In breve
- I ribassi del 10% arrivano quasi ogni anno, quelli oltre il 20% ogni cinque o sei; in media durano un anno e il mercato recupera in circa due. Sono la normalità, non un’anomalia.
- Non si vende se la strategia non è cambiata. Un portafoglio costruito bene sta dentro parametri che avevi già accettato: il rosso è previsto, non una sorpresa.
- La liquidità investibile in un crollo compra azioni scontate o titoli di Stato con cedole più alte. Chi vende sul minimo trasforma una parentesi in una perdita.
Crollo di borsa, cosa fare: è la ricerca che esplode ogni volta che i mercati scendono per più di qualche giorno, ed è la domanda che ricevo per telefono nei momenti peggiori. Il 2022 è stato l’ultimo caso serio, un anno critico per molte classi di attività insieme, e a chi mi ha chiamato ho risposto sempre la stessa cosa, che troverai qui sotto. In questo articolo spiego cosa succede nella testa quando il portafoglio è in rosso, quanto durano davvero i ribassi e quanto ci mette il mercato a recuperare, le tre cose da non fare e le tre da fare, cosa contiene un piano scritto prima del crollo e cosa succede, con i numeri, a chi vende sul minimo e a chi invece compra.
Cosa succede nella testa quando il portafoglio è in rosso
Una perdita fa più male di quanto un guadagno della stessa misura faccia piacere: è uno dei risultati più solidi della psicologia economica, e in un crollo lo si sente nello stomaco. A questo si aggiungono i titoli dei giornali, che nei ribassi diventano apocalittici, e la sensazione che «fare qualcosa» sia meglio che stare fermi. Il cervello cerca una via di fuga, e vendere è la via di fuga più a portata di mano: trasforma un’ansia in un numero fisso, e per un attimo si sta meglio. È esattamente il momento in cui si commettono gli errori più costosi, come ho spiegato in rischio e volatilità: non perché il ribasso sia grave, ma perché la decisione viene presa da una parte di noi che non sa fare i conti.
Quanto durano i ribassi e quanto ci mette il mercato a recuperare
Il rimedio migliore contro il panico è sapere cosa è già successo. La tabella riporta gli ordini di grandezza ricavati dalla storia dell’indice americano dal dopoguerra, il mercato con la serie più lunga e studiata; i mercati mondiali si comportano in modo simile.
| Tipo di ribasso | Quanto spesso | Calo medio | Durata media della discesa | Tempo medio per tornare ai massimi |
|---|---|---|---|---|
| Correzione (-10% / -20%) | circa una volta l’anno | circa -14% | 3-4 mesi | circa 4 mesi |
| Mercato «orso» (oltre -20%) | circa ogni 5-6 anni | circa -33% | circa 12-13 mesi | circa 2 anni, con casi molto diversi |
I quattro episodi che chi investe oggi ricorda, o dovrebbe ricordare: la bolla tecnologica del 2000-2002, con un -50% recuperato solo nel 2007; la crisi finanziaria del 2007-2009, con un -55% e cinque anni e mezzo per tornare ai massimi; la pandemia del 2020, con un -34% in cinque settimane e il recupero completo entro l’estate; il 2022, con circa -20% sulle azioni e, cosa più rara, -15% sulle obbligazioni nello stesso anno, recuperati nei due anni successivi. Ogni crollo è diverso, ed è il primo punto del piano di cui parlerò tra poco; ma tutti finora sono finiti allo stesso modo, con nuovi massimi.
Le tre cose da non fare
- Non vendere se la strategia non è cambiata. È la regola che conta più di tutte. Se il portafoglio è stato costruito correttamente, con un’allocazione coerente con la tua tolleranza, in un crollo dovresti comunque stare dentro parametri per te gestibili: il -20% che stai vedendo era già scritto tra le possibilità quando hai deciso i pesi. Vendere adesso significa cambiare strategia nel momento peggiore, per il motivo peggiore.
- Non controllare ogni giorno. In un crollo il portafoglio scende un giorno e rimbalza il giorno dopo; guardarlo di continuo raddoppia le perdite percepite e non cambia di un euro quelle reali. Un controllo alla settimana, o al mese, è già troppo.
- Non reinventare la strategia a metà tempesta. Il crollo non è il momento per scoprire l’oro, le criptovalute o il settore che «sta tenendo». Le decisioni sull’allocazione si prendono a mente fredda, prima o molto dopo. Durante, si applica quello che era stato deciso.
Le tre cose da fare
- Verificare di essere dentro i parametri. Quanto è sceso il portafoglio nel suo insieme, non la sola parte azionaria? È dentro il calo massimo che avevi messo in conto quando hai scelto l’allocazione? Quasi sempre la risposta è sì, e la frase che ripeto a chi guarda il rosso è questa: siamo dentro i parametri del backtest del portafoglio, non è nulla di spaventoso.
- Continuare a versare, e usare la liquidità investibile. Il piano di accumulo va avanti: le rate comprano a sconto. Se hai liquidità oltre il fondo di emergenza, un crollo è il momento in cui vale di più: nel 2022, per esempio, poteva comprare azioni scese del 20% oppure titoli di Stato che, dopo il rialzo dei tassi, offrivano cedole molto più alte di un anno prima.
- Ribilanciare secondo la regola. Se il crollo ha spostato i pesi oltre la soglia, si riportano in linea comprando ciò che è sceso, come ho descritto in ribilanciamento. Non è coraggio: è manutenzione.
Il piano scritto prima del crollo
Un piano per i crolli non può essere una lista di mosse valide per sempre, perché ogni crollo è diverso: bisogna capirne le motivazioni prima, e gli effetti a lungo termine dopo. Il 2020 era una pandemia con un’economia messa in pausa; il 2022 era inflazione e tassi in salita, che colpivano azioni e obbligazioni insieme; il 2008 era un sistema bancario in crisi. Reagire allo stesso modo sarebbe stato sciocco. Ma il piano può contenere le domande da farsi e le regole che non cambiano, e sono queste che io tengo scritte.
- Le domande: cosa sta causando il ribasso? È qualcosa che cambia il valore delle aziende per i prossimi dieci anni o solo il prezzo per i prossimi dieci mesi? Cambia qualcosa nella mia vita, nel mio orizzonte, nel mio reddito?
- Le regole: il calo massimo che ho accettato per il portafoglio intero; la soglia di ribilanciamento; cosa compro con la liquidità investibile e quanta ne tengo comunque ferma; a chi non dare retta, a partire dai titoli dei giornali.
- La frase: quella da rileggere prima di aprire l’app. La mia è qui sopra.
Un esempio con i numeri: chi vende e chi compra
Immagina due risparmiatori, inventati ma verosimili, con lo stesso portafoglio bilanciato da 100.000 euro e 10.000 euro di liquidità oltre al fondo di emergenza, all’inizio di un anno come il 2022. Il portafoglio scende del 18% e tocca il minimo in autunno. La prima, spaventata, vende tutto sul minimo e resta in liquidità; rientra solo quando il mercato è già risalito del 15%, «per essere sicura». Il secondo non tocca niente e, sul minimo, investe i 10.000 euro di liquidità. Tre anni dopo il mercato è del 30% sopra il minimo.
| Chi vende sul minimo e rientra dopo | Chi resta e compra | |
|---|---|---|
| Valore sul minimo | 82.000 € (venduti) | 82.000 € + 10.000 € investiti |
| Rialzo catturato | solo il 13% oltre il +15% perso | tutto il +30% |
| Dopo tre anni | circa 92.700 € più 10.000 € fermi = 102.700 € | circa 119.600 € |
| Differenza | circa 17.000 euro, con la stessa strategia di partenza e lo stesso mercato | |
Nella mia esperienza: il 2022 al telefono
Il 2022 è stato un momento critico per molte classi di attività insieme: azioni e obbligazioni scendevano nello stesso anno, cosa che i portafogli «prudenti» non avevano mai visto. A chi mi ha chiamato ho detto due cose. La prima: mantenere attivi gli investimenti, cioè tenere, perché la strategia non era cambiata e i portafogli erano dentro i parametri previsti. La seconda: usare l’eventuale liquidità investibile per comprare azionario a sconto oppure titoli di Stato, che dopo il rialzo dei tassi avevano un rendimento cedolare molto più alto dell’anno prima. Non era una previsione, era aritmetica: gli stessi strumenti costavano meno e rendevano di più. Chi ha seguito quel ragionamento ha visto il portafoglio recuperare nei due anni successivi; chi ha venduto ha trasformato un anno brutto in una perdita, e in molti casi è rientrato più in alto.
Errori da evitare
- Vendere «per poi rientrare più in basso». Il rientro non arriva mai, o arriva più in alto: sono due decisioni giuste da azzeccare, come ho scritto sul timing.
- Spendere il fondo di emergenza per comprare a sconto. La liquidità che compra nei crolli è quella oltre il cuscinetto, mai il cuscinetto.
- Sospendere il PAC «finché non si calma». Le rate dei mesi di crollo sono le più preziose di tutto il piano.
- Cercare il colpevole. Banche centrali, governi, guerre: capirli aiuta a inquadrare il crollo, non a decidere cosa fare, che era già deciso.
- Dimenticare il crollo appena finisce. Quando torna il sereno, rileggi come ti sei sentito e aggiusta l’allocazione se il rosso era più di quanto reggevi. È l’unica revisione da fare, e va fatta dopo.
Domande frequenti
Quanto può scendere un portafoglio bilanciato in un crollo?
Dipende dai pesi. Un 60/40 in un crollo azionario del 35% con obbligazioni ferme perde circa il 21%; in un anno come il 2022 circa il 18%. Sono i numeri da conoscere prima, come ho mostrato in asset allocation, così che durante non siano una sorpresa.
Devo comprare di più durante un crollo?
Se hai liquidità oltre il fondo di emergenza e un orizzonte lungo, sì, secondo le regole del tuo piano: rate del PAC, ribilanciamento, eventuale versamento libero. Non con i soldi che servono entro pochi anni, e non indebitandoti.
E se questa volta è diverso?
Ogni volta è diverso nelle cause, e finora mai nel finale. Se davvero un giorno i mercati non recuperassero più, il problema non sarebbe il tuo portafoglio ma l’economia mondiale, e nessuna liquidità ti proteggerebbe. Investire è scommettere che il mondo continui a produrre valore: finora ha pagato sempre.
Ho già venduto nel panico: cosa faccio adesso?
Rientra secondo un piano, a rate brevi se ti aiuta, senza aspettare «il momento giusto» che è la stessa trappola al contrario. Poi scrivi il piano per il prossimo crollo, con l’allocazione che avresti retto: la lezione più costosa è anche la più utile, se la usi.
Fonti e aggiornamenti
- S&P Dow Jones Indices, serie storiche dell’S&P 500 dal 1950: correzioni, mercati orso e tempi di recupero: spglobal.com/spdji
- Daniel Kahneman, Pensieri lenti e veloci: l’avversione alle perdite e le decisioni sotto stress.
- Consob, educazione finanziaria, sezione sui comportamenti degli investitori nelle fasi di crisi: consob.it/web/investor-education
- Banca d’Italia, «L’economia per tutti», schede sul rischio e sull’orizzonte temporale: economiapertutti.bancaditalia.it
- Investopedia, voce «Bear Market»: investopedia.com
Ultimo aggiornamento: 24 settembre 2026 · Testo di Eros Benedetti, consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF. I dati storici sono ordini di grandezza e gli esempi hanno ipotesi semplificate: leggi le avvertenze.
Eros Benedetti
Consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF (delibera n. 2616 del 27/11/2024). Scrivo guide e costruisco calcolatori per aiutarti a capire i soldi senza fretta e senza fregature.


