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Investire per i figli: strumenti, orizzonte e fisco

Investire per i figli: diciotto anni di tempo valgono più della cifra, 50 euro al mese dalla nascita con i numeri, PAC, fondo pensione e intestazione.
Investire per i figli: strumenti, orizzonte e fisco

In breve

  • Investire per i figli si fa in tre mosse: prima si protegge la famiglia (fondo di emergenza e coperture assicurative), poi un piano di accumulo azionario diversificato e, per l’orizzonte più lungo, il fondo pensione intestato al figlio.
  • Un neonato ha la cosa che nessun investitore può comprare: diciotto anni di tempo. Cinquanta euro al mese dalla nascita valgono più di cento al mese iniziati a diciotto.
  • Intestare al minore vincola i soldi al figlio e alle autorizzazioni del giudice tutelare; intestare al genitore lascia flessibilità. Va deciso prima, non a diciotto anni.

Investire per i figli è la domanda che arriva insieme al primo sonno interrotto: «come metto da parte qualcosa per lui, per lei, per il loro futuro?». La risposta di quasi tutte le famiglie italiane è un libretto o un salvadanaio, e va bene per l’affetto, meno per i numeri. Perché un neonato ha un vantaggio che nessun adulto può comprare a nessun prezzo: diciotto anni di tempo davanti. In questo articolo spiego cosa vale questo tempo, con un esempio da 50 euro al mese, cosa proteggere prima ancora di investire, la scelta tra intestazione al minore e al genitore con le regole legali e fiscali, gli strumenti a confronto, fondo pensione compreso, e cosa farei io.

Come investire per i figli?

In tre mosse. Prima si protegge la famiglia, con il fondo di emergenza e le coperture assicurative; poi si apre un piano di accumulo azionario diversificato, perché diciotto anni di tempo permettono di puntare sulla crescita; per l’orizzonte più lungo si valuta un fondo pensione intestato al figlio, deducibile fino a 5.300 euro l’anno.

Il libretto e il salvadanaio non spariscono, ma cambiano compito: servono a insegnare a un bambino cosa vuol dire risparmiare, non a costruire il capitale per il suo futuro. L’ordine delle tre mosse non è casuale: senza protezione il piano è la prima cosa che salta, e senza il tempo il fondo pensione perde il suo vantaggio più grande.

Il vantaggio dei figli: diciotto anni di tempo

Ai genitori spiego l’interesse composto nel modo in cui lo spiegherei a un bambino, perché è il modo giusto. Immagina una palla di neve in cima a una collina. All’inizio è piccola e rotola piano; ogni giro raccoglie un po’ di neve, e più diventa grande più neve raccoglie a ogni giro. I primi metri sembrano non fare niente; gli ultimi fanno quasi tutto. I soldi investiti funzionano così: i rendimenti generano altri rendimenti, e la parte grande della crescita arriva alla fine, dopo anni in cui sembrava non succedere niente. Chi parte alla nascita dà alla palla di neve la collina più lunga che esista.

È per questo che, per un figlio, l’orizzonte permette una scelta che per un adulto vicino alla pensione sarebbe azzardata: un piano quasi interamente azionario e diversificato. Con diciotto anni davanti, e ancora meglio con trenta, i ribassi che ho descritto in rischio e volatilità sono parentesi, non ferite. La tabella qui sotto mostra cosa significa in pratica.

Un esempio con i numeri: 50 euro al mese dalla nascita

Ipotesi: 50 euro al mese su un piano azionario diversificato, con un rendimento medio del 6% l’anno, costante e al lordo di tasse. Un’ipotesi di lavoro, non una promessa: i mercati rendono in modo irregolare e il risultato reale può essere molto diverso. Tre scenari: dalla nascita ai 18 anni; dalla nascita ai 18 e poi lasciati fermi fino ai 30 senza versare più nulla; e il confronto con chi parte a 18 anni con il doppio, 100 euro al mese, fino ai 30.

ScenarioVersatiValore
50 € al mese dalla nascita ai 18 anni10.800 €circa 19.400 € a 18 anni
Gli stessi, lasciati crescere fino ai 30 anni senza versare altro10.800 €circa 39.000 € a 30 anni
100 € al mese dai 18 ai 30 anni14.400 €circa 21.000 € a 30 anni
Ipotesi didattiche al 6% annuo costante, senza costi e tasse. Chi parte alla nascita con la metà arriva a trent’anni con quasi il doppio.

La riga di mezzo è quella da mostrare ai nonni: i 10.800 euro versati nei primi diciotto anni, lasciati in pace per altri dodici, diventano quasi quattro volte tanto. Non perché qualcuno sia stato bravo, ma perché la palla di neve ha avuto la collina intera. È il regalo più lungo che si possa fare, e costa meno di un caffè al giorno. Puoi rifare i conti con le tue cifre nel calcolatore di interesse composto.

Prima di tutto: proteggere il capitale dagli imprevisti

C’è una cosa che viene prima del piano di investimento, e che nei discorsi sui figli manca quasi sempre: la protezione. Un imprevisto serio, un infortunio, una malattia, un danno causato dal bambino a terzi, può costringere la famiglia a smontare in un pomeriggio quello che ha costruito in dieci anni. Per questo, insieme al fondo di emergenza della famiglia, considero parte del «piano per i figli» anche le coperture assicurative di base: una responsabilità civile per i danni che un minore può causare, una copertura per infortuni, una per cure e terapie che il servizio pubblico non copre o copre con tempi lunghi. Non sono investimenti, e non vanno confusi con le polizze di risparmio di cui parlo più avanti: sono ciò che impedisce agli imprevisti di mangiarsi il capitale. Costano poco e si dimenticano volentieri; è la loro qualità migliore.

Intestare al minore o al genitore

È la scelta con più conseguenze, e va presa prima di aprire qualsiasi cosa. Intestare al minore significa che i soldi sono legalmente suoi: i genitori li amministrano fino alla maggiore età, ma non ne possono disporre liberamente. Gli atti di ordinaria amministrazione, come versare o incassare, sono liberi; quelli di straordinaria amministrazione, come vendere titoli, disinvestire o cambiare strumento, richiedono di norma l’autorizzazione del giudice tutelare, secondo il codice civile. A diciotto anni il figlio ne dispone in piena autonomia, che è un pregio o un difetto a seconda del figlio. Sul piano fiscale i redditi finanziari del minore sono tassati con le stesse aliquote di chiunque, ma vanno dichiarati dai genitori.

Intestare al genitore, con un piano dedicato «mentalmente» al figlio, è più semplice e flessibile: i soldi restano tuoi, li gestisci senza autorizzazioni, decidi tu quando e quanto trasferirli. Il trasferimento, quando arriverà, è una donazione: quelle di modico valore non richiedono formalità, quelle importanti richiedono l’atto notarile, e l’imposta di donazione tra genitori e figli scatta solo oltre una franchigia di un milione di euro per beneficiario, con aliquota del 4% sull’eccedenza. Il rovescio della medaglia: il capitale è aggredibile dai creditori del genitore, entra nella sua successione e dipende dalla sua disciplina nel non toccarlo. Molte famiglie scelgono una via di mezzo: piano intestato al genitore fino alla maggiore età, donazione al figlio quando dimostra di saperlo gestire.

Dove investire per i figli: gli strumenti a confronto

Il PAC per i figli: piano di accumulo in ETF azionari

È il cuore del piano: un PAC, cioè rate mensili automatiche su ETF che replicano indici azionari ampi, ad accumulazione per i motivi di accumulazione o distribuzione. Pro: costi bassi, diversificazione, il pieno vantaggio del tempo. Contro: oscilla, e il genitore deve reggere i ribassi al posto del figlio. Con diciotto anni davanti, un portafoglio tutto azionario è coerente; negli ultimi tre-cinque anni prima dell’uso previsto, per esempio le spese dell’università, conviene spostare gradualmente una parte verso strumenti tranquilli, come nel sentiero descritto in asset allocation.

Il fondo pensione per i figli, intestato al minore

È lo strumento che metterei per primo, e lo spiego. Un minore può aderire a un fondo pensione, di norma ai fondi pensione aperti, con i genitori che versano per lui. I contributi versati per un familiare fiscalmente a carico sono deducibili dal reddito del genitore che paga, entro il limite annuo complessivo di 5.300 euro in vigore dal 2026, condiviso con i propri versamenti: chi ha un’aliquota marginale del 35% recupera in tasse fino a più di un terzo di quanto versa. I rendimenti sono tassati al 20% invece che al 26%, la prestazione finale ha una tassazione agevolata che scende con gli anni di partecipazione, e l’orizzonte è il più lungo immaginabile: sessant’anni di interesse composto. Il vincolo, che per un adulto è il difetto principale, qui è quasi un pregio: i soldi non si possono toccare a diciotto anni per una moto. Restano possibili le anticipazioni per spese sanitarie gravi in ogni momento e, dopo otto anni di partecipazione, per la prima casa o per altre esigenze entro limiti fissati dalla legge. Il contro: la scelta del comparto va fatta con criterio, con una quota azionaria alta per un orizzonte così lungo, e i costi dei fondi vanno confrontati con attenzione.

Conto per figli minori, libretto e buoni fruttiferi

Conto o libretto di risparmio intestato al minore e buoni fruttiferi dedicati sono la scelta tradizionale: semplici, sicuri, adatti a insegnare a un bambino cosa vuol dire risparmiare. Ma rendono poco, e su diciotto anni «poco» significa perdere contro l’inflazione, come ho mostrato in inflazione e risparmi. I buoni fruttiferi garantiti dallo Stato pensati per i minori hanno una tassazione agevolata al 12,5% e nessun costo, ma rendimenti che nel tempo restano ben sotto quelli di un piano azionario. Vanno bene per la parte «educativa» e per i regali dei parenti, non come motore del piano.

Le polizze di risparmio «per i bambini»

Esistono prodotti assicurativi che promettono di far crescere un capitale per i figli. Vanno letti con la stessa attenzione di qualsiasi altro investimento: costi di ingresso, di gestione e di uscita, rendimento effettivo al netto di tutto, vincoli. Alcuni hanno un senso per esigenze specifiche di protezione o successorie; molti, storicamente, hanno reso ai figli molto meno di quanto i genitori credessero, perché i costi si mangiavano proprio l’interesse composto che avrebbe dovuto lavorare per loro. Non è un giudizio su una categoria, è un invito a fare i conti.

Nella mia esperienza: cosa farei io

Investirei, senza dubbio, e con un ordine preciso. Prima il fondo pensione intestato al figlio, portato al massimo della deducibilità, i 5.300 euro annui, compatibilmente con il resto: è lo strumento con il vantaggio fiscale più grande e l’orizzonte più lungo, e il fatto che sia vincolato lo rende, per un bambino, la scelta più saggia e non la più rigida. Poi un piano di accumulo tutto azionario e diversificato, con rate automatiche, per tutto ciò che potrebbe servire prima della pensione: studi, la prima casa, l’inizio di una vita adulta. Ai genitori spiegherei l’interesse composto con la palla di neve e con la tabella dei 50 euro, perché vedere quei numeri convince più di qualsiasi ragionamento; e ricorderei che il piano regge solo se la famiglia è protetta dagli imprevisti. Non cito strumenti specifici, e non è un caso: la scelta del fondo e del piano dipende da costi, comparti e situazione della famiglia, e va fatta con i criteri, non con i nomi.

Errori da evitare

  • Il libretto come unico strumento. Sicuro, educativo e battuto dall’inflazione per diciotto anni.
  • Essere prudenti con l’orizzonte più lungo che esiste. Un bambino può permettersi le azioni più di chiunque altro.
  • Intestare al minore senza conoscere le regole. Vendere richiede il giudice tutelare, e a diciotto anni decide il figlio.
  • Investire per i figli prima di aver sistemato i genitori. Senza fondo di emergenza e coperture, il piano è la prima cosa che salta.
  • Comprare una polizza «per i bambini» senza leggere i costi. I costi si mangiano l’interesse composto, che era tutto il punto.

Domande frequenti

Come investire per i figli dalla nascita?

Aprendo subito il piano di accumulo, anche con 25 o 50 euro al mese, a nome del genitore o del figlio secondo la scelta fatta prima; le rate automatiche fanno il resto. Se il budget lo permette, si aggiunge il fondo pensione intestato al minore, che dalla nascita ha davanti l’orizzonte più lungo possibile. La cifra conta meno della partenza.

Investire per i figli già dalle elementari è tardi?

No: a sei anni restano dodici anni fino alla maggiore età e molti di più fino alla pensione. Con 50 euro al mese al 6% annuo ipotetico, in dodici anni si arriva a circa 10.500 euro su 7.200 versati: la collina è più corta di quella di un neonato, ma è ancora una collina. Quello che non si recupera è solo il tempo già passato, quindi si parte oggi.

Investire per i figli maggiorenni: cosa cambia?

Cambia chi decide: a diciotto anni il figlio dispone di ciò che è a suo nome e può aprire conto titoli e fondo pensione da solo. Il piano intestato al genitore resta del genitore, che può trasferirlo con una donazione, in una volta o a tappe. È anche il momento di passare dal versare allo spiegare: un ventenne che capisce l’interesse composto vale più di un bonifico.

I nonni possono contribuire?

Certo, con donazioni di denaro: quelle di modico valore non richiedono formalità. Il fondo pensione del nipote può ricevere versamenti anche da loro, ma la deduzione spetta a chi ha il minore fiscalmente a carico, di solito i genitori.

Il fondo pensione per un bambino non è troppo rigido?

Il vincolo è il suo pregio: protegge il capitale dalle tentazioni dei diciotto anni. Restano le anticipazioni previste dalla legge per spese sanitarie e, dopo otto anni, per la prima casa. Per tutto ciò che deve servire prima, c’è il piano di accumulo.

Quanto mettere da parte per un figlio?

Quello che non pesa sul budget della famiglia, come ho descritto in quanto investire ogni mese. Con la collina intera davanti, la costanza vale più della cifra: 50 euro al mese per diciotto anni battono 5.000 euro versati una volta a quindici.

Fonti e aggiornamenti

  • Codice civile, articoli 320 e seguenti: rappresentanza e amministrazione dei beni dei figli minori e autorizzazioni del giudice tutelare.
  • COVIP, Commissione di vigilanza sui fondi pensione, guide sull’adesione dei minori e sulla fiscalità della previdenza complementare: covip.it
  • Agenzia delle Entrate, imposta sulle donazioni, franchigie e deducibilità dei contributi per familiari a carico: agenziaentrate.gov.it
  • Legge di bilancio 2026, innalzamento a 5.300 euro del limite di deducibilità dei contributi alla previdenza complementare.
  • Banca d’Italia, «L’economia per tutti», sezione sull’educazione finanziaria per famiglie e bambini: economiapertutti.bancaditalia.it

Ultimo aggiornamento: 29 settembre 2026 · Testo di Eros Benedetti, consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF. Regole fiscali e legali sono quelle in vigore alla data di pubblicazione; gli esempi sono didattici: leggi le avvertenze.

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Immagine di Eros Benedetti

Eros Benedetti

Consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF (delibera n. 2616 del 27/11/2024). Scrivo guide e costruisco calcolatori per aiutarti a capire i soldi senza fretta e senza fregature.

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