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PAC o tutto subito? Cosa dicono i numeri su rate e investimento in un’unica soluzione

PAC o PIC? Cosa dice la statistica sull’investimento in un’unica soluzione, cosa dice la psicologia, un esempio su 60.000 euro e la regola per decidere.
PAC o tutto subito? Cosa dicono i numeri su rate e investimento in un’unica soluzione

In breve

  • Investire una somma tutta subito ha reso di più del piano a rate in circa due casi su tre, perché i mercati salgono più spesso di quanto scendano: il vantaggio è il tempo.
  • Il PAC parte più lento ma dà costanza e disciplina, e limita il rimpianto se il crollo arriva il mese dopo. Non è un’illusione: è un allenamento.
  • Se la tolleranza lo permette, tutto subito. Se non lo permette, una tabella di marcia breve. Aspettare «il momento giusto» è la sola opzione che perde quasi sempre.

PAC o PIC, piano di accumulo o investimento in un’unica soluzione: la domanda arriva sempre nello stesso momento, quando una somma importante compare all’improvviso. Un’eredità, una liquidazione, la vendita di una casa, un risparmio accumulato per anni sul conto. E arriva sempre con la stessa paura: «e se investo tutto e il mese dopo crolla?». A me è successo, e ho investito tutto subito; te lo racconto più avanti. In questo articolo metto in fila cosa dice la statistica, cosa dice la psicologia, due scenari per capire dove sta il rischio vero, un esempio su 60.000 euro e la regola che uso per decidere. Spoiler: la scelta peggiore non è né il PAC né il PIC.

Le due strade: PAC e PIC

Il PIC, piano di investimento del capitale, è l’investimento in un’unica soluzione: la somma entra sul mercato oggi, tutta. Il PAC, piano di accumulo del capitale, la spalma nel tempo: una rata al mese, o al trimestre, per un periodo definito. Attenzione a una confusione frequente: il PAC di cui parliamo qui è quello che si fa con una somma già disponibile, tenendo il resto in liquidità nell’attesa. Il PAC fatto con lo stipendio, cento o duecento euro al mese man mano che arrivano, non è una scelta alternativa a niente: è semplicemente l’unico modo di investire soldi che non hai ancora, e ne ho parlato in quanto investire ogni mese.

Cosa dice la statistica (e perché)

L’investimento immediato ha un vantaggio statistico cruciale: il tempo. I mercati azionari, nella storia, sono saliti in circa due anni su tre; ogni mese in cui una parte della somma resta in liquidità è un mese in cui, con probabilità maggiore di uno su due, quella parte perde un rialzo. Una somma investita subito rende quindi di più, in media. Gli studi sul tema, a partire da quelli accademici degli anni Settanta e Novanta fino alle analisi recenti dei grandi gestori sui mercati americani, europei e australiani, convergono su un numero: investire tutto subito ha battuto il piano a rate in circa il 65-70% dei periodi storici esaminati, con un vantaggio medio di un paio di punti percentuali sull’orizzonte di un anno.

Ma è anche vero che ti fa rischiare l’intero capitale da subito: nel restante 30-35% dei casi, quelli in cui il ribasso arriva poco dopo l’ingresso, il PAC fa meglio, e a volte molto meglio, perché compra le rate successive a prezzi più bassi. La statistica dice che il PIC è la scommessa migliore; non dice che è quella sicura. E soprattutto non dice nulla su quello che farai tu il giorno in cui vedrai la somma di una vita in rosso del 20%.

Cosa dice la psicologia

Il PAC inizia lentamente, ma ti dà quella sicurezza e quella costanza dalle quali è difficile slegarsi, anche dopo aver investito tutto il capitale in oggetto. È questo il suo valore vero: non un rendimento più alto, ma un’abitudine. Chi entra a rate impara a vedere i ribassi come mesi in cui la rata compra di più, invece che come catastrofi; e quando le rate finiscono, l’abitudine di restare investito è già formata. Il rimpianto, poi, è asimmetrico: perdere il 5% di rialzo perché si è entrati a rate brucia poco; vedere un -25% il mese dopo aver investito tutto brucia moltissimo, e spinge a vendere. La statistica misura i rendimenti, non i comportamenti; e i comportamenti, come ho scritto in rischio e volatilità, decidono più dei rendimenti.

Due scenari per capire dove sta il rischio vero

Immagina due risparmiatori, inventati ma credibili. Il primo riceve 60.000 euro e decide che «ora è troppo alto»: aspetterà un ribasso per entrare. Il ribasso arriva, del 10%, dopo otto mesi; ma a quel punto il mercato è comunque più alto di quando ha iniziato ad aspettare, e lui decide di attendere «il vero crollo». Tre anni dopo il mercato ha fatto il 30% e i suoi 60.000 euro sono ancora sul conto, meno l’inflazione. Non ha perso soldi: ha perso tre anni, e, cosa più grave, ha imparato ad aspettare.

La seconda investe tutto in un giorno di gennaio, con un portafoglio bilanciato. Nei dodici mesi successivi il mercato scende del 20%: il caso peggiore, quello che il primo temeva. Lei non vende, perché ha un fondo di emergenza e un piano scritto; due anni dopo il portafoglio è tornato in pari e poi ha superato il valore iniziale. Ha vissuto un anno pessimo e ha ottenuto, alla fine, quello che il mercato dà a chi resta. Il rischio vero non era nel PIC: era nel non avere un piano.

Un esempio con i numeri: 60.000 euro, tre modi, due mercati

Prendiamo 60.000 euro e tre modi di investirli: tutto subito; a rate in dodici mesi; a rate in trentasei mesi. La liquidità in attesa rende zero. Li mettiamo alla prova in due mercati immaginari su tre anni: uno che sale con regolarità dell’8% l’anno, e uno che crolla del 20% nel primo anno e poi recupera (+15% e +12%). Ipotesi didattiche, senza costi e tasse.

Modo di entrareMercato che sale (+8% l’anno)Mercato che crolla e recupera
Tutto subitocirca 75.600 €circa 61.800 €
PAC in 12 mesicirca 73.000 €circa 68.700 €
PAC in 36 mesicirca 67.600 €circa 68.000 €
Valore a tre anni. Nel mercato che sale il PIC vince nettamente; nel crollo immediato vince il PAC breve. Il PAC lungo perde in entrambi i casi, o quasi.

La tabella dice tre cose. Nel caso più frequente, un mercato che sale, il PIC guadagna 2.600 euro più del PAC a un anno e 8.000 più del PAC a tre. Nel caso meno frequente, un crollo subito dopo l’ingresso, il PAC a un anno fa meglio di quasi 7.000 euro. E il PAC lungo, quello che sembra più prudente, è la scelta peggiore o quasi in entrambi gli scenari: troppa liquidità ferma per troppo tempo. Se proprio si sceglie di entrare a rate, che siano poche.

Nella mia esperienza: un’eredità, tutta subito

Ho un’età in cui non è scontato diventare eredi, e mi è successo. In quel momento avevo il fondo di emergenza a posto ed ero già un investitore con un portafoglio avviato: ho deciso di investire l’intera somma applicandola a quel portafoglio, con le stesse proporzioni, nello stesso giorno. Nessuna rata, nessuna attesa del momento giusto. Avrei fatto lo stesso anche senza un portafoglio già attivo, perché la decisione non dipendeva dal mercato: dipendeva dal fatto che quei soldi avevano un orizzonte lungo, che la mia tolleranza era stata misurata su ribassi veri, e che tenerli fermi «per prudenza» avrebbe avuto un costo certo in cambio di una protezione incerta. È andata bene, ma non è questo il punto: sarebbe stata la decisione giusta anche se il mese dopo fosse arrivato un -20%.

Il compromesso, e la mia posizione

Se la somma è grande rispetto a quello che hai già investito e il pensiero di vederla subito in rosso ti toglie il sonno, il compromesso classico è una tabella di marcia breve: una parte subito, il resto in poche rate mensili, entro sei o al massimo dodici mesi, con le date scritte in anticipo e senza guardare il mercato. Rinunci a un po’ di rendimento atteso in cambio di un ingresso che riesci a reggere. La mia posizione, però, è chiara: se personalmente tollerato, tutto subito. Il compromesso serve a chi non tollera, non a chi cerca un modo elegante di aspettare.

E il PAC, allora, è disciplina o illusione di sicurezza? Il PAC è disciplina. È illusione solo quando diventa una scusa per tenere ferma per anni una somma che avrebbe dovuto lavorare, come ho scritto in dove parcheggiare la liquidità.

Se scegli le rate: la tabella di marcia e la liquidità in attesa

Chi opta per il compromesso deve trattarlo come un piano, non come una serie di decisioni. La tabella di marcia si scrive il primo giorno e non si tocca più: per esempio, metà della somma subito e il resto in sei rate mensili uguali, con le date già fissate sul calendario e, se l’intermediario lo permette, con gli ordini programmati. La regola più importante è quella che sembra più banale: le rate partono nella data prevista qualunque cosa faccia il mercato. Se il mercato è salito, la rata compra un po’ meno; se è sceso, un po’ di più. È tutto qui, ed è il motivo per cui il PAC è disciplina: toglie a chi lo fa la possibilità di ripensarci.

La liquidità in attesa, nel frattempo, non va lasciata sul conto corrente né messa in qualcosa che oscilla. Per pochi mesi va bene un conto deposito libero, come ho scritto in dove parcheggiare la liquidità: rende poco, ma è disponibile alle date delle rate senza sorprese. Due errori da evitare in questa fase: allungare le rate «perché il mercato è alto», che è timing travestito, e interrompere il piano dopo un ribasso, che è l’esatto contrario dello scopo per cui le rate esistono. Se dopo tre rate ti accorgi che avresti voluto investire tutto subito, è un ottimo segnale: la prossima volta, con la tolleranza cresciuta, potrai farlo.

Quando rimandare ha senso davvero

  • Non hai il fondo di emergenza. Una parte della somma va lì, prima di qualsiasi PAC o PIC.
  • Hai debiti cari. Estinguerli è il primo investimento, con rendimento certo.
  • Una parte serve entro cinque anni. Quella parte non entra nei mercati, né subito né a rate.
  • Non hai ancora un’allocazione decisa. Prima le proporzioni, come in asset allocation; poi il come entrare. Una settimana per decidere non è un’attesa, è un piano.

Domande frequenti

Il PAC riduce il rischio?

Riduce il rischio di aver comprato tutto nel giorno peggiore, e lo sostituisce con il rischio di aver tenuto ferma la liquidità nei giorni migliori. Alla fine delle rate il rischio del portafoglio è identico: lo decide l’allocazione, non il modo in cui sei entrato.

Quanto deve durare un PAC fatto con una somma già disponibile?

Poco: sei mesi, al massimo dodici. Oltre, la liquidità ferma costa più di quanto protegga, come mostra la tabella. E le date vanno fissate in anticipo, senza guardare i grafici.

E se investo tutto e il giorno dopo crolla?

Succede, ed è il motivo per cui prima di investire servono un fondo di emergenza, un orizzonte lungo e un piano scritto. Chi ha queste tre cose supera il crollo; chi non le ha lo subisce, sia che sia entrato in un giorno o in dodici mesi.

Il mercato oggi è «troppo alto» per entrare tutto subito?

I mercati azionari passano gran parte del tempo vicino ai massimi, perché salgono nel lungo periodo: «troppo alto» è stato detto in quasi ogni anno dell’ultimo secolo. La domanda utile non è se il mercato è alto, ma se il tuo orizzonte è lungo.

Fonti e aggiornamenti

  • George Constantinides, «A Note on the Suboptimality of Dollar-Cost Averaging as an Investment Policy», Journal of Financial and Quantitative Analysis, 1979.
  • Michael Rozeff, «Lump-Sum Investing versus Dollar-Averaging», The Journal of Portfolio Management, 1994: il confronto storico sui mercati americani.
  • Consob, educazione finanziaria, «Piani di accumulo e investimento in un’unica soluzione»: consob.it/web/investor-education
  • Banca d’Italia, «L’economia per tutti», schede sul risparmio programmato: economiapertutti.bancaditalia.it
  • Investopedia, voce «Dollar-Cost Averaging»: investopedia.com

Ultimo aggiornamento: 20 settembre 2026 · Testo di Eros Benedetti, consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF. Gli scenari sono esempi didattici con ipotesi semplificate: leggi le avvertenze.

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Immagine di Eros Benedetti

Eros Benedetti

Consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF (delibera n. 2616 del 27/11/2024). Scrivo guide e costruisco calcolatori per aiutarti a capire i soldi senza fretta e senza fregature.

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