• FTSE MIB
  • S&P 500
  • Nasdaq 100
  • DAX
  • Euro Stoxx 50
  • EUR/USD
  • Oro
  • Brent
  • BTC
  • Spread

Regime amministrato o dichiarativo: la scelta fiscale che cambia tutto (quadro RW e IVAFE)

Regime amministrato o dichiarativo: la differenza, cosa cambia tra quadro RW, RT e IVAFE, quanto costa il commercialista e chi dovrebbe scegliere cosa.
Regime amministrato o dichiarativo: la scelta fiscale che cambia tutto (quadro RW e IVAFE)

In breve

  • Le tasse sono le stesse nei due regimi: 26% sui guadagni, 12,5% sui titoli di Stato, 0,2% sul patrimonio. Cambia chi fa i conti: l’intermediario (amministrato) o tu, l’anno dopo, con il modello Redditi (dichiarativo).
  • Il dichiarativo costa in tempo, commercialista (200-500 euro l’anno, di più con molte operazioni) e rischio di errori: un quadro RW dimenticato vale una sanzione dal 3% al 15% degli importi non dichiarati.
  • Per un risparmiatore normale l’amministrato è la scelta prioritaria; il dichiarativo ha senso solo se hai scelto un intermediario estero sapendo perché, fai poche operazioni e hai già chi ti compila la dichiarazione.

Regime amministrato o dichiarativo è la casella che si spunta in trenta secondi quando si apre un deposito titoli, e che decide per anni quanto lavoro fiscale ti porti a casa. Io li ho provati tutti e due: in passato ero in regime dichiarativo e ho compilato il quadro RW e il quadro RT con le mie mani; oggi sono in amministrato, e per un risparmiatore normale lo considero la scelta prioritaria. In questo articolo spiego le tre strade possibili, cosa fa davvero l’intermediario nell’amministrato e cosa non fa, cosa comporta il dichiarativo tra quadro RW, RT, IVAFE e scadenze, i costi nascosti che nessuno mette in conto, chi dovrebbe scegliere cosa, e un esempio con i numeri: stessi guadagni, due regimi, due conti diversi.

Regime amministrato o dichiarativo: qual è la differenza?

Le imposte sono identiche; cambia chi le calcola. Nel regime amministrato l’intermediario fa da sostituto d’imposta e trattiene il 26% a ogni vendita. Nel dichiarativo incassi il lordo e l’anno dopo dichiari e versi tu, con il modello Redditi e di solito un commercialista. Per un risparmiatore normale l’amministrato è la scelta prioritaria.

«Differenza» è la parola giusta: non c’è un regime che fa pagare meno, c’è un regime che fa lavorare meno. Il terzo, il gestito, riguarda solo le gestioni patrimoniali e lo incontri di rado. Il resto dell’articolo serve a decidere con cognizione di causa, non a far cambiare idea a chi ha già una ragione valida per il dichiarativo.

Le tre strade: amministrato, dichiarativo, gestito

Una premessa che toglie metà delle paure: il regime non cambia quanto paghi, cambia chi calcola e quando. Le aliquote sono quelle descritte in tasse sugli investimenti: 26% su guadagni, cedole e dividendi, 12,5% per i titoli di Stato, 0,2% l’anno di bollo sul valore. Le strade per pagarle sono tre.

  • Amministrato. L’intermediario è sostituto d’imposta: a ogni vendita calcola il guadagno, trattiene l’imposta e la versa. Tu ricevi il netto e non dichiari nulla.
  • Dichiarativo. L’intermediario non trattiene nulla. L’anno dopo sei tu a calcolare guadagni e perdite e a dichiararli nel modello Redditi, pagando con l’F24. Se l’intermediario, o broker, è estero, è l’unica strada possibile nella quasi totalità dei casi.
  • Gestito. Riservato alle gestioni patrimoniali: l’imposta si applica ogni anno sul risultato maturato della gestione, anche senza vendere. Chi fa da sé non lo incontra.

Un esempio con parole semplici, per chi sta aprendo il primo deposito. Compri un ETF a 10.000 euro e lo vendi a 11.000: l’utile, il capital gain, è di 1.000 euro. In amministrato sul conto arrivano 10.740 euro: 260 li ha già presi il fisco tramite l’intermediario, e la storia finisce lì. In dichiarativo arrivano 11.000 euro tutti interi, ma quei 260 euro non sono tuoi: li devi tenere da parte, scriverli nel quadro giusto della dichiarazione dell’anno successivo e versarli tu. Stessa tassa, due lavori diversi.

Regime fiscale amministrato: l’intermediario fa tutto (e cosa non fa)

Nell’amministrato l’intermediario tiene la contabilità fiscale del deposito. Calcola la plusvalenza a ogni vendita usando il prezzo medio ponderato dei tuoi acquisti, applica il 26% o il 12,5% a seconda dello strumento, trattiene la ritenuta su cedole, dividendi e altri proventi, addebita il bollo, e soprattutto tiene lo «zainetto» delle minusvalenze: se vendi in perdita, registra la perdita e la usa per ridurre le imposte sui guadagni compensabili dei quattro anni successivi, senza che tu debba ricordartene. Alle minusvalenze dedico un articolo in uscita tra qualche giorno.

Cosa non fa, ed è bene saperlo prima. Non compensa tra intermediari diversi: ogni deposito ha il suo zainetto, e una perdita realizzata in un posto non riduce le tasse su un guadagno realizzato altrove. Non recupera la ritenuta estera sui dividendi: su un dividendo americano paghi il 15% (o il 30%) alla fonte e poi il 26% sul netto; ma non la recupera nemmeno il dichiarativo, perché l’unica strada è chiedere il rimborso al fisco del paese di origine, lunga e raramente conveniente. Sono limiti veri, ma per la maggior parte dei portafogli in piano di accumulo, con poche vendite l’anno, pesano poco rispetto a ciò che ti risparmiano.

Dichiarativo: quadro RW, RT, IVAFE e le scadenze da non dimenticare

Nel dichiarativo il lavoro dell’intermediario lo fai tu, dentro il modello Redditi. Questa è la mappa completa di ciò che serve sapere, alla data di pubblicazione; per il tuo caso concreto serve un commercialista, non un articolo.

  • Quadro RT. Le plusvalenze e le minusvalenze da compravendita (azioni, obbligazioni, ETC, certificati, e le perdite di qualunque strumento). Lo zainetto lo tieni tu: le perdite si usano entro il quarto anno successivo, e devi ricordartene tu.
  • Quadro RM. I redditi di capitale incassati senza ritenuta italiana: cedole, dividendi e guadagni di fondi ed ETF ricevuti tramite un intermediario estero, tassati al 26% (12,5% la parte in titoli di Stato).
  • Quadro RW. Il monitoraggio fiscale delle attività all’estero: obbligatorio per titoli, ETF e fondi detenuti presso un intermediario estero, senza soglia; per conti correnti e depositi esteri scatta se il valore massimo nell’anno supera i 15.000 euro. Anche le cripto-attività vanno in questo quadro.
  • IVAFE. È il bollo delle attività estere: 0,2% l’anno sul valore di titoli, fondi ed ETF (0,4% se il paese è un paradiso fiscale); sui conti correnti esteri 34,20 euro fissi se la giacenza media supera i 5.000 euro. Sulle cripto-attività si applica un’imposta analoga dello 0,2%.
  • Le scadenze. I redditi del 2025 si dichiarano con il modello Redditi Persone fisiche 2026, da presentare entro il 2 novembre 2026; le imposte si versano con l’F24 alle scadenze del saldo.
  • Le sanzioni. Un quadro RW omesso costa dal 3% al 15% degli importi non dichiarati, dal 6% al 30% se il paese è in una lista nera. Non del guadagno: del valore delle attività.

Il malinteso più pericoloso è questo: «l’intermediario estero non mi ha trattenuto nulla, quindi non devo nulla». È l’esatto contrario. Non ti ha trattenuto nulla perché non è sostituto d’imposta italiano, e il debito con il fisco è tutto tuo, mentre le informazioni sui conti esteri circolano già tra le amministrazioni fiscali.

I costi nascosti del dichiarativo: commercialista, tempo, errori

Il primo costo è il commercialista. Una dichiarazione orientata ai titoli, con RT, RM e RW, costa di solito 200-500 euro, e sale con il numero di operazioni. Consegnare un report di trading con centinaia di righe fa lievitare il prezzo della consulenza, perché ogni riga va ricostruita in euro alla data giusta. Il secondo costo è il tuo tempo: estratti conto in un’altra lingua, valori al 31 dicembre, prezzi di carico da recuperare, e la verifica finale di ciò che il commercialista ha scritto, perché la firma è la tua.

Il terzo costo è quello che non si vede finché non arriva: gli errori. Un quadro RW dimenticato perché «erano solo tremila euro di ETF», una minusvalenza mai riportata da un anno all’altro, una dichiarazione in ritardo. Nell’amministrato questi errori non esistono, perché non c’è nulla da fare. È il motivo per cui, prima di parlare di commissioni più basse all’estero, chiedo sempre: chi ti compila la dichiarazione, quanto costa, e quanto vale il tuo tempo?

Chi dovrebbe scegliere cosa

La mia posizione è netta: l’amministrato deve sempre essere la scelta prioritaria. Poi esistono situazioni in cui il dichiarativo ha senso per un investitore, e le riconosci da tre condizioni che devono valere tutte insieme.

  • Hai scelto un intermediario estero sapendo perché. Per strumenti che in Italia non trovi, o per costi che su un patrimonio grande valgono più del commercialista. «Me l’ha consigliato un video» non è un perché.
  • Fai poche operazioni. Un piano di accumulo con qualche vendita l’anno è gestibile; cento operazioni al mese trasformano la dichiarazione in un secondo lavoro, pagato.
  • Hai già chi ti segue. Un commercialista che conosce i quadri RT e RW, con un preventivo in mano prima di aprire il conto, non dopo.

Se anche una sola delle tre manca, l’amministrato vince, a maggior ragione per chi sta muovendo i primi passi, come ho scritto in come iniziare a investire: le prime cose da imparare sono la diversificazione e la disciplina dei versamenti, non il quadro RW. Il regime si può cambiare in seguito: iniziare dalla strada più semplice non chiude nessuna porta.

Un esempio con i numeri: stessi guadagni, due regimi

Ipotesi didattiche: 30.000 euro investiti, e in un anno una plusvalenza di 2.000 euro su un ETF venduto più 500 euro tra cedole e dividendi. Nel primo caso il deposito è presso un intermediario italiano in amministrato; nel secondo presso un intermediario estero, quindi in dichiarativo, con un commercialista a 300 euro. Niente commissioni, per isolare l’effetto del regime.

VoceAmministratoDichiarativo
Imposta sui guadagni (26% su 2.500 €)650 €, trattenuti subito650 €, versati l’anno dopo con l’F24
Imposta sul patrimonio (0,2% su 30.000 €)bollo 60 €, addebitato dall’intermediarioIVAFE 60 €, calcolata da te nel quadro RW
Dichiarazionenessunaquadri RT, RM e RW nel modello Redditi
Commercialista0 €circa 300 € (200-500 €)
Costo totale dell’annocirca 710 €circa 1.010 €
Ipotesi didattiche: 30.000 euro investiti, plusvalenza di 2.000 euro su un ETF e 500 euro di cedole e dividendi nell’anno, commercialista a 300 euro; nessuna commissione e nessun altro costo. Le imposte sono identiche nei due regimi.

La tabella dice due cose. La prima: le imposte sono le stesse, al centesimo; il dichiarativo non è un modo per pagare meno, è un modo diverso per pagare uguale. La seconda: il commercialista è un costo fisso, e i costi fissi pesano in proporzione al patrimonio. Trecento euro sono l’1% l’anno su 30.000 euro, che nessun risparmio di commissioni compensa; sono lo 0,1% su 300.000, dove il discorso può cambiare. A favore del dichiarativo resta un dettaglio vero ma piccolo: i 650 euro restano sul tuo conto per mesi prima del versamento. Sui dividendi esteri, invece, non cambia nulla: la ritenuta straniera resta persa in entrambi i regimi, come ho accennato in investire in dividendi, e per un portafoglio di ETF ad accumulazione, che dividendi non ne distribuisce, il tema non si pone nemmeno.

Nella mia esperienza: prima il dichiarativo, poi l’amministrato

Ho fatto il percorso inverso a quello che molti immaginano. In passato ero in regime dichiarativo e ho compilato il quadro RW e il quadro RT: so cosa significa ricostruire a fine anno il valore di ogni posizione e il prezzo di carico di ogni vendita, e so quanto è facile dimenticare una riga. Oggi sono in amministrato, e non per pigrizia: perché per il modo in cui investo, un piano di accumulo con poche vendite l’anno, il lavoro del dichiarativo non compra nulla che mi serva.

Non ho da raccontare casi di quadri RW dimenticati o di sanzioni arrivate anni dopo, e ne sono contento: ho sempre cercato di avvisare per tempo chi apriva un conto all’estero, gli amici per primi, proprio per evitare loro problemi fiscali. È la parte del mio lavoro che non si vede: un avviso detto prima vale più di una soluzione trovata dopo.

Errori da evitare

  • Credere che «non trattenuto» voglia dire «non dovuto». L’intermediario estero non trattiene perché non può, non perché la tassa non esista. Il debito è tuo, e arriva l’anno dopo.
  • Dimenticare il quadro RW «perché sono pochi soldi». Per titoli ed ETF all’estero non c’è soglia. La sanzione si calcola sul valore delle attività, non sul guadagno.
  • Fare trading in dichiarativo. Ogni operazione è una riga da ricostruire e da pagare al commercialista. Il risparmio di commissioni finisce nella sua parcella.
  • Spendere i soldi delle tasse. In dichiarativo il lordo che arriva sul conto non è tutto tuo: la quota del fisco va messa da parte subito, non a giugno dell’anno dopo.
  • Mescolare i regimi senza saperlo. Un deposito in amministrato e uno in dichiarativo hanno due zainetti separati: le perdite dell’uno non riducono le tasse dell’altro.

Domande frequenti

Regime amministrato o dichiarativo: cosa conviene?

Per quasi tutti l’amministrato: stesse imposte, zero dichiarazioni, zero commercialista, zero rischio di dimenticare un quadro. Il dichiarativo conviene solo quando è obbligato da una scelta fatta con un motivo, cioè un intermediario estero che offre qualcosa che in Italia non trovi, e quando le operazioni sono poche e c’è già chi compila la dichiarazione.

Con il regime amministrato devo fare la dichiarazione dei redditi?

Per gli investimenti no: l’intermediario ha già trattenuto e versato tutto, e quei redditi non compaiono né nel 730 né nel modello Redditi. La dichiarazione resta dovuta per gli altri motivi di sempre, per esempio il lavoro o una casa affittata. In dichiarativo, invece, i quadri RT, RM e RW esistono solo nel modello Redditi, non nel 730.

Posso passare dal regime dichiarativo all’amministrato?

Sì, il regime si sceglie per ogni deposito e si può cambiare con una richiesta all’intermediario, che ti dirà tempi ed effetti. Se il deposito è presso un intermediario estero che non fa da sostituto d’imposta, l’unica strada per l’amministrato è trasferire i titoli presso un intermediario che lo offra.

Devo compilare il quadro RW anche per pochi ETF all’estero?

Sì. La soglia dei 15.000 euro riguarda solo i conti correnti e i depositi esteri; per titoli, fondi ed ETF il monitoraggio è dovuto a prescindere dall’importo, e con il quadro si liquida anche l’IVAFE dello 0,2%.

In regime dichiarativo perdo le minusvalenze?

No, ma le gestisci tu: le riporti nel quadro RT e le usi contro i guadagni compensabili entro il quarto anno successivo. Se nessuno le riporta da una dichiarazione all’altra, si perdono davvero.

Il dichiarativo conviene per i dividendi esteri?

No. La ritenuta applicata dal paese estero non si recupera con la dichiarazione italiana in nessuno dei due regimi: l’unica via è una richiesta di rimborso al fisco straniero, lunga e raramente conveniente per un piccolo risparmiatore. Su questo punto il dichiarativo non offre alcun vantaggio.

Fonti e aggiornamenti

  • Agenzia delle Entrate, modello Redditi Persone fisiche 2026, «Quando e come presentare il modello» (scadenza 2 novembre 2026): agenziaentrate.gov.it
  • Agenzia delle Entrate, scheda IVAFE, «Base imponibile e aliquote»: agenziaentrate.gov.it
  • Agenzia delle Entrate, regimi del risparmio amministrato, dichiarativo e gestito; monitoraggio fiscale e sanzioni: agenziaentrate.gov.it
  • Agenda Digitale, «Tassazione cripto-attività 2026: cosa cambia su plusvalenze, permute e ISEE» (aliquota 33%, quadro RW, DAC8): agendadigitale.eu
  • Banca d’Italia, «L’economia per tutti», schede sugli investimenti e sul rapporto con gli intermediari: economiapertutti.bancaditalia.it

Ultimo aggiornamento: 19 ottobre 2026 · Testo di Eros Benedetti, consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF. Aliquote, limiti e regole sono quelli in vigore alla data di pubblicazione; gli esempi sono didattici: leggi le avvertenze.

LinkedIn
Facebook
WhatsApp
Email
Immagine di Eros Benedetti

Eros Benedetti

Consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF (delibera n. 2616 del 27/11/2024). Scrivo guide e costruisco calcolatori per aiutarti a capire i soldi senza fretta e senza fregature.

In questo articolo