In breve
- Le criptovalute non producono nulla: un’azione è un pezzo di azienda, un’obbligazione una promessa di pagamento, una cripto vale solo quanto il prossimo compratore è disposto a pagarla.
- La mia posizione è un no: non ne ho e non ne consiglio l’acquisto. Chi vuole esporsi comunque: al massimo il 3% del capitale, con soldi che può perdere per intero.
- Dal 1° gennaio 2026 le plusvalenze sono tassate al 33%, senza più franchigia, con quadro RW e imposta dello 0,2% sul valore: in pochi anni il fisco italiano ha cambiato approccio tre volte.
Investire in criptovalute conviene? È la domanda che mi fanno più spesso i clienti sotto i quarant’anni, quasi sempre dopo un rialzo e mai dopo un crollo. La mia risposta parte da un dettaglio: le cripto le ho avute, nel 2022, e ci ho guadagnato «minando» ether con un computer costruito apposta, per poi vendere tutto, monete e macchina, al margine fissato in partenza. Oggi non ne ho e non ne consiglio l’acquisto. In questo articolo spiego cosa sono le criptovalute senza tifo e senza panico, perché non producono valore, la differenza tra speculare e investire, i rischi concreti tra volatilità, custodia, truffe e fisco al 33%, le regole del recinto per chi vuole provare comunque e cosa fa il 5% in cripto a un portafoglio, con i numeri.
Investire in criptovalute conviene?
No: non ne ho e non ne consiglio l’acquisto. Una criptovaluta non produce utili, cedole o affitti, vale solo quanto il prossimo compratore è disposto a pagarla, ha una volatilità elevata e un fisco che è cambiato tre volte in pochi anni. Chi vuole esporsi comunque: al massimo il 3% del capitale, con soldi che può perdere per intero.
La domanda arriva quasi sempre in due versioni, «conviene oggi?» e «conviene ancora?», e la risposta non cambia con il prezzo: non dipende da quanto vale un bitcoin questa settimana, ma da cosa stai comprando. Se ha senso esporsi lo decide il recinto, non il grafico.
Cosa sono le criptovalute, senza tifo e senza panico
Una criptovaluta è un gettone digitale registrato su un libro contabile pubblico e decentralizzato, la «blockchain», che nessuna banca e nessuno Stato controlla. Bitcoin è nato come sistema di pagamento senza intermediari e con un’offerta massima di monete fissata in partenza; ether è il «carburante» di una rete che, oltre ai pagamenti, esegue programmi. È così che funziona, in due righe. Dietro ci sono migliaia di altre monete, molte nate e morte in pochi mesi, e le stablecoin, gettoni che promettono di valere sempre un dollaro.
Intorno a questa tecnologia si sono formate due tifoserie, entrambe inutili. I tifosi raccontano la rivoluzione monetaria e non parlano mai dei crolli; i catastrofisti raccontano la truffa e non spiegano perché, dopo più di quindici anni, il mercato esista ancora. I numeri, invece, parlano chiaro: dopo il picco del dicembre 2017 bitcoin ha perso l’80%; dal novembre 2021 al novembre 2022 è passato da circa 69.000 a circa 16.000 dollari, un −77%. Il prezzo è passato da lì, e da lì può ripassare.
Perché non producono valore: la differenza con azioni e obbligazioni
Quando compro un’azione compro letteralmente una parte di un’azienda: se l’azienda vende, assume, fa utili, una fetta di quegli utili è mia. Quando compro un’obbligazione compro una promessa di pagamento: cedole a date fisse e il capitale alla scadenza, con un contratto e un debitore a cui chiedere conto. Anche un immobile produce qualcosa, un affitto, e l’oro, che pure non rende nulla, ha millenni di storia come riserva di valore, come ho spiegato in oro in portafoglio.
Una criptovaluta non offre nulla di tutto questo: nessun utile, nessuna cedola, nessun affitto, nessun contratto. Offre solo valore percepito, cioè la convinzione condivisa che qualcun altro, domani, la pagherà di più. Non è sostenuta da qualcosa che abbia un valore intrinseco, e per questo non mi sento di promuoverne l’investimento con convinzione. Il prezzo di un’azione ha un’ancora, gli utili; il prezzo di una cripto ha come unica ancora il prezzo di ieri.
Speculazione e investimento: due giochi diversi
Benjamin Graham lo scriveva già nel 1949: investire significa comprare, dopo un’analisi, qualcosa che promette un reddito adeguato e la salvaguardia del capitale; tutto il resto è speculazione. Speculare non è una parolaccia, è un gioco diverso: si compra per rivendere a chi pagherà di più. Il problema nasce quando si specula credendo di investire, cioè con soldi che servono, senza un’uscita decisa prima e con la convinzione che «nel lungo periodo risale», che vale per un indice azionario mondiale e non per un gettone.
La mia esperienza del 2022 è stata, per definizione, una speculazione, e l’ho trattata come tale: capitale limitato, costi calcolati (energia, componenti, la possibilità di rivendere la macchina), un margine di uscita fissato prima e rispettato. Se invece le chiami «investimento per la pensione», ti stai raccontando una storia.
Rischi concreti: volatilità, custodia, truffe, fisco
La volatilità l’abbiamo vista: cali del 77% e dell’80% in un anno sono normali in questo mercato, non eccezioni; la volatilità elevata è la regola, non un incidente. La custodia è il rischio meno raccontato. Se lasci le monete su una piattaforma di scambio, ti fidi di un’azienda: nel novembre 2022 una delle più grandi piattaforme al mondo è fallita con miliardi di dollari di depositi dei clienti spariti, e il fondatore è stato condannato nel 2024 a 25 anni di carcere; nel 2014 la prima grande piattaforma giapponese era crollata dopo un furto di bitcoin. Se invece le tieni tu, in un portafoglio personale, la responsabilità è tutta tua: chi perde le chiavi perde tutto.
Le truffe usano le cripto come esca preferita: dei 1.799 siti abusivi oscurati dalla Consob tra luglio 2019 e luglio 2026, 233 riguardavano cripto-attività. I segnali sono quelli che ho descritto in truffe finanziarie: come riconoscerle, con un’aggiunta specifica: i «rendimenti fissi» su cripto. Nel maggio 2022 l’ecosistema Terra/Luna, costruito intorno a una stablecoin «algoritmica» chiamata UST che prometteva di valere sempre un dollaro e pagava interessi altissimi a chi la depositava, ha perso l’aggancio al dollaro ed è collassato: circa 40 miliardi di dollari evaporati in pochi giorni.
Il fisco: tre regole diverse in pochi anni
Fino a pochi anni fa non esisteva una norma dedicata: si andava avanti con interpretazioni dell’Agenzia delle Entrate che trattavano le cripto per analogia con le valute estere. Poi è arrivato un regime specifico, con l’aliquota al 26% e una franchigia di 2.000 euro sotto la quale le plusvalenze non si tassavano. Dal 1° gennaio 2026, con la Legge di bilancio 2026, l’aliquota è salita al 33% e la franchigia è sparita; resta al 26% solo per i token di moneta elettronica in euro, le stablecoin regolate dalle norme europee MiCA. Le cripto detenute vanno indicate nel quadro RW, pagano l’imposta sul valore dello 0,2% l’anno ed entrano nell’ISEE; dal 2027, con la direttiva DAC8, le piattaforme europee comunicano i dati dei clienti all’Agenzia delle Entrate.
Il punto non è solo il 33%, che è già più del 26% di azioni ed ETF. Il punto è che chi ha pianificato un’operazione con una regola fiscale si è ritrovato, nel giro di pochi anni, con un’altra, e poi con un’altra ancora. Con un asset già volatile, l’incertezza normativa è un rischio in più. Tra quadro RW e conteggio di ogni permuta, per chi opera con una certa frequenza il commercialista non è un’opzione, e i costi vanno messi nel conto, come ho scritto in tassazione degli investimenti. Le regole valgono alla data di pubblicazione; per il caso concreto serve un commercialista.
Come investire in criptovalute, se proprio vuoi: le regole del recinto
Non ne consiglio l’acquisto. Ma una parte di chi legge ci proverà comunque, e preferisco che lo faccia dentro un recinto.
- Massimo il 3% del capitale. È il tetto che indico a chi insiste: abbastanza per sentire l’esposizione, non abbastanza per farsi male. Se si azzera, non si ricarica.
- Solo soldi che puoi perdere per intero. Non il fondo di emergenza, non l’anticipo della casa, non il PAC. Se la perdita totale ti cambia i piani, la cifra è troppo alta.
- Niente leva, niente «rendimenti fissi». Chi ti promette interessi su cripto depositate sta facendo quello che faceva Terra/Luna: usare i tuoi gettoni per qualcosa che non vedi.
- Niente monete nate ieri. Tra migliaia di gettoni, quelli con più di dieci anni di storia e una rete vera alle spalle sono pochissimi; il resto è una scommessa sulla scommessa.
- Solo operatori iscritti al registro OAM. È il registro italiano degli operatori in cripto-attività: chi non c’è non può offrire il servizio in Italia.
- Uscita decisa prima, registro di ogni operazione. Prezzo o margine a cui vendi, scritto prima di comprare; e un foglio con date, importi e controvalori, perché il fisco li chiederà.
Un esempio con i numeri: cosa fa il 5% in cripto a un portafoglio
Prendiamo un portafoglio didattico da 100.000 euro e mettiamo alla prova tre pesi: il 3% che indico come tetto, il 5% che molti considerano «prudente» e il 20% del tifoso. Per isolare l’effetto, il resto del portafoglio resta fermo. I tre scenari sono ispirati a cose successe davvero: un azzeramento in stile Terra/Luna, un −77% come bitcoin nel 2022, e una triplicazione.
| Scenario sulla parte cripto | Peso 3% | Peso 5% | Peso 20% |
|---|---|---|---|
| Azzeramento (−100%) | −3% (97.000 €) | −5% (95.000 €) | −20% (80.000 €) |
| Crollo come nel 2022 (−77%) | −2,3% (circa 97.700 €) | −3,9% (circa 96.150 €) | −15,4% (84.600 €) |
| Triplicazione (+200%) | +6% (106.000 €) | +10% (110.000 €) | +40% (140.000 €) |
Con il 5%, il caso peggiore costa quanto un anno mediocre dell’azionario e il caso migliore aggiunge il 10%: un’esposizione che non cambia la vita in nessuna direzione, il che è esattamente il punto di un recinto. Con il 20% un evento in stile Terra/Luna cancella un quinto del patrimonio in una settimana, e per tornare in pari il resto del portafoglio deve fare il 25%. Il 3% è la mia soglia perché la perdita deve restare un fastidio, non una ferita; e sotto il 5% l’effetto sul totale è così piccolo che la domanda «ma se triplica?» perde molto del suo fascino.
Nella mia esperienza: il rig, il margine e la vendita
Nel 2022 ho comprato le mie prime cripto senza comprarle: ho assemblato un rig, un computer con più schede grafiche, e ho «minato» ether, cioè ho prestato la potenza di calcolo alla rete in cambio di monete. Non è andata male: ho ottenuto un guadagno con un approccio poco convenzionale, e quando ho raggiunto il margine che mi ero fissato ho venduto tutto, gli asset e il rig. Non ho più nulla, e non per caso: il 15 settembre 2022 la rete di Ethereum è passata alla «proof of stake» e il mining di ether è finito.
Un amico ha fatto una cosa simile con più pazienza: ha minato ether per tre anni con un rig alimentato dal fotovoltaico e poi ha rivenduto tutto. È stato un caso di successo, e secondo me un’operazione più responsabile e con un rischio minore, perché le schede grafiche si rivendono anche se la moneta crolla. Un altro amico si è esposto a Terra/Luna e ha pagato a caro prezzo la speculazione su quel gettone: quando l’aggancio al dollaro è saltato, nel maggio 2022, non c’era nulla da rivendere. Due esperienze, la stessa lezione: ciò che resta in mano quando il prezzo va a zero fa tutta la differenza.
Domande frequenti
Conviene ancora investire in criptovalute?
Non credo esista un «tardi» in un mercato senza ancore: il prezzo può salire ancora come può azzerarsi, e nessuno lo sa in anticipo. Ma la mia risposta resta un grosso no, e non dipende dal prezzo: dipende dal fatto che stai comprando valore percepito, non un’azienda o una promessa di pagamento.
Quale criptovaluta comprare oggi?
Non do nomi, per due motivi: non ne consiglio l’acquisto, e chi cerca «quale esploderà» sta già ragionando da speculatore, con la certezza statistica di arrivare dopo chi ha spinto il prezzo. Se decidi di entrare comunque, il recinto dice già tutto: monete con più di dieci anni di storia e una rete vera, mai quelle nate ieri, e mai più del 3% del capitale.
Le criptovalute sono legali in Italia?
Sì: comprarle, detenerle e venderle è lecito, e dal 2026 hanno un regime fiscale dedicato. Gli operatori che le offrono devono essere iscritti al registro OAM e rispettare il regolamento europeo MiCA. Legale, però, non significa garantito: nessuna tutela pubblica copre le perdite, né quelle di prezzo né quelle di una piattaforma fallita.
Bitcoin è oro digitale?
No. Bitcoin è un asset speculativo che si propone come valuta digitale, e lo fa male, perché una valuta che perde il 77% in un anno non serve né a pagare né a conservare valore. L’oro ha millenni di storia come riserva di valore e nel mio portafoglio ha una quota fissa; bitcoin ha una volatilità che l’oro non ha mai avuto.
Le stablecoin come Tether sono sicure?
Una stablecoin vale quanto le riserve di chi la emette e la trasparenza con cui le mostra. Tether, la più grande, con circa 183 miliardi di dollari in circolazione a metà settembre 2026 (circa il 59% di tutte le stablecoin), nel 2021 ha pagato 18,5 milioni di dollari al procuratore generale di New York e 41 milioni alla CFTC per aver dichiarato riserve piene che, per periodi, non lo erano. Pubblica attestazioni trimestrali, ma a inizio 2026 un bilancio certificato completo risultava ancora «in corso», e le riserve includono, oltre a titoli di Stato americani e contanti, prestiti garantiti, oro e bitcoin. Non è la definizione di «sicuro».
Le criptovalute diversificano il portafoglio?
Poco. Nei crolli recenti sono scese insieme alle azioni, e più delle azioni, cioè hanno fatto il contrario di quello che si chiede a uno strumento di diversificazione. Se cerchi qualcosa che regga quando la borsa scende, i titoli di Stato e l’oro hanno una storia molto più lunga. Delle mode che si presentano come «nuove classi di attività» parlo in un articolo in uscita tra qualche giorno, sulle bolle e le mode finanziarie.
Fonti e aggiornamenti
- Agenzia delle Entrate, tassazione delle cripto-attività (Legge di bilancio 2026, L. 199/2025): agenziaentrate.gov.it; sintesi delle novità 2026 su plusvalenze, permute e ISEE: agendadigitale.eu
- CFTC, ordine del 15 ottobre 2021 su Tether (sanzione di 41 milioni di dollari per le dichiarazioni sulle riserve): cftc.gov
- Consob, «Occhio alle truffe»: siti oscurati e avvisi sulle cripto-attività abusive: consob.it/web/area-pubblica/occhio-alle-truffe
- OAM, registro degli operatori in cripto-attività autorizzati in Italia: organismo-am.it
- Banca d’Italia, «L’economia per tutti», schede sulle cripto-attività e sui rischi: economiapertutti.bancaditalia.it
- Benjamin Graham, «The Intelligent Investor», 1949 (ed. it. «L’investitore intelligente»): la distinzione tra investimento e speculazione.
Ultimo aggiornamento: 18 ottobre 2026 · Testo di Eros Benedetti, consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF. Aliquote, limiti e regole sono quelli in vigore alla data di pubblicazione; gli esempi sono didattici: leggi le avvertenze.
- Tag: criptovalute, rischio, speculazione
Eros Benedetti
Consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF (delibera n. 2616 del 27/11/2024). Scrivo guide e costruisco calcolatori per aiutarti a capire i soldi senza fretta e senza fregature.


