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Aspettare il momento giusto per investire costa: timing contro tempo nel mercato

Quando investire? Perché aspettare il momento giusto costa: i massimi non sono un tetto, i giorni migliori arrivano vicino ai peggiori, il tempo batte il timing.
Aspettare il momento giusto per investire costa: timing contro tempo nel mercato

In breve

  • Comprare sui minimi richiede due decisioni giuste, l’uscita e il rientro; quasi nessuno ne azzecca una, figurarsi due.
  • «Ora è troppo alto» è stato detto in quasi ogni anno di storia dei mercati: l’azionario passa gran parte del tempo vicino ai massimi, e li supera di continuo.
  • Perdere i dieci giorni migliori di vent’anni dimezza il risultato, e quei giorni arrivano quasi sempre a ridosso dei peggiori. Il tempo nel mercato batte il timing.

Quando investire? È la domanda che blocca più persone di qualsiasi altra, e la risposta che do è sempre la stessa, ed è sempre accolta con sospetto: ora. Non perché il mercato sia a buon prezzo, non lo so, e non perché domani salga, non lo so nemmeno. Ma perché la statistica dice che aspettare costa, e costa più di quanto un ribasso possa far risparmiare. Io ho provato a fare timing, e te lo racconto; in questo articolo metto in fila perché tutti vogliono comprare sui minimi e nessuno ci riesce, cosa dicono i dati sui massimi storici e sui «giorni migliori», quanto costa aspettare, con i numeri, e i pochi casi in cui rimandare ha davvero senso.

Perché tutti vogliono comprare sui minimi (e nessuno ci riesce)

L’idea è irresistibile: aspettare il crollo, comprare in basso, godersi la risalita. Sul grafico di ieri è ovvio dove fosse il minimo; il problema è che il grafico di ieri si vede solo domani. Un minimo è tale solo dopo che il mercato è risalito; mentre lo attraversi sembra l’inizio di un ribasso più grande, e infatti nel marzo 2020, nel marzo 2009, nell’ottobre 2022 la sensazione dominante non era «che occasione», era «adesso scende ancora».

Il timing, poi, richiede due decisioni giuste, non una. Chi esce per evitare un ribasso deve anche rientrare, e rientrare è più difficile che uscire, perché il rientro va fatto quando le notizie sono ancora pessime. Chi aspetta di «vedere la ripresa» rientra quando la ripresa è già avvenuta in buona parte. Io ci ho provato, qualche anno fa: non è andata male, e proprio per questo ho smesso. Un risultato discreto ottenuto con una scommessa non è un metodo, è fortuna, e la fortuna non si ripete su richiesta. Statisticamente non è conveniente cercare di farlo, ed è una delle poche frasi della finanza su cui la ricerca è quasi unanime.

«Ora è troppo alto»: i massimi storici non sono un tetto

La frase che sento più spesso è «ora è troppo alto». Ha due problemi. Il primo è che troppo alto non significa che non salirà più, anzi: l’azionario vede spesso rotture continue dei massimi. Un mercato che cresce nel lungo periodo passa, per definizione, molto tempo vicino ai suoi massimi storici, e ne segna di nuovi in continuazione: gli indici americani hanno chiuso a un nuovo massimo in circa un giorno di borsa su quindici negli ultimi settant’anni. Se avessi aspettato che «non fosse più troppo alto», avresti aspettato quasi sempre. Le analisi sui rendimenti nei dodici mesi successivi a un massimo storico, per giunta, mostrano risultati medi in linea con quelli di un giorno qualunque, se non leggermente migliori: i massimi tendono a fare compagnia ad altri massimi.

Il secondo problema è più pratico: se entri con un portafoglio che già di base è ben bilanciato, non ti dovrai preoccupare del livello del mercato. Un portafoglio costruito secondo la tua tolleranza, come ho descritto in asset allocation, ha già dentro la risposta a un ribasso: la parte obbligazionaria lo attutisce, il ribilanciamento ne approfitta, l’orizzonte lo assorbe. «Troppo alto» è una preoccupazione di chi ha un portafoglio sbagliato, non un mercato sbagliato.

I giorni migliori: cosa succede a chi li perde

C’è un esercizio che i grandi gestori ripetono ogni anno sul mercato americano, con risultati sempre simili. Si prende un periodo di vent’anni e si calcola il rendimento di chi è rimasto sempre investito; poi si toglie una manciata di giornate, le migliori. La tabella riporta gli ordini di grandezza tipici di queste analisi sull’indice americano; i numeri esatti cambiano con il ventennio scelto, la lezione no.

Su circa 5.000 giorni di borsa in vent’anniRendimento medio annuo10.000 euro diventano
Sempre investitocirca 10%circa 67.000 €
Senza i 10 giorni miglioricirca 5,5-6%circa 30.000 €
Senza i 20 giorni miglioricirca 3%circa 18.000 €
Senza i 30 giorni miglioricirca 1% o menocirca 12.000 €
Ordini di grandezza ricavati dalle analisi ricorrenti sull’S&P 500. Dieci giorni su cinquemila fanno metà del risultato.

Il dettaglio decisivo è un altro: quei giorni migliori non arrivano nei periodi tranquilli. La maggior parte dei rimbalzi più forti della storia è avvenuta entro poche settimane dai crolli più forti, in pieno panico, quando chi fa timing è appena uscito. Nel 2020, i giorni migliori dell’anno sono caduti a fine marzo, a pochi giorni dai peggiori. Chi era fuori «per sicurezza» ha preso i ribassi e si è perso i rialzi: il contrario esatto di ciò che cercava.

Un esempio con i numeri: quanto costa aspettare

Immagina un risparmiatore, inventato ma verosimile, che a trent’anni ha 20.000 euro da investire per la pensione e un orizzonte di trentacinque anni. Il mercato, ipotizziamo, rende il 6% l’anno in media. Lui decide di aspettare «un ribasso serio» prima di entrare. Il ribasso arriva, ma non gli sembra abbastanza serio; poi arriva la ripresa, e ora «è troppo alto». La tabella mostra cosa vale il suo capitale a sessantacinque anni a seconda di quanti anni ha passato ad aspettare, con la liquidità che nel frattempo rende zero.

Anni passati ad aspettareAnni investitiCapitale a 65 anniCosto dell’attesa
035circa 153.700 €–
233circa 136.800 €circa 16.900 €
530circa 114.900 €circa 38.800 €
1025circa 85.800 €circa 67.900 €
Ipotesi didattica: 6% annuo costante, nessun costo e nessuna tassa. Per «guadagnare» quei cinque anni di attesa, il ribasso evitato avrebbe dovuto valere più di un quarto del capitale finale.

Il conto da fare è questo: aspettare cinque anni per evitare un ipotetico -20% ha senso solo se quel -20% arriva davvero, subito dopo il tuo ingresso, e se poi riesci a rientrare sul minimo. Tre condizioni improbabili moltiplicate tra loro. Nel frattempo il costo dell’attesa è certo e cresce ogni anno. È il motivo per cui, come ho scritto in PAC o tutto subito, l’unica opzione che perde quasi sempre non è né il PAC né il PIC: è la liquidità in attesa.

Un test onesto per chi vuole fare timing comunque

So che una parte di chi legge non è convinta: «la statistica è la statistica, ma io il crollo lo sento arrivare». Non discuto la sensazione; propongo un test, che costa niente e dura un anno. Prendi un quaderno e, ogni volta che ti viene voglia di uscire dal mercato o di aspettare per entrare, scrivi la data, il livello dell’indice e la previsione, con una scadenza: «scende del 10% entro tre mesi». Nel frattempo il portafoglio vero resta investito secondo il piano. Dopo dodici mesi confronta: quante previsioni erano giuste, quante sbagliate, e soprattutto quanto avresti guadagnato o perso seguendole, contando anche i rientri mancati. Chi lo fa scopre in genere due cose: che le previsioni giuste sono meno della metà, e che quelle sbagliate costano più di quanto quelle giuste rendano, per l’asimmetria dei giorni migliori di cui ho parlato sopra.

Se dopo il test la voglia resta, c’è un modo per conviverci senza danni: il recinto. Una quota piccola e dichiarata del portafoglio, non più del 10%, con cui fare timing sul serio, con soldi veri, tenendo il diario. Il nucleo, il restante 90%, non si tocca mai per motivi di timing. È lo stesso principio che ho suggerito in azioni o ETF per chi vuole comprare titoli singoli: la passione va rispettata, ma va tenuta in un recinto dove, se sbaglia, non porta via il futuro. Nella mia esperienza il recinto si svuota da solo nel giro di un paio d’anni, non per divieto, ma per noia: fare timing è faticoso, e il quaderno, riletto, è un ottimo argomento contro sé stessi.

Quando rimandare ha senso davvero

Esiste un solo buon motivo per rimandare un investimento, e non ha niente a che vedere con il mercato: quando si ha una grossa spesa incombente e non ci si può permettere di rimanere investiti a lungo. L’anticipo per la casa tra due anni, un’auto, un matrimonio, un periodo di reddito incerto: quei soldi non vanno esposti ai mercati, come ho scritto in dove parcheggiare la liquidità, e non per il livello dei prezzi, ma per l’orizzonte. Lo stesso vale, ovviamente, per chi non ha ancora un fondo di emergenza o ha debiti cari da estinguere. In tutti questi casi non si sta «aspettando il momento giusto»: si sta rispettando l’ordine delle priorità.

Nella mia esperienza: ci ho provato, e ho smesso

Sì, ho provato a fare timing. Ho aspettato un momento che mi sembrava migliore, sono entrato, e non è andata male. Il problema è che, rifacendo i conti a mente fredda, non era andata meglio di quanto sarebbe andata entrando subito: il tempo perso ad aspettare aveva mangiato quasi tutto il vantaggio del prezzo migliore. E soprattutto avevo avuto fortuna, non ragione. Da allora la mia regola sul «quando» è una sola, e la ripeto a chiunque me lo chieda: ora è sempre il momento migliore. Non perché il mercato sia sempre a buon prezzo, ma perché il momento in cui ho i soldi, l’orizzonte e un portafoglio bilanciato è l’unico su cui ho il controllo. Il resto è del mercato.

Errori da evitare

  • Aspettare il crollo. Arriva sempre, ma non si sa quando, e spesso dopo un rialzo che vale più del crollo.
  • Uscire «per un po’» durante un ribasso. È il modo più sicuro per perdere i giorni migliori, che stanno proprio lì.
  • Legare l’ingresso alle notizie. Elezioni, guerre, tassi: c’è sempre un motivo per aspettare, e il mercato li ha già prezzati tutti.
  • Scambiare il timing per prudenza. La prudenza è un’allocazione adeguata, non la liquidità ferma.
  • Giudicare la decisione dal risultato del mese dopo. Entrare oggi e vedere un -5% a ottobre non è un errore; era dentro il piano.

Domande frequenti

E se investo oggi e domani c’è un crollo?

Se il portafoglio è bilanciato e l’orizzonte è lungo, il crollo è una parentesi e, per chi continua a versare, un’occasione. La domanda giusta non è «e se crolla domani» ma «e se non crolla per tre anni mentre aspetto».

Conviene aspettare che passino le elezioni, una guerra, una crisi?

I mercati hanno attraversato guerre, pandemie e crisi bancarie continuando a segnare nuovi massimi. Ogni evento sembra unico mentre lo si vive; per il mercato è uno dei tanti. Chi aspetta «tempi tranquilli» non entra mai, perché non esistono.

Devo vendere quando il mercato è sui massimi?

No: i massimi non sono un segnale di vendita, sono la normalità di un mercato che cresce. Si vende, in parte, solo quando il ribilanciamento lo richiede o quando l’obiettivo per cui si era investito è arrivato.

Un PAC risolve il problema del timing?

Lo scioglie dal punto di vista psicologico, perché toglie la domanda «è il momento giusto?» e la sostituisce con una data fissa ogni mese. Non aumenta il rendimento atteso, ma garantisce la cosa più importante: che si entri davvero.

Fonti e aggiornamenti

  • S&P Dow Jones Indices, serie storiche dell’S&P 500 (nuovi massimi, giorni migliori e peggiori): spglobal.com/spdji
  • Consob, educazione finanziaria, sezione sui comportamenti degli investitori e sul market timing: consob.it/web/investor-education
  • Banca d’Italia, «L’economia per tutti», schede sull’orizzonte temporale degli investimenti: economiapertutti.bancaditalia.it
  • Benjamin Graham, L’investitore intelligente, capitolo 8: le oscillazioni di mercato e il «signor Mercato».
  • Investopedia, voce «Market Timing»: investopedia.com

Ultimo aggiornamento: 23 settembre 2026 · Testo di Eros Benedetti, consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF. I dati storici sono ordini di grandezza e gli esempi hanno ipotesi semplificate: leggi le avvertenze.

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Immagine di Eros Benedetti

Eros Benedetti

Consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF (delibera n. 2616 del 27/11/2024). Scrivo guide e costruisco calcolatori per aiutarti a capire i soldi senza fretta e senza fregature.

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