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Budget mensile: il metodo che regge davvero (con il foglio gratuito)

Budget mensile in quattro passi: entrate, spese fisse, variabili e quota di risparmio decisa prima, con il foglio Excel gratuito spiegato passo passo.
Budget mensile: il metodo che regge davvero (con il foglio gratuito)

In breve

  • Un budget mensile regge solo se è semplice: entrate, spese fisse, spese variabili e una quota di risparmio decisa prima, non con quello che avanza.
  • La regola che uso: appena arriva lo stipendio una parte va subito a risparmio e investimenti, una cifra fissa va su una carta per le spese personali, il resto resta sul conto e paga tutto in automatico.
  • Il foglio Excel gratuito di Feenanza fa i conti da solo: inserisci le voci e ti dice quanto resta, quanto investire ogni mese e quanto deve essere grande il fondo di emergenza.

Un budget mensile è la cosa più noiosa e più utile che si possa fare con i propri soldi, ed è anche quella che fallisce più spesso: si parte a gennaio con un foglio pieno di categorie e a marzo non lo apre più nessuno. Io sono partito così, con un foglio di calcolo; oggi non lo apro quasi più, perché il sistema è diventato automatico e non ha bisogno di me ogni settimana. In questo articolo spiego perché i budget falliscono, il metodo in quattro passi che uso e consiglio, quando il 50/30/20 funziona, come usare passo passo il foglio Excel gratuito del sito, e un esempio con i numeri di uno stipendio da 2.000 euro.

Come si fa un budget mensile?

In quattro passi: si fotografano le entrate, le spese fisse e le spese variabili, e si decide prima una quota di risparmio. Poi il giorno dello stipendio quella quota parte in automatico, una cifra fissa va su una carta per le spese personali e il resto paga tutto dal conto. Poche voci, un controllo al mese.

Prima dei passi, però, vale la pena capire perché la maggior parte dei budget non arriva a marzo. Falliscono per tre motivi. Il primo è che sono troppo dettagliati: venti categorie, ogni scontrino da registrare, e alla terza settimana la fatica supera il beneficio. Il secondo è che partono dalla domanda sbagliata, «quanto posso spendere?», invece di «quanto voglio mettere da parte?». Se il risparmio è quello che avanza a fine mese, non avanza mai: le spese si allargano fino a riempire lo spazio disponibile. Il terzo è che si reggono sulla forza di volontà, che è una risorsa scarsa: il budget che funziona è quello che lavora anche quando tu non ci pensi.

Un budget che regge ha quindi tre caratteristiche: poche voci, una quota di risparmio decisa prima di tutto il resto, e più automatismi possibile. Non serve tenere traccia di quanto hai speso di caffè a marzo; serve sapere che il giorno dopo lo stipendio i soldi giusti erano già nel posto giusto. La mia sintesi sta in una frase: crea una regola e seguila in maniera ferrea. Non quella perfetta, quella che riesci a rispettare anche nei mesi storti.

Come gestire lo stipendio: il metodo in quattro passi

Prima si fa la fotografia, una volta sola e con gli estratti conto davanti, non a memoria.

  1. Entrate. Lo stipendio netto medio, o il reddito netto di un anno diviso dodici se lavori in proprio. La tredicesima trattala come un extra da mandare al fondo di emergenza o agli investimenti.
  2. Spese fisse. Affitto o mutuo, bollette, assicurazioni, trasporti, abbonamenti, rate. Escono anche se stai fermo: qui scopri quanto sei davvero libero di decidere.
  3. Spese variabili. Spesa alimentare, ristoranti e bar, salute, vestiti, tempo libero, regali. Sono le voci elastiche, le uniche su cui un budget può davvero intervenire.
  4. Quota di risparmio. Quello che resta dopo le fisse e una stima onesta delle variabili, collegata a obiettivi precisi: prima il fondo di emergenza, poi gli investimenti. Non il massimo teorico: una cifra che regge anche in un mese con l’imprevisto.

Fatta la foto, il meccanismo mensile è questo. Il giorno dello stipendio una cifra parte verso risparmio e investimenti: è il «pagare prima te stesso». Una seconda cifra, fissa, va su una carta dedicata oppure si preleva in contanti, ed è il budget per le spese personali e superflue. Tutto il resto resta sul conto, che paga da solo affitto, bollette, rate e spesa. Quando la carta è vuota, le spese superflue sono finite per quel mese: non serve controllare niente, il limite è fisico. È il metodo che uso e che consiglio: sposta la fatica dalla volontà all’organizzazione.

50/30/20 e le altre regole: quando funzionano

La regola più famosa è il 50/30/20: metà del reddito netto per le necessità, il 30% per i desideri, il 20% per il risparmio. Su 2.000 euro netti sono 1.000, 600 e 400. È una buona bussola per chi parte, e funziona meno dove la casa costa tanto. Le famiglie italiane spendono in media il 35,7% del bilancio solo per abitazione, acqua, elettricità e gas (ISTAT, dati 2024), e in una città cara un affitto da solo può prendersi il 40% dello stipendio: il 50% per le necessità diventa irraggiungibile e la regola va adattata, per esempio a un 60/20/20. Il 20% di risparmio sembra normale nei manuali, ma la propensione al risparmio delle famiglie italiane era dell’8,0% nel primo trimestre 2026: chi arriva al 20% sta già facendo molto più della media.

Le buste (contanti divisi per categoria) e il budget a base zero (ogni euro ha una destinazione decisa prima) sono più precisi ma più faticosi. Il metodo «paga prima te stesso» è il meno preciso e il più robusto: sceglie una sola cifra, la mette al sicuro subito e lascia che il resto si sistemi da sé. La carta dedicata alle spese superflue è la versione moderna della busta di contanti.

Qualunque regola scegli, la percentuale conta meno della costanza: un 10% messo da parte tutti i mesi batte un 20% teorico che salta a ogni imprevisto. Del tasso di risparmio, e del perché conta più del rendimento, parlo in un articolo in uscita tra qualche giorno.

Il foglio Excel gratuito di Feenanza: come usarlo passo passo

Il foglio lo trovi qui: scarica il foglio budget mensile (xlsx). È un modello Excel gratuito, senza registrazione, che si apre anche con LibreOffice e con i fogli di calcolo online. Ha una sola scheda e si compila in dieci minuti: si scrivono solo le celle gialle, i totali si calcolano da soli, gli importi sono mensili.

  1. Entrate. Stipendio netto e altre entrate (bonus, extra). Se un’entrata non è certa, non scriverla.
  2. Spese fisse. Affitto o rata del mutuo, bollette, internet e telefono, assicurazioni, trasporti, abbonamenti e servizi, rate di prestiti. Copia gli importi dagli addebiti reali degli ultimi mesi.
  3. Spese variabili. Spesa alimentare, ristoranti e bar, salute e farmacia, abbigliamento, tempo libero e viaggi, regali e varie. La tentazione è scrivere quanto vorresti spendere: scrivi quanto spendi davvero, guardando tre mesi di estratto conto.
  4. Spese occasionali. Bollo, revisione e manutenzione dell’auto, tasse e imposte, vacanze, altro. Sono annuali e il foglio le vuole divise per dodici: è così che si smette di farsi sorprendere dal bollo.
  5. Risultato. Il foglio somma entrate e spese e ti dice quanto resta ogni mese. Da quella cifra toglie un cuscinetto del 10% per gli imprevisti piccoli e ti propone, arrotondata per difetto, la cifra da investire ogni mese, anche in percentuale delle entrate.
  6. Fondo di emergenza. Le ultime due righe moltiplicano le tue spese per tre e per sei mesi. Finché il fondo non è completo, la cifra da investire va prima lì, come ho spiegato in fondo di emergenza.

La cifra che il foglio propone non è un obbligo: è il punto di partenza per decidere quanto pagare a te stesso. Su come trasformarla in un piano di accumulo ho scritto in quanto investire al mese.

Il controllo mensile in quindici minuti

Il budget non si rifà ogni mese: si controlla. Una volta al mese, il giorno dopo lo stipendio, bastano quattro domande.

  • Il bonifico verso risparmio e investimenti è partito? Se è automatico, la risposta è sì e il primo controllo è finito.
  • La carta delle spese personali è bastata? Se era vuota il 20, il budget era troppo stretto o il mese troppo largo: decidi quale dei due.
  • Il conto ha coperto tutte le spese fisse? Se è andato in rosso, una voce fissa è cresciuta e va aggiornata nel foglio. Con l’energia regolamentata salita del 18,6% in un anno ad agosto 2026 (ISTAT), le bollette sono la voce che cambia di più.
  • C’è stata una spesa occasionale non prevista? Aggiungila alla riga giusta, divisa per dodici, così l’anno prossimo non è più una sorpresa.

Le voci che vedo sottovalutate più spesso sono due. Gli abbonamenti, perché costano poco uno per uno e tanto tutti insieme. E le piccole spese quotidiane, la colazione al bar su tutte: ipotizzando 3 euro per venti giorni lavorativi sono 60 euro al mese, 720 all’anno, che nessuno ha mai «deciso». Il controllo serve a correggere il foglio, non a farti sentire in colpa: se una voce sfora tre mesi di fila, non è uno sgarro, è il budget che era sbagliato.

Un esempio con i numeri: uno stipendio da 2.000 euro

Un mio cliente faticava ad arrivare a fine mese con uno stipendio buono, intorno ai 2.000 euro netti. Mutuo da 600 euro, spese fisse e necessarie per altri 800 circa: restavano 600 euro, che sparivano ogni mese senza che sapesse dove. Tracciando le spese la risposta è arrivata in tre voci: un pacchetto di sigarette al giorno, consegne a domicilio frequenti e una cena fuori ogni settimana. Con ipotesi prudenti (6 euro al pacchetto, due consegne a settimana da 20 euro, una cena a settimana da 60 euro) fanno circa 180, 170 e 250 euro: 600 euro tondi, tutto il margine. Non erano spese folli, erano spese invisibili.

VocePrimaDopo (ipotesi)
Stipendio netto2.000 €2.000 €
Mutuo600 €600 €
Spese fisse e necessarie800 €800 €
Sigarette (un pacchetto al giorno)circa 180 €circa 180 €
Consegne a domiciliocirca 170 € (due a settimana)circa 85 € (una a settimana)
Cene fuoricirca 250 € (una a settimana)120 € (due al mese)
Quanto resta0 €circa 215 €
Cifra da investire secondo il foglio0 €190 €
Ipotesi didattiche: stipendio, mutuo e spese fisse sono le cifre indicative del caso; prezzi di sigarette, consegne e cene ipotizzati (6 euro al pacchetto, 20 euro a consegna, 60 euro a cena) e arrotondati. Il «dopo» è uno scenario di esempio, non ciò che è successo.

Nel «dopo» ho ipotizzato un cambiamento modesto: sigarette invariate (non sono un medico), consegne dimezzate, cene da quattro a due al mese. Il margine passa da zero a circa 215 euro e il foglio, tolto il cuscinetto del 10%, propone 190 euro al mese da investire: quasi il 10% dello stipendio. Il budget non ha cambiato la vita di quel cliente; gli ha solo fatto vedere dove finivano 600 euro al mese, e da lì la scelta era sua.

Nella mia esperienza: dal foglio di calcolo all’automatismo

Sono partito da un foglio di calcolo, quando il margine era stretto e mettevo da parte il 10% dello stipendio: ogni voce scritta a mano, ogni mese. È servito: senza quei numeri non avrei saputo quanto potevo davvero investire. Da un po’ di tempo, però, il foglio non mi serve più: il sistema è diventato metodico e ottimizzato. Il giorno dello stipendio una parte va subito investita, una quota va sulla carta che uso per le spese superflue, il resto resta sul conto e paga tutto in automatico. Se la carta è vuota, il budget del mese è finito, e la cosa si regola da sola. Il foglio è la scuola guida; l’automatismo è la patente.

Errori da evitare

  • Compilare il budget con le spese che vorresti avere. Il foglio si riempie con gli estratti conto, non con le buone intenzioni.
  • Dimenticare le spese annuali. Bollo, assicurazione, vacanze e tasse arrivano una volta l’anno e sfondano qualsiasi mese: vanno divise per dodici.
  • Risparmiare quello che avanza. Non avanza mai. La quota si decide prima e parte per prima.
  • Venti categorie. Più voci hai, prima smetti di aggiornarle. Il foglio ne ha una ventina in tutto, e sono già tante.
  • Cambiare metodo ogni mese. Un budget mediocre seguito per un anno batte tre metodi perfetti abbandonati dopo tre settimane.

Domande frequenti

Come si fa un budget mensile se lo stipendio è variabile?

Si parte dal mese peggiore degli ultimi dodici, non dalla media: le spese fisse devono starci in quello. Nei mesi migliori la differenza va al fondo di emergenza (per chi ha entrate irregolari, fino a dodici mesi di spese) e solo dopo agli investimenti.

Budget personale o budget familiare: cambia qualcosa?

Il metodo no, le voci sì. In un budget familiare le entrate sono due, le spese fisse pesano di più e serve una regola condivisa: chi paga cosa, e una quota di risparmio comune decisa insieme, non quella che avanza a ciascuno. Il foglio si compila una volta sola con i numeri di tutti; la carta per le spese personali resta una a testa. Di come dividere i soldi in coppia parlo in un articolo in uscita a fine mese.

Budget mensile famiglia: come cambia con 4 persone?

Cambiano gli ordini di grandezza, non le regole. ISTAT stima per una coppia con un figlio una spesa media intorno ai 3.450 euro al mese, e con due figli si sale ancora, con abitazione ed energia sempre in cima. Un budget mensile per una famiglia di quattro persone ha più spese fisse e più spese occasionali, scuola, sport, dentista: vanno divise per dodici come tutte le altre, e la quota di risparmio, anche piccola, si decide prima.

Guadagno troppo poco per fare un budget: ha senso lo stesso?

Forse è vero, ma bisogna sempre fare almeno una prova per vedere se si riesce a mettere da parte anche una cifra piccolissima. Con uno stipendio basso il budget non serve a risparmiare tanto: serve a non finire in rosso e a scoprire se 30 o 50 euro al mese ci stanno. Più spesso di quanto si pensi, ci stanno.

Meglio un’app, un calcolatore online o un foglio Excel?

Quello che apri davvero. Il foglio ha un vantaggio: ti costringe a scrivere le cifre a mano una volta, ed è in quel momento che capisci dove vanno i soldi. Un calcolatore online, come quello della Banca d’Italia, va bene per la prima fotografia; le app che dividono le spese in categorie da sole sono comode, ma dopo un mese nessuno legge più le categorie.

Quanto dovrei riuscire a mettere da parte ogni mese?

Dipende da quanto pesano le spese fisse. Il 20% del 50/30/20 è un riferimento, non una legge: se sei sotto, parti dalla cifra che regge e alzala a ogni aumento di stipendio.

Fonti e aggiornamenti

  • ISTAT, «Spese per consumi delle famiglie, anno 2024» (7 ottobre 2025): spesa media mensile 2.755 euro, mediana 2.240, quote per capitolo di spesa (abitazione ed energia 35,7%): istat.it
  • ISTAT, conti economici trimestrali (1° luglio 2026): propensione al risparmio delle famiglie consumatrici all’8,0% nel primo trimestre 2026: istat.it
  • ISTAT, «Prezzi al consumo, agosto 2026» (16 settembre 2026): inflazione al 3,3%, energia regolamentata +18,6% sull’anno: istat.it
  • Banca d’Italia, «L’economia per tutti», schede sul bilancio familiare e calcolatore del budget: economiapertutti.bancaditalia.it

Ultimo aggiornamento: 6 ottobre 2026 · Testo di Eros Benedetti, consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF. Gli esempi hanno ipotesi semplificate a scopo didattico: leggi le avvertenze.

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Immagine di Eros Benedetti

Eros Benedetti

Consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF (delibera n. 2616 del 27/11/2024). Scrivo guide e costruisco calcolatori per aiutarti a capire i soldi senza fretta e senza fregature.

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