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Riscatto della laurea: conviene davvero? Costi e casi

Il riscatto della laurea conviene a chi è vicino alla pensione; a chi ha vent’anni di lavoro davanti spesso no. Costi, deduzione e numeri INPS.
Riscatto della laurea: conviene davvero? Costi e casi

In breve

  • Il riscatto della laurea conviene soprattutto a chi è vicino alla pensione e con quegli anni esce prima; a chi si è appena laureato conviene meno, perché ha decenni per far crescere la stessa cifra altrove.
  • Nel 2026 il riscatto agevolato costa 6.206,64 euro per ogni anno di corso, anche in 120 rate mensili senza interessi, ed è interamente deducibile dal reddito.
  • Ogni anno riscattato in forma agevolata vale circa 348 euro lordi l’anno di pensione a 67 anni; il vantaggio più grande però è il tempo: gli anni riscattati avvicinano i requisiti di uscita.

Il riscatto della laurea conviene o no? Me lo sono chiesto anch’io, da laureando, e per il mio percorso preferisco investire la stessa somma. La mia risposta però vale per me, che ho decenni di lavoro davanti: un collega vicino alla pensione ha fatto la scelta opposta, e ha fatto bene. «Conviene» dipende da tre numeri: quanti anni ti mancano, quanto costa il riscatto e cosa faresti con quei soldi nel frattempo. In questo articolo spiego quanto costa il riscatto ordinario e quello agevolato, cosa cambia sulla pensione, a chi non conviene, e metto in fila i numeri di un esempio con il confronto con la stessa cifra investita.

Riscatto della laurea: conviene davvero?

Probabilmente sì, se alla pensione manca poco e gli anni di laurea ti servono per raggiungere prima i requisiti. È da valutare con attenzione, invece, se ti sei appena laureato: con venti o trent’anni davanti, la stessa somma investita potrebbe darti di più, anche se nessun rendimento è garantito. Contano gli anni che mancano, il costo e l’alternativa.

Partiamo da cosa si compra. Il riscatto della laurea (decreto legislativo 184 del 1997, articolo 2) trasforma gli anni di durata legale del corso di studi in anni di contributi: triennale, magistrale, vecchio ordinamento, specializzazione, dottorato. Gli anni fuori corso non si riscattano, serve il titolo, e si può riscattare anche solo una parte del corso.

Quegli anni valgono due cose: il diritto alla pensione, perché si sommano all’anzianità contributiva e avvicinano i requisiti di uscita, e la misura dell’assegno, perché l’importo pagato entra nel montante contributivo. Sono contributi «da riscatto», pagati di tasca propria, non figurativi: è il primo equivoco da togliere di mezzo.

Riscatto ordinario e agevolato: quanto costa e chi può chiederlo

Esistono due modi di pagare: il riscatto ordinario si calcola sullo stipendio, quello agevolato su una base fissa uguale per tutti. Entrambi si pagano in unica soluzione o in un massimo di 120 rate mensili senza interessi, con domanda telematica sul portale INPS o tramite un patronato.

Riscatto agevolato: requisiti e costo per ogni anno

Il riscatto agevolato (decreto legge 4 del 2019, articolo 20) costa, per ogni anno di corso, il 33 % del minimale di reddito degli artigiani e dei commercianti: nel 2026 il minimale è 18.808 euro (circolare INPS 14 del 9 febbraio 2026), quindi l’onere è 6.206,64 euro per anno, circa 52 euro al mese in 120 rate. La cifra sale ogni anno con il minimale: era 5.264,49 euro nel 2021 e 6.123,15 nel 2025.

I requisiti: vale solo per i periodi nel sistema contributivo, cioè dal 1° gennaio 1996 in poi; chi ha studiato prima può usarlo solo accettando il calcolo interamente contributivo della pensione, scelta da pesare con un patronato perché tocca tutto l’assegno. Si può chiedere anche da inoccupati, prima di aver iniziato a lavorare: se il laureato è a carico di un genitore, la detrazione del 19 % spetta al genitore.

Riscatto ordinario: il 33 % dello stipendio per ogni anno

Nel contributivo il riscatto ordinario costa, per ogni anno di corso, l’aliquota contributiva del 33 % applicata alla retribuzione degli ultimi dodici mesi: con uno stipendio lordo di 30.000 euro sono 9.900 euro per anno. Per i periodi prima del 1996 si paga invece la «riserva matematica», che dipende da età, sesso, anzianità e retribuzioni: importi in genere molto più alti, da simulare caso per caso. L’agevolato costa meno perché la base è il minimale, non lo stipendio vero: in cambio aggiunge al montante una cifra più piccola e vale meno sull’assegno, mentre sugli anni utili per il diritto i due riscatti sono identici.

Il costo vero è più basso, perché l’onere è deducibile per intero dal reddito complessivo (articolo 10 del TUIR). Su 6.206,64 euro, chi è nello scaglione del 33 % (redditi tra 28.001 e 50.000 euro) paga in linea di massima circa 2.048 euro di IRPEF in meno, chi è al 43 % circa 2.669, chi è al 23 % circa 1.428, addizionali escluse; per il conto preciso serve il CAF o il commercialista. E no, alla data di pubblicazione non esiste un riscatto «gratuito»: le regole prevedono sempre un onere.

Cosa cambia sulla pensione: anni, età e assegno

Il primo effetto è sul calendario. Gli anni riscattati valgono per tutti i requisiti: i 20 anni minimi della pensione di vecchiaia a 67 anni; i 42 anni e 10 mesi della pensione anticipata (41 e 10 mesi per le donne, un mese in più dal 2027); e, per chi ha iniziato a lavorare dal 1996, i 20 anni della pensione anticipata contributiva a 64 anni, che richiede però un assegno almeno pari a tre volte l’assegno sociale. Tre anni riscattati sono tre anni in meno di lavoro per arrivare alla soglia.

Il secondo effetto è sull’assegno, e i numeri sono più piccoli di quanto molti si aspettano. Nel contributivo la pensione annua lorda è il montante moltiplicato per il coefficiente di trasformazione dell’età di uscita: 5,608 % a 67 anni, 5,088 % a 64. Un anno riscattato in forma agevolata mette nel montante 6.206,64 euro: a 67 anni sono circa 348 euro lordi l’anno, 27 euro al mese su tredici mensilità; a 64 anni circa 316. Con il riscatto ordinario su 30.000 euro di stipendio il montante cresce di 9.900 euro per anno e la pensione di circa 555 euro lordi l’anno.

Il rapporto tra quanto paghi e quanto ricevi è lo stesso, circa il 5,6 % lordo l’anno a 67 anni: l’agevolato costa meno perché vale meno. A favore del riscatto giocano due cose che questi conti non mostrano: il montante si rivaluta ogni anno con la crescita del PIL nominale, e la rendita è vitalizia. Come si passa dal montante all’assegno lo racconto in quanto prenderai di pensione; per il tuo caso c’è il simulatore INPS «La mia pensione futura».

Un esempio con i numeri: costo, deduzione e pensione in più

Un caso didattico, con ipotesi dichiarate: un laureato di trent’anni con una triennale e uno stipendio lordo di circa 35.000 euro, che dopo i contributi lascia un imponibile sopra i 28.000 euro, quindi aliquota del 33 %, pagando in 120 rate per restare in quello scaglione. Vediamo cosa succede riscattando in forma agevolata uno, tre o cinque anni, e cosa succederebbe investendo la stessa cifra netta per vent’anni a un rendimento ipotetico del 5 % l’anno, che non è una previsione.

Anni riscattatiOnere lordo (rata su 120 mesi)Costo netto con deduzione al 33 %Pensione lorda in più l’anno a 67 anniStessa cifra netta investita 20 anni al 5 %
1 anno6.206,64 € (51,72 € al mese)circa 4.160 €circa 348 €circa 11.000 €
3 anni (triennale)18.619,92 € (155,17 € al mese)circa 12.480 €circa 1.040 €circa 33.100 €
5 anni (triennale e magistrale)31.033,20 € (258,61 € al mese)circa 20.790 €circa 1.740 €circa 55.200 €
Ipotesi didattiche: onere agevolato 2026 di 6.206,64 euro per anno; deduzione IRPEF con aliquota marginale del 33 %, addizionali escluse; coefficiente di trasformazione a 67 anni (5,608 %) senza rivalutazione del montante; investimento al 5 % l’anno per 20 anni, al lordo di tasse e costi, che non è una previsione.

Leggo la tabella così. Tre anni riscattati costano, al netto della deduzione, circa 12.480 euro e rendono circa 1.040 euro lordi l’anno: in termini lordi il capitale torna indietro in una dozzina di anni di pensione, un po’ di più contando le tasse sull’assegno; in cambio la rendita dura tutta la vita e si rivaluta. La stessa cifra investita per vent’anni al 5 % diventerebbe circa 33.100 euro, ma al 3 % circa 22.500: nessuno garantisce il rendimento, e sui guadagni si pagano il 26 % di imposte. Per chi ha vent’anni davanti il confronto è aperto; per chi ne ha cinque no, perché l’interesse composto non fa in tempo a lavorare e i tre anni servono a uscire prima.

A chi non conviene riscattare la laurea?

Nessuno può dirti «conviene sempre» o «non conviene mai», ma ci sono profili per cui i numeri non girano da soli.

  • Chi si è appena laureato e ha vent’anni o più di lavoro davanti. La stessa cifra ha tempo per crescere altrove, e la domanda si può presentare anche più avanti, sapendo che l’onere sale ogni anno con il minimale.
  • Chi ha un reddito basso o non ce l’ha ancora. La deduzione vale il 23 % o, da inoccupato a carico, solo la detrazione del 19 % al genitore: il costo netto resta vicino a quello lordo.
  • Chi ha studiato prima del 1996 e non vuole passare al contributivo. La riserva matematica costa spesso molto di più, e l’agevolato richiede di rinunciare al calcolo retributivo.
  • Chi con quegli anni non anticipa nulla. Se uscirai comunque a 67 anni con ben più di 20 anni di contributi, il riscatto ti dà solo l’assegno in più: il confronto con le alternative va fatto sul serio.

Cosa fare al posto del riscatto, o insieme? Le alternative sono due e non si escludono. Il fondo pensione: contributi deducibili fino a 5.300 euro l’anno nel 2026 e prestazione finale tassata dal 15 % al 9 %; come sceglierlo lo spiego in quale fondo pensione scegliere. Un piano di accumulo in ETF: più flessibile ma senza vantaggi fiscali in entrata, messo a confronto con la previdenza integrativa in fondo pensione o ETF. La mia regola di massima: investire la stessa cifra se hai almeno altri vent’anni di lavoro davanti; riscattare se hai già un buon capitale investito e ti manca poco alla pensione.

Nella mia esperienza: la mia scelta e quella di un collega

Io ci ho pensato, perché mi sto laureando. Preferisco investire la somma del riscatto: ho fatto la simulazione INPS e la pensione, per me, è lontana decenni; su un orizzonte così lungo l’interesse composto è un alleato più forte di 348 euro lordi l’anno per anno riscattato. È la mia scelta, non un consiglio: se il piano andasse peggio del previsto, il riscatto resterà possibile anche dopo, a un prezzo più alto.

Un collega, invece, ha riscattato gli anni di laurea per andare prima in pensione: lo ha fatto quando gli mancava già poco. Secondo me ha fatto una buona scelta, e non se n’è pentito. A chi dice «tanto in pensione non ci andrò mai» rispondo che il tempo scorre velocemente per tutti, e che conviene usare ogni mezzo per costruirci una pensione dignitosa e avere abbastanza tempo per godercela.

Errori da evitare

  • Decidere senza una simulazione. Il simulatore INPS ti dice quando andresti in pensione con e senza gli anni riscattati: è quel numero, non l’onere, a decidere se il riscatto ha senso.
  • Guardare il prezzo e non gli anni che mancano. Lo stesso riscatto vale poco a trent’anni e moltissimo a sessanta, quando tre anni di contributi sono tre anni di lavoro in meno.
  • Confondere riscatto e contributi figurativi. I figurativi sono accreditati senza pagare per periodi come malattia, maternità o disoccupazione; gli anni di laurea si pagano, sempre.
  • Aspettare che diventi gratuito. Ogni anno di attesa l’onere agevolato cresce con il minimale, da 5.264,49 euro nel 2021 a 6.206,64 nel 2026: chi ha già deciso non guadagna niente a rimandare.

Domande frequenti

Quanto incide il riscatto laurea sulla pensione?

In due modi. Sull’assegno: ogni anno riscattato in forma agevolata aggiunge circa 348 euro lordi l’anno alla pensione calcolata a 67 anni, circa 555 con il riscatto ordinario su 30.000 euro di stipendio. Sul calendario: gli anni contano per i requisiti di uscita, ed è questo il vantaggio più grande per chi è vicino alla pensione anticipata.

Gli anni di laurea riscattati sono considerati contributi figurativi?

No. Sono contributi «da riscatto», pagati da chi presenta la domanda, e valgono sia per il diritto sia per la misura della pensione. I figurativi sono un’altra cosa: vengono accreditati senza versamento per periodi come maternità, malattia o disoccupazione indennizzata.

Quando conviene riscattare gli anni di laurea?

Quando gli anni riscattati ti fanno raggiungere prima un requisito, di solito i 42 anni e 10 mesi della pensione anticipata, e quando alla pensione manca poco, così il capitale non avrebbe tempo per crescere altrove. Aiuta anche un reddito nello scaglione del 33 % o del 43 %, perché la deduzione abbassa il costo netto.

Chi ha riscattato la laurea andrà in pensione più tardi?

No, semmai prima o alla stessa data. Il riscatto aggiunge anni di contributi: non sposta l’età della pensione di vecchiaia, che resta 67 anni (67 e un mese dal 2027), ma avvicina la pensione anticipata. Nel peggiore dei casi la data non cambia e aumenta solo l’assegno.

Riscatto laurea: quanto costa e si può pagare a rate?

Nel 2026 l’agevolato costa 6.206,64 euro per ogni anno di corso; l’ordinario nel contributivo il 33 % della retribuzione degli ultimi dodici mesi, quindi 9.900 euro per anno con 30.000 euro di stipendio. Si paga in unica soluzione o fino a 120 rate mensili senza interessi, ed è deducibile dal reddito.

Qual è la scelta migliore tra riscattare la laurea e un fondo pensione?

Dipende dagli anni che mancano. Il fondo pensione è flessibile, deducibile fino a 5.300 euro l’anno e tassato alla fine tra il 15 % e il 9 %, ma non aggiunge anni di contributi. Il riscatto aggiunge anni e una rendita vitalizia. Con vent’anni davanti io preferisco investire; con pochi anni davanti gli anni riscattati valgono più del rendimento.

Fonti e aggiornamenti

  • Normattiva, decreto legislativo 184/1997, articolo 2: periodi riscattabili, effetti e pagamento in 120 rate: normattiva.it
  • Normattiva, decreto legge 4/2019, articolo 20: riscatto agevolato sul minimale degli artigiani e commercianti: normattiva.it
  • INPS, Circolare n. 14 del 9 febbraio 2026: minimale 2026 di 18.808 euro (onere agevolato 6.206,64 euro per anno): inps.it
  • Ministero del Lavoro, decreto direttoriale 20 novembre 2024: coefficienti di trasformazione 2025-2026: lavoro.gov.it
  • INPS, «Pensioni: requisiti aggiornati per il 2027 e il 2028»: requisiti di vecchiaia e anticipata: inps.it
  • Normattiva, TUIR, articolo 10: deducibilità dei contributi previdenziali e del riscatto: normattiva.it

Ultimo aggiornamento: 2 novembre 2026 · Testo di Eros Benedetti, consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF. Aliquote, limiti e regole sono quelli in vigore alla data di pubblicazione; gli esempi sono didattici: leggi le avvertenze.

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Immagine di Eros Benedetti

Eros Benedetti

Consulente finanziario iscritto all’Albo unico OCF (delibera n. 2616 del 27/11/2024). Scrivo guide e costruisco calcolatori per aiutarti a capire i soldi senza fretta e senza fregature.

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