In breve
- Il portafoglio si sbilancia da solo: ciò che sale pesa sempre di più, e con il peso cresce il rischio senza che tu abbia deciso nulla.
- Ribilanciare significa riportare le proporzioni a quelle decise. Il modo più economico è con i nuovi versamenti; vendere si fa solo quando serve, sapendo che costa tasse.
- Regola pratica: si valuta quando un peso si è spostato di più di cinque punti. Sotto, si lascia stare.
Il ribilanciamento del portafoglio è l’unica manutenzione che un investitore pigro deve fare, ed è anche quella che più spesso viene fatta male: troppo, per ansia, o mai, per pigrizia. Nel marzo del 2020 è stata la sola operazione che ho fatto, e mi ha permesso di raccogliere i frutti del recupero senza dover indovinare niente. In questo articolo spiego perché il portafoglio si sbilancia da solo, i tre modi per rimetterlo in ordine, come farlo in Italia senza regalare tasse al fisco, con un esempio concreto di un 60/40 diventato 70/30, e soprattutto quando non farlo.
Perché il portafoglio si sbilancia da solo
Supponiamo che tu abbia deciso un’allocazione, per esempio 60% azioni e 40% obbligazioni, come descritto in asset allocation. Non resterà così. Le azioni e le obbligazioni rendono in modo diverso: in un anno buono per le azioni la loro fetta cresce, in uno cattivo si riduce. Dopo qualche anno di rialzi il 60/40 è diventato un 70/30 senza che tu abbia comprato una sola azione in più. Il portafoglio ha cambiato rischio da solo: con il 70% di azioni, un crollo del 35% costa il 24,5% del totale, contro il 21% del 60/40. E succede sempre nel momento peggiore, perché il peso delle azioni è massimo proprio dopo un lungo rialzo, cioè quando un ribasso diventa più probabile.
Ribilanciare significa riportare i pesi a quelli decisi: vendere un po’ di ciò che è salito e comprare ciò che è rimasto indietro, oppure, meglio, indirizzare i nuovi soldi verso ciò che pesa meno. Non è una scommessa sui mercati: è il rispetto di una decisione presa a mente fredda.
Ribilanciare a data, a soglia o con i versamenti
A data
Una volta l’anno, o ogni sei mesi, a una data fissa, si controllano i pesi e si riportano al valore deciso. È il metodo più semplice e più «pigro», e va benissimo per la maggior parte delle persone. Il difetto: in un anno tranquillo si ribilancia per nulla, e in un anno turbolento si aspetta la data mentre il portafoglio è già fuori strada.
A soglia
Si interviene solo quando un peso si è allontanato di più di un certo numero di punti da quello deciso. La mia soglia è cinque: quando superiamo i cinque punti, si valuta un ribilanciamento; sotto, non si tocca niente. È il metodo più efficiente, perché opera solo quando serve, e richiede un controllo periodico, per esempio trimestrale, dei pesi.
Con i versamenti
Chi versa con regolarità ha lo strumento più economico di tutti: ogni nuovo versamento va tutto, o quasi, verso la parte del portafoglio che pesa meno del dovuto. Non si vende nulla, non si pagano commissioni di vendita né tasse, e il portafoglio si riallinea da solo mese dopo mese. È il metodo che uso io per la quasi totalità dei casi; vendere lo riservo alle grandi correzioni, quando il divario è troppo ampio per essere colmato dai versamenti in tempi ragionevoli.
Un esempio con i numeri: da 60/40 a 70/30
Partiamo da 100.000 euro divisi 60/40. In tre anni di rialzo le azioni fanno +55% e le obbligazioni restano ferme. Il portafoglio vale 133.000 euro ed è diventato un 70/30. Due modi per tornare al 60/40, senza costi di negoziazione per semplicità e con l’ipotesi che le azioni siano tutte in guadagno.
| Azioni | Obbligazioni | Pesi | Costo | |
|---|---|---|---|---|
| Partenza | 60.000 € | 40.000 € | 60/40 | – |
| Dopo tre anni di rialzo | 93.000 € | 40.000 € | 70/30 | – |
| Ribilanciamento vendendo | 79.800 € | 53.200 € | 60/40 | circa 1.200 € di tasse sulla plusvalenza realizzata |
| Ribilanciamento con i versamenti | 93.000 € | 62.000 € | 60/40 | 22.000 € di nuovi versamenti diretti alle obbligazioni (circa 3,5 anni a 500 € al mese) |
La scelta tra i due dipende da quanto è urgente. Dieci punti di scostamento sono tanti: con 500 euro al mese ci vogliono anni per rientrare, e nel frattempo il rischio resta più alto del deciso. In un caso così una vendita parziale ha senso, accettando le tasse. Con uno scostamento di cinque o sei punti, invece, i versamenti bastano, e il fisco non vede un euro.
Il fisco: ribilanciare senza pagare tasse inutili
In Italia ogni vendita in guadagno genera una plusvalenza tassata al 26% (12,5% per la quota in titoli di Stato), come ho spiegato in accumulazione o distribuzione. Ribilanciare vendendo anticipa quindi un’imposta che, restando investiti, avresti rinviato per anni. Tre accorgimenti riducono il conto. Primo, i versamenti prima delle vendite, sempre. Secondo, quando si vende, si vende il minimo che serve per rientrare nella soglia, non per tornare al centesimo. Terzo, la pratica: conviene appoggiarsi a un intermediario che offra il regime amministrato, in cui è l’intermediario a calcolare e versare le imposte a ogni operazione, senza che tu debba fare nulla in dichiarazione. Non faccio nomi, per correttezza: la scelta dell’intermediario dipende da te; il regime, invece, è una domanda da fare prima di aprire il conto.
Un dettaglio che vale la pena conoscere: se il ribilanciamento richiede di vendere qualcosa in perdita, la minusvalenza generata è recuperabile entro quattro anni, ma solo con guadagni di natura «diversa», non con quelli di ETF e fondi. Ne ho scritto in rischio e volatilità: è una consolazione, non un motivo per vendere.
Ribilanciare con tre mattoni: azioni, obbligazioni e oro
Con due soli strumenti il ribilanciamento è un gioco a somma zero: ciò che vendi da una parte lo compri dall’altra. Con tre o più mattoni, come nel portafoglio pigro che ho descritto in lazy portfolio, serve una regola in più, perché la soglia dei cinque punti non funziona allo stesso modo per un mattone che pesa il 60% e per uno che pesa il 10%. Per l’oro al 10%, uno scostamento di cinque punti significa che è quasi dimezzato o quasi raddoppiato: una soglia assoluta troppo larga. La soluzione più usata è una soglia relativa per i pesi piccoli, per esempio un quarto del peso deciso: l’oro al 10% si ribilancia quando esce dalla fascia 7,5-12,5%, mentre per le azioni al 60% restano i cinque punti assoluti, cioè la fascia 55-65%.
L’ordine delle operazioni conta. Prima si guarda il mattone più lontano dal peso deciso in termini di rischio, che di solito è la parte azionaria; poi si usa ciò che è salito di più per comprare ciò che è sceso di più, in un’unica sessione, con il minimo numero di operazioni possibile. Nel marzo 2020 il mio caso era esattamente questo: l’oro sopra la fascia, le azioni sotto, le obbligazioni al loro posto. Un’unica vendita e un unico acquisto hanno riportato tutti e tre i mattoni dentro le fasce, senza toccare la parte obbligazionaria. Con i versamenti mensili la regola diventa ancora più semplice: la rata va per intero al mattone sotto la fascia finché non rientra, poi si torna alla ripartizione normale.
| Mattone | Peso deciso | Fascia di tolleranza | Si interviene quando |
|---|---|---|---|
| Azioni | 60% | 55-65% (cinque punti) | sotto 55% o sopra 65% |
| Obbligazioni | 30% | 25-35% (cinque punti) | sotto 25% o sopra 35% |
| Oro | 10% | 7,5-12,5% (un quarto del peso) | sotto 7,5% o sopra 12,5% |
Quando non ribilanciare
- Quando la composizione non si è alterata di così tanto. Un 62/38 non è un problema: è rumore. Sotto i cinque punti, si lascia stare.
- Quando il costo supera il beneficio. Commissioni e tasse su una vendita piccola possono valere più del rischio in eccesso che eliminano.
- Per esprimere un’opinione sul mercato. «Vendo azioni perché sono care» non è un ribilanciamento, è timing travestito. Il ribilanciamento segue i pesi, non le previsioni.
- Ogni volta che si guarda il portafoglio. Se controlli ogni giorno, troverai sempre qualcosa da aggiustare; è il modo più sicuro per trasformare un portafoglio pigro in uno nervoso.
Nella mia esperienza: marzo 2020, l’unica operazione
Ribilancio principalmente con i nuovi versamenti, e in occasione delle grosse correzioni di mercato. La più grossa che ho vissuto è stata quella del Covid: in poche settimane l’azionario era sceso di oltre un terzo e l’oro, che nel mio portafoglio ha una quota fissa, era salito, così i pesi si erano allontanati di molto più di cinque punti da quelli decisi. Ho fatto la sola cosa prevista dal piano: ho spostato una parte dell’oro sulle azioni, riportando le proporzioni al loro posto. Non perché sapessi che sarebbero risalite, ma perché la regola diceva così. Quando il mercato è tornato ai massimi, quella parte comprata a prezzi bassi mi ha fatto raccogliere i frutti della correzione invece di subirla. È l’unica «abilità» che il ribilanciamento richiede: avere una regola scritta prima, e la disciplina di applicarla quando fa più paura.
Errori da evitare
- Ribilanciare verso l’alto per affetto. Non vendere un po’ di ciò che è salito «perché sta andando bene» è il modo in cui il rischio cresce senza permesso.
- Non ribilanciare mai. Dopo dieci anni di rialzi un 60/40 può essere un 80/20: non è più il portafoglio che avevi deciso di reggere.
- Vendere quando basterebbero i versamenti. Tasse anticipate per niente.
- Ribilanciare sui mesi invece che sui pesi. La data è un promemoria per controllare; la soglia decide se agire.
- Cambiare allocazione chiamandola ribilanciamento. Se passi da 60/40 a 50/50 non stai ribilanciando: stai decidendo una nuova allocazione, e va fatto a mente fredda, non in un giorno di ribasso.
Domande frequenti
Ogni quanto devo ribilanciare?
Controlla i pesi ogni trimestre e intervieni solo se uno si è spostato di più di cinque punti. In un anno normale può non servire mai; in un anno come il 2020 o il 2022 può servire una volta.
Ribilanciare fa guadagnare di più?
Non necessariamente: serve a mantenere il rischio deciso, non ad aumentare il rendimento. A volte lo aumenta, quando compra ciò che è sceso e poi risale; altre volte lo riduce, quando frena ciò che continua a salire. Il suo compito è farti arrivare in fondo con il portafoglio che volevi.
Se faccio un PAC devo comunque ribilanciare?
Il PAC è il ribilanciamento più facile che esista: basta dirigere le rate verso ciò che pesa meno, invece di dividerle sempre nelle stesse proporzioni. Molti intermediari permettono di cambiare la ripartizione delle rate in pochi clic.
Cosa ribilancio per primo, tra più strumenti fuori peso?
Quello più lontano dal peso deciso, e in particolare quello che ha alzato il rischio complessivo. Un eccesso di azioni si sistema prima di un eccesso di obbligazioni, perché il primo cambia il portafoglio più del secondo.
Fonti e aggiornamenti
- Gobind Daryanani, «Opportunistic Rebalancing: A New Paradigm for Wealth Managers», Journal of Financial Planning, 2008: il confronto tra ribilanciamento a data e a soglia.
- Agenzia delle Entrate, regime amministrato, dichiarativo e compensazione delle minusvalenze: agenziaentrate.gov.it
- Consob, educazione finanziaria, «Gestione e revisione del portafoglio»: consob.it/web/investor-education
- Banca d’Italia, «L’economia per tutti», schede sulla diversificazione e sul rischio: economiapertutti.bancaditalia.it
- Investopedia, voce «Rebalancing»: investopedia.com
Ultimo aggiornamento: 22 settembre 2026 · Testo di Eros Benedetti, consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF. Gli esempi hanno ipotesi semplificate a scopo didattico: leggi le avvertenze.
Eros Benedetti
Consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF (delibera n. 2616 del 27/11/2024). Scrivo guide e costruisco calcolatori per aiutarti a capire i soldi senza fretta e senza fregature.


