano partite, mentre l’oro quadruplicò. Nel decennio 2011-2020 le azioni mondiali fecero circa +150% e l’oro circa +35%. Ordini di grandezza in dollari, arrotondati.

Decennio100% azioni90% azioni + 10% oroEffetto dell’oro
2000-2009 («decennio perduto»)circa 100.000 €circa 130.000 €+30.000 €
2011-2020circa 250.000 €circa 238.500 €-11.500 €
Il 10% di oro ha salvato il decennio in cui le azioni non hanno reso nulla, e ha tolto qualcosa in quello in cui hanno reso moltissimo. È esattamente il suo lavoro.

Il punto non è indovinare quale dei due decenni arriverà: nessuno lo sa. Il punto è che con l’oro il risultato peggiore migliora molto e quello migliore peggiora poco, e con il ribilanciamento il vantaggio cresce, perché si vende oro quando è salito per comprare azioni quando sono scese. È quello che ho fatto io nel marzo 2020.

Nella mia esperienza: un decimo, in due forme

Possiedo oro sia tramite ETC sia fisico, per circa un 10% del portafoglio. Lo considero una valida alternativa per una parte del patrimonio perché è un bene rifugio impiegato anche nell’industria, soggetto a scarsità, e perché è ben decorrelato dalle classi di attività standard: quando l’azionario è sceso, nel 2020 e nel 2022, la quota di oro ha tenuto o è salita, e ha fatto il suo lavoro nel ribilanciamento. Non lo tengo perché sia sicuro: so che può dimezzarsi e restarci a lungo, e la mia quota è tarata su questo. Le due forme hanno ruoli diversi: l’ETC è la parte che compro e vendo per ribilanciare, il fisico è quella che non tocco. Sul fisico conservo ogni fattura, per il motivo fiscale che ho spiegato: senza, il giorno della vendita il fisco tasserebbe tutto il ricavato.

Errori da evitare

  • Comprarlo per paura. Chi entra nell’oro in piena crisi compra sui massimi della paura, e poi lo tiene mentre scende per anni.
  • Metterne troppo. Sopra il 15-20% non è più diversificazione: è una convinzione, con la volatilità di un’azione.
  • Affezionarsi quando sale. È l’errore numero quattro degli errori mentali: se pesa il doppio del deciso, se ne vende una parte.
  • Comprare fisico senza documentazione. Fattura e certificati valgono come il metallo, al momento della vendita.
  • Confondere l’oro con le società minerarie. Le seconde sono azioni, con i rischi delle azioni, e non fanno lo stesso lavoro.

Domande frequenti

Meglio monete o lingotti?

I lingotti hanno un divario minore tra acquisto e vendita; le monete riconosciute sono più facili da vendere in piccole quantità. In entrambi i casi contano purezza, provenienza e documentazione, e conviene comprare solo da operatori professionali iscritti negli appositi registri.

L’oro fisico va dichiarato?

Se è custodito in Italia non c’è un obbligo di monitoraggio; se è detenuto all’estero va indicato nel quadro RW della dichiarazione. Sopra certe soglie, l’acquisto e la vendita vengono comunque segnalati dagli operatori per le norme antiriciclaggio.

Gli ETC sull’oro sono sicuri come l’oro fisico?

Quelli garantiti da oro fisico allocato in caveau replicano il prezzo con precisione e hanno il metallo dietro; restano titoli emessi da una società, con un rischio emittente in teoria non nullo. Per chi vuole possedere il metallo senza intermediari, il fisico resta l’unica strada.

L’oro rende come le azioni nel lungo periodo?

No. Su un secolo l’oro ha più o meno conservato il potere d’acquisto, le azioni lo hanno moltiplicato. L’oro non serve a crescere: serve a non dipendere solo da ciò che cresce.

Fonti e aggiornamenti

  • World Gold Council, serie storiche del prezzo dell’oro e ricerche sul ruolo dell’oro nei portafogli: gold.org
  • Agenzia delle Entrate, tassazione delle plusvalenze da cessione di oro da investimento e da ETC: agenziaentrate.gov.it
  • Banca d’Italia, Organismo per la tenuta dell’elenco degli operatori professionali in oro, e schede di educazione finanziaria: bancaditalia.it
  • Consob, educazione finanziaria, sezione su ETC e strumenti sulle materie prime: consob.it/web/investor-education
  • Investopedia, voce «Gold as an Investment»: investopedia.com

Ultimo aggiornamento: 27 settembre 2026 · Testo di Eros Benedetti, consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF. I dati storici sono ordini di grandezza e le regole fiscali sono quelle in vigore alla data di pubblicazione: leggi le avvertenze.

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Immagine di Eros Benedetti

Eros Benedetti

Consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF (delibera n. 2616 del 27/11/2024). Scrivo guide e costruisco calcolatori per aiutarti a capire i soldi senza fretta e senza fregature.

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