In breve
- La tassa di successione tra coniuge e figli è del 4% solo sulla parte che supera 1.000.000 di euro per ciascun erede: per la maggior parte delle famiglie è zero. Restano il 2% e l’1% sul valore catastale della casa (400 euro fissi con la prima casa) e la pratica.
- Conti, ETF, azioni e casa entrano nell’eredità; titoli di Stato e buoni postali entrano ma sono esenti; fondo pensione, polizze vita e TFR vanno ai beneficiari fuori dalla successione.
- La legge riserva ai familiari stretti le quote di legittima; con la quota disponibile decidi tu, ma solo con un testamento. Le donazioni in vita restano impugnabili per anni: ogni scelta importante passa da un notaio.
La tassa di successione è l’argomento che si rimanda finché non tocca a noi, e allora si scopre tutto insieme: il conto bloccato, i dodici mesi per la dichiarazione, le quote di legittima, i titoli di Stato esenti. Io una successione l’ho vissuta in prima persona, di importo medio, e due cose l’hanno resa più semplice: conoscere la legge e avere un buon commercialista. In questo articolo spiego quanto si paga e quando, cosa succede ai tuoi soldi quando manchi, chi eredita cosa tra conti, ETF, casa, fondo pensione e polizze, come funzionano franchigie, aliquote ed esenzioni, quando hanno senso le donazioni in vita e il testamento, e un esempio di calcolo su un patrimonio di 600.000 euro.
Tassa di successione: quanto si paga?
Dipende da chi eredita, non da cosa. Coniuge e figli pagano il 4% solo sulla parte che supera un milione di euro ciascuno, quindi spesso zero; fratelli e sorelle il 6% oltre 100.000 euro; altri parenti il 6% e tutti gli altri l’8%, senza franchigia. Sugli immobili si aggiungono ipotecaria al 2% e catastale all’1% del valore catastale.
Il nome tecnico è imposta di successione, ma «tassa di successione» è quella che tutti cercano e le regole sono le stesse: si applica sul valore complessivo netto dei beni trasferiti in favore di ciascun beneficiario, oltre la franchigia, e i titoli di Stato non contano.
Cosa succede ai tuoi soldi quando manchi: la successione in breve
Alla morte di una persona il suo patrimonio, l’«asse ereditario», passa agli eredi in due modi possibili. Se c’è un testamento, secondo le sue disposizioni, entro i limiti che vedremo. Se non c’è, secondo le regole del Codice civile: con coniuge e un figlio, metà ciascuno; con coniuge e due o più figli, un terzo al coniuge e due terzi ai figli in parti uguali; senza coniuge, tutto ai figli in parti uguali. Gli eredi presentano la dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate entro dodici mesi dal decesso, per via telematica, e dal 2025 calcolano e versano da soli l’imposta dovuta, entro novanta giorni dalla presentazione. Nel frattempo i conti e i depositi del defunto restano bloccati: le banche li liberano solo dopo la dichiarazione.
Successione degli investimenti: chi eredita conti, ETF e polizze
Un esempio per capire la differenza. Immagina che una persona lasci sei cose: un conto corrente, un deposito titoli con ETF e BTP, la casa in cui viveva, un fondo pensione, una polizza temporanea caso morte e il TFR maturato in azienda. Le prime tre stanno in una stanza, le altre tre in un’altra.
- Nella stanza dell’eredità. Conto corrente, depositi, azioni, obbligazioni societarie, ETF, fondi, la casa e gli altri immobili entrano nell’asse ereditario: si dividono tra gli eredi secondo le quote e concorrono all’imposta di successione. Anche i BTP entrano e si dividono, ma sono esenti dall’imposta.
- Fuori dall’eredità. Il fondo pensione va ai beneficiari designati dall’iscritto o, in mancanza, agli eredi, ma fuori dalla successione ed esente da imposta. La polizza vita paga il capitale ai beneficiari scritti nel contratto, fuori dall’asse, con la stessa esenzione. TFR e indennità vanno agli aventi diritto, esenti.
La differenza è enorme. La stanza dell’eredità si apre solo con la dichiarazione di successione, si divide per quote e può finire in un litigio. L’altra segue la strada scritta nei contratti: il beneficiario riceve la sua parte a prescindere dal testamento e dalle quote. È il motivo per cui, quando parlo di assicurazioni che servono davvero o di fondo pensione, insisto sul modulo dei beneficiari: decide dove vanno i soldi, e va aggiornato quando la vita cambia.
Imposta di successione: franchigie, aliquote e cosa è esente
L’imposta dipende da chi eredita, non da cosa: si calcola sul valore complessivo netto dei beni trasferiti in favore di ciascun beneficiario, cioè attivo meno debiti, e le aliquote sono da applicare solo alla parte che supera la franchigia. Le regole in vigore alla data di pubblicazione, dopo la riforma del 2024, sono queste; valgono anche per le donazioni.
- Coniuge e parenti in linea retta (figli, genitori, nipoti in linea diretta): 4 per cento sulla parte che supera 1.000.000 di euro per ciascun beneficiario.
- Fratelli e sorelle: 6% sulla parte che supera 100.000 euro ciascuno.
- Altri parenti fino al quarto grado e affini fino al terzo: 6% senza franchigia.
- Tutti gli altri, compreso il convivente non sposato: 8% senza franchigia.
- Beneficiari con disabilità grave: franchigia di 1.500.000 euro, qualunque sia il grado di parentela.
Sono esenti i titoli di Stato italiani (BOT, BTP, CCT) e i titoli equiparati, i buoni postali, il TFR, le polizze vita e il fondo pensione. Un ETF o un fondo che contiene titoli di Stato è esente solo per quella quota. Tradotto: tra coniuge e figli, con patrimoni normali, l’imposta di successione è zero e i costi veri sono le imposte sugli immobili e la pratica.
Tassa di successione sugli immobili: ipotecaria, catastale e prima casa
Per la casa e gli altri immobili, oltre all’eventuale imposta di successione, si pagano l’imposta ipotecaria del 2% e la catastale dell’1% sul valore catastale, cioè la rendita rivalutata per un coefficiente, di norma molto più basso del valore di mercato. Se uno degli eredi ha i requisiti prima casa, diventano 200 più 200 euro fissi. Lo stesso valore catastale entra nella base imponibile dell’imposta di successione: per questo, nell’esempio più sotto, una casa da 300.000 euro pesa 120.000.
Legittima e disponibile: le quote che spengono i litigi
Qui sta il cuore di quasi ogni discussione tra eredi, e anche la sua soluzione. La legge riserva a coniuge, figli e, in loro assenza, ai genitori una parte del patrimonio che nessun testamento può togliere: la quota di legittima. Ciò che resta è la quota disponibile, e su quella il defunto decide come vuole. Le proporzioni fissate dal Codice civile sono queste.
- Solo il coniuge: metà riservata, metà disponibile.
- Solo un figlio: metà riservata, metà disponibile. Due o più figli: due terzi riservati in parti uguali, un terzo disponibile.
- Coniuge e un figlio: un terzo ciascuno, un terzo disponibile.
- Coniuge e due o più figli: un quarto al coniuge, metà ai figli in parti uguali, un quarto disponibile.
- In ogni caso al coniuge spetta il diritto di abitazione sulla casa familiare.
Con i 600.000 euro del nostro esempio e una famiglia con coniuge e due figli: senza testamento, un terzo ciascuno, 200.000 euro a testa. Con un testamento deve lasciare almeno 150.000 euro al coniuge e 150.000 a ciascun figlio; i 150.000 della disponibile li assegna come vuole, per esempio al figlio che lo ha assistito. Chi riceve meno della legittima può chiedere la riduzione delle disposizioni che lo hanno leso.
Donazioni in vita e testamento: quando servono davvero
Le donazioni in vita entrano in una zona grigia. Pagano le stesse aliquote e le stesse franchigie della successione, e con la riforma del 2024 non si sommano più all’asse ereditario per calcolare la franchigia (il cosiddetto coacervo resta solo per le donazioni successive tra le stesse persone). Il problema è un altro: possono essere impugnate. Un erede legittimario che si ritrova con meno della sua quota può agire in riduzione contro la donazione entro dieci anni dall’apertura della successione, e chi ha comprato il bene donato può essere coinvolto fino a vent’anni dalla trascrizione. Per questo una casa che arriva da donazione è spesso difficile da vendere o da ipotecare. Hanno senso quando tutti i legittimari sanno e sono d’accordo, quando servono adesso, per esempio a un figlio che compra casa, e quando passano da un notaio.
Il testamento serve in quattro casi precisi: quando vuoi decidere a chi va la disponibile; quando vuoi assegnare beni specifici a persone specifiche (la casa a uno, gli investimenti all’altro) invece di lasciare tutto in comproprietà; quando hai un convivente non sposato, che per la legge non eredita nulla; quando la famiglia ha una situazione particolare, come figli di unioni diverse o un beneficiario con disabilità. Senza testamento decide la legge, e la legge non conosce la tua famiglia. Sugli strumenti intestati ai figli ho scritto in investire per i figli.
Esempio di calcolo della tassa di successione su 600.000 euro
Ipotesi didattiche. Il patrimonio vale 600.000 euro: una casa da 300.000 euro di mercato, con un valore catastale di 120.000; 150.000 euro in ETF; 50.000 euro sul conto; 100.000 euro in BTP. La base imponibile per l’imposta è 320.000 euro: la casa conta per il valore catastale, i BTP non contano perché esenti. Vediamo quanto si paga a seconda di chi eredita, con lo stesso patrimonio.
| Chi eredita | Base imponibile (BTP esclusi) | Franchigia | Imposta di successione | Ipotecaria e catastale |
|---|---|---|---|---|
| Coniuge e due figli, un terzo ciascuno | 320.000 € (circa 106.700 € a testa) | 1.000.000 € a testa | 0 € | 400 € con requisiti prima casa, altrimenti 3.600 € |
| Un fratello | 320.000 € | 100.000 € | 6% su 220.000 € = 13.200 € | 3.600 € |
| Un nipote, figlio di un fratello | 320.000 € | nessuna | 6% = 19.200 € | 3.600 € |
| Il convivente non sposato (solo per testamento) | 320.000 € | nessuna | 8% = 25.600 € | 3.600 € |
Tre osservazioni. La prima: tra coniuge e figli l’imposta è zero e le franchigie sono così alte che diventerebbe rilevante solo con patrimoni di milioni; con 4.000.000 di euro divisi in tre, ogni erede pagherebbe il 4% sui circa 333.000 euro oltre il milione, circa 13.300 euro. La seconda: gli stessi 600.000 euro costano 0, 16.800, 22.800 o 29.200 euro a seconda del grado di parentela, e il convivente eredita solo se c’è un testamento. La terza: i 100.000 euro di BTP sono usciti dalla base imponibile, e per un fratello valgono 6.000 euro di imposta in meno. È un vantaggio reale dei titoli di Stato, che si aggiunge al 12,5% descritto in tasse sugli investimenti; non è un motivo per riempirne il portafoglio: un patrimonio si costruisce sul rischio che si vuole reggere, non sull’imposta degli eredi.
Nella mia esperienza: la legge e un buon commercialista
Ho vissuto una successione in prima persona, di importo medio. Due cose l’hanno resa più semplice: conoscere la legge, cioè sapere prima cosa entrava nell’asse, cosa era esente, quali erano le quote e le scadenze; e avere un buon commercialista, che ha trasformato dodici mesi di adempimenti in una pratica ordinata. Non è stato facile per il motivo per cui nessuna successione lo è, ma non è stato complicato, e la differenza sta tutta lì.
Nel lavoro mi capita di incontrare eredi che litigano, ed è quasi sempre per la stessa ragione: ognuno ha un’idea diversa di ciò che gli spetta. Ogni dubbio, di solito, si spegne quando spiego le quote di legittima e la quota disponibile: la legge ha già deciso il minimo di ciascuno, e il resto era una scelta del defunto, non un torto. Le quote non sono un’opinione.
Errori da evitare
- Non designare i beneficiari, o non aggiornarli. Fondo pensione e polizze pagano chi c’è scritto: un modulo compilato dieci anni fa può indicare la persona sbagliata.
- Confondere «esente» con «già disponibile». I BTP non pagano l’imposta, ma stanno nel deposito bloccato come tutto il resto fino alla dichiarazione di successione.
- Donare la casa «per fare prima». Vent’anni di possibili contestazioni per chi la compra e dieci per gli eredi lesi: una donazione va pensata con un notaio, non decisa a tavola.
- Lasciare tutto in comproprietà. Tre eredi su una casa e un deposito titoli sono tre opinioni su quando vendere. Un testamento che assegna beni specifici evita anni di attrito.
- Non lasciare una mappa. Conti, depositi, polizze, fondo pensione, password: se nessuno sa cosa esiste, qualcosa resta dimenticato.
Domande frequenti
Tassa di successione: quando si paga?
La dichiarazione di successione va presentata entro dodici mesi dal decesso; dal 2025 gli eredi calcolano da soli l’imposta e la versano entro novanta giorni dalla presentazione. Ipotecaria e catastale sugli immobili si pagano invece prima di presentare la dichiarazione.
Come funziona la tassa di successione sul conto corrente?
Il saldo alla data del decesso entra nell’asse ereditario per intero, o per metà se il conto era cointestato, e concorre alla franchigia come ogni altro bene: tra coniuge e figli, sotto il milione, l’imposta è zero. La banca lo blocca fino alla dichiarazione di successione e libera le somme solo dopo.
Come evitare la tassa di successione?
Per la maggior parte delle famiglie non serve: tra coniuge e figli la franchigia di un milione a testa la azzera. Per il resto valgono le strade scritte nella legge: titoli di Stato e buoni postali esenti, polizze vita e fondo pensione fuori dall’asse, donazioni che però pagano le stesse aliquote e restano impugnabili. Il resto è pianificazione con un notaio, non un trucco.
Chi sono gli eredi legittimi?
Sono le persone che ereditano quando non c’è un testamento, nell’ordine fissato dal Codice civile: coniuge e figli, poi genitori e fratelli, poi gli altri parenti fino al sesto grado e, in mancanza, lo Stato. Con coniuge e un figlio si divide a metà; con coniuge e più figli un terzo va al coniuge e due terzi ai figli. Il convivente non sposato non è tra loro.
I BTP sono esenti dall’imposta di successione?
Sì: i titoli di Stato italiani (BOT, BTP, CCT), i titoli equiparati e i buoni postali non concorrono alla base imponibile. Restano però parte dell’eredità e si dividono tra gli eredi secondo le quote. Gli ETF e i fondi sono esenti solo per la quota di titoli di Stato che contengono.
Il fondo pensione va in successione?
No. La posizione va ai beneficiari designati dall’iscritto o, se non ne ha indicati, agli eredi, ma fuori dall’asse ereditario e senza imposta di successione. Lo stesso vale per il capitale di una polizza vita, che va ai beneficiari scritti nel contratto.
Fonti e aggiornamenti
- Agenzia delle Entrate, imposta di successione, «Aliquote e franchigie»: agenziaentrate.gov.it
- Agenzia delle Entrate, «Dichiarazione di successione» (termini, autoliquidazione, beni esenti): agenziaentrate.gov.it
- Consiglio Nazionale del Notariato, «Successioni»: quote di legittima, testamento, donazioni e azione di riduzione: notariato.it
- Decreto legislativo 18 settembre 2024, n. 139: riforma dell’imposta di successione e donazione (autoliquidazione, abolizione del coacervo ai fini successori).
- Codice civile, articoli 536 e seguenti (successione dei legittimari) e 565 e seguenti (successione legittima).
Ultimo aggiornamento: 27 ottobre 2026 · Testo di Eros Benedetti, consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF. Aliquote, limiti e regole sono quelli in vigore alla data di pubblicazione; gli esempi sono didattici: leggi le avvertenze.
- Tag: figli, fisco, successione
Eros Benedetti
Consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF (delibera n. 2616 del 27/11/2024). Scrivo guide e costruisco calcolatori per aiutarti a capire i soldi senza fretta e senza fregature.


